sabato 28 giugno 2003

Lunedì: ultimo esame della sessione estiva...



Filosofia morale


(Filosofia della Conoscenza e della Comunicazione)


Prof. Sandro Mancini


PROGRAMMA a.a. 2002/2003


Argomento del corso


Dal "sogno di una cosa" alla critica dell'economia politica: la filosofia della prassi di Karl Marx


 


 I Modulo:  Inquadramento critico del pensiero marxiano, enucleazioni delle sue fonti filosofiche, analisi degli scritti giovanili


 II Modulo: I cardini teorici della critica dell'economia politica


 III Modulo: Il primo libro de Il capitale


 Testi


I Modulo


1) K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, pagg. 69-188.


2) ID., Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, in K. Marx, La questione ebraica, Editori Riuniti, pagg. 91-110.


3) 5) ID., Tesi su Feuerbach.


4) K. Marx - F. Engels, L'ideologia tedesca (Prefazione e Sezione I: Feuerbach, Editori Riuniti, pagg. 3-70. Il testo della prima sezione è stato pubblicato dal medesimo editore, col titolo redazionale La concezione materialistica della storia).


 II Modulo


1) K. Marx, Per la critica dell'economia politica,  Prefazione, Editori Riuniti, pagg. 4-8.


2) ID., Salario, prezzo, profitto, Editori Riuniti, pagg. 6-14, 55-114.


3) ID., Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica (Grundrisse), La Nuova Italia oppure Einaudi. Brani scelti dai quaderni M, I, II, III, IV, VI, VII (Nell'edizione La Nuova Italia: vol. I, pagg. 3-40, 96-120, 223-275, 277-299; vol. II, pagg. 59-94, 387-411, 454-473).


III Modulo


1) K. Marx, Il Capitale, Libro I, Editori Riuniti:


- Prefazione alla I edizione e Poscritto alla II edizione, pagg. 31-45;


- Prima sezione: cap. 1, pagg. 67-115; cap. 2, pagg. 117-125; cap. 3, pagg. 127-177;


- Seconda Sezione: cap. 4, 179-209;


- Terza Sezione: cap. 5, pagg. 211-232;


- Quarta Sezione (intera), pagg. 351-553.


 


Letture introduttive opzionali


Oltre alla lettura del Manifesto del partito comunista, per un primo approccio al pensiero marxiano si consiglia la lettura della Introduzione a Marx di Bedeschi, nella collana arancione "I filosofi" di Laterza. Per un inquadramento più analitico si consiglia la lettura del primo volume della Storia del marxismo, Il marxismo ai tempi di Marx, (in particolare pagg. 5-153: i saggi di Hobsbawm, Mclellan, Vilar, Dobb). 

Lunedì: ultimo esame della sessione estiva...



Filosofia morale


(Filosofia della Conoscenza e della Comunicazione)


Prof. Sandro Mancini


PROGRAMMA a.a. 2002/2003


Argomento del corso


Dal "sogno di una cosa" alla critica dell'economia politica: la filosofia della prassi di Karl Marx


 


 I Modulo:  Inquadramento critico del pensiero marxiano, enucleazioni delle sue fonti filosofiche, analisi degli scritti giovanili


 II Modulo: I cardini teorici della critica dell'economia politica


 III Modulo: Il primo libro de Il capitale


 Testi


I Modulo


1) K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, pagg. 69-188.


2) ID., Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, in K. Marx, La questione ebraica, Editori Riuniti, pagg. 91-110.


3) 5) ID., Tesi su Feuerbach.


4) K. Marx - F. Engels, L'ideologia tedesca (Prefazione e Sezione I: Feuerbach, Editori Riuniti, pagg. 3-70. Il testo della prima sezione è stato pubblicato dal medesimo editore, col titolo redazionale La concezione materialistica della storia).


 II Modulo


1) K. Marx, Per la critica dell'economia politica,  Prefazione, Editori Riuniti, pagg. 4-8.


2) ID., Salario, prezzo, profitto, Editori Riuniti, pagg. 6-14, 55-114.


3) ID., Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica (Grundrisse), La Nuova Italia oppure Einaudi. Brani scelti dai quaderni M, I, II, III, IV, VI, VII (Nell'edizione La Nuova Italia: vol. I, pagg. 3-40, 96-120, 223-275, 277-299; vol. II, pagg. 59-94, 387-411, 454-473).


III Modulo


1) K. Marx, Il Capitale, Libro I, Editori Riuniti:


- Prefazione alla I edizione e Poscritto alla II edizione, pagg. 31-45;


- Prima sezione: cap. 1, pagg. 67-115; cap. 2, pagg. 117-125; cap. 3, pagg. 127-177;


- Seconda Sezione: cap. 4, 179-209;


- Terza Sezione: cap. 5, pagg. 211-232;


- Quarta Sezione (intera), pagg. 351-553.


 


Letture introduttive opzionali


Oltre alla lettura del Manifesto del partito comunista, per un primo approccio al pensiero marxiano si consiglia la lettura della Introduzione a Marx di Bedeschi, nella collana arancione "I filosofi" di Laterza. Per un inquadramento più analitico si consiglia la lettura del primo volume della Storia del marxismo, Il marxismo ai tempi di Marx, (in particolare pagg. 5-153: i saggi di Hobsbawm, Mclellan, Vilar, Dobb). 

giovedì 26 giugno 2003

Fino al 1982 la mafia non esisteva per la legge. Erano stati uccisi a decine tra magistrati, giornalisti, forze dell'ordine e uomini politici. Ma le sentenze, quando e se arrivavano erano sempre uguali: assoluzione per insufficienza di prove.

Dopo la metà degli anni ottanta un piccolo gruppo di magistrati e poliziotti riuscì ad assestare colpi durissimi all'organizzazione criminale, mettendo a punto leggi importanti come quelle sui pentiti e sulla confisca dei patrimoni mafiosi.

Sono morti quasi tutti anche loro per il loro coraggio e la loro determinazione.

Lo Stato risponde con impegno e con durezza, vara la legge che prevede con l'art. 41/bis il carcere duro per i mafiosi. La mafia ancora una volta reagisce con la strategia stragista nel '93.

Da allora fino ad oggi l'Italia della mafia ha vissuto e vive una fase di calma apparente.

E ora, proprio ora, è il momento di porsi interrogativi, di sollevare dubbi e soprattutto è importante non dimenticare.


BLU NOTTE - MISTERI ITALIANI

"La mattanza"
Dai silenzi sulla mafia al silenzio della mafia

Fino al 1982 la mafia non esisteva per la legge. Erano stati uccisi a decine tra magistrati, giornalisti, forze dell'ordine e uomini politici. Ma le sentenze, quando e se arrivavano erano sempre uguali: assoluzione per insufficienza di prove.

Dopo la metà degli anni ottanta un piccolo gruppo di magistrati e poliziotti riuscì ad assestare colpi durissimi all'organizzazione criminale, mettendo a punto leggi importanti come quelle sui pentiti e sulla confisca dei patrimoni mafiosi.

Sono morti quasi tutti anche loro per il loro coraggio e la loro determinazione.

Lo Stato risponde con impegno e con durezza, vara la legge che prevede con l'art. 41/bis il carcere duro per i mafiosi. La mafia ancora una volta reagisce con la strategia stragista nel '93.

Da allora fino ad oggi l'Italia della mafia ha vissuto e vive una fase di calma apparente.

E ora, proprio ora, è il momento di porsi interrogativi, di sollevare dubbi e soprattutto è importante non dimenticare.


BLU NOTTE - MISTERI ITALIANI

"La mattanza"
Dai silenzi sulla mafia al silenzio della mafia

mercoledì 25 giugno 2003

Il tempo delle ICS


Mi hanno detto che fare una ics nei numeri del calendario denota un pessimismo radicato. Sarò pure pessimista ma io ne faccio una piccola piccola col blu della punta scalpello-indelebile-scrive su tutto del tratto MARKER. Lo faccio da quando avevo nove anni. Ho iniziato quindici giorni prima del mio decimo compleanno. Me l’aveva consigliato mia madre, forse per tenere a freno la frenesia che m’aveva preso: bruciavo dalla voglia di avere un’età a due cifre, un’età da “grande” . Sarei stato abbastanza grande da tenere anch’io il telecomando, bè, chiaro, se non c’era nessuno più grande di me nei paraggi del televisore del salotto. Poi ho continuato con tutte quelle ics, così, per accorciare i giorni che mi separavano dalle vacanze sparpagliate negli otto mesi di scuola. E mia madre mi ha sempre detto che s’impara sempre qualcosa di nuovo ogni giorno: quindi quelle ics erano buone pure per tenere il conto di tutte le cose nuove che sapevo. Mi bastava sfogliare al contrario i fogli del calendario di Topolino e Pluto per contare quante cose nuove sapevo, ed erano tante…


Di sicuro il concetto di TEMPO l’ho cominciato a capire proprio con le mie ics blu, di sicuro non mi prendevo un benino piccolo piccolo nella ricerca che la maestra m’aveva dato per le vacanze. Il titolo era chiaro: IL TEMPO. E io avevo passato tutte le vacanze a riempirmi gli occhi e la testa con i cartoni dell’Uomo Tigre e di He-man. Lo facevo per equilibrare tutte quelle sdolcinatezze (forse a quei tempi nemmeno la sapevo sta parola) che mi faceva obbligatoriamente assorbire mia sorella. A otto anni e mezzo sapevo tutto di Candy Candy e della casa di Pony, potevo ripetere a memoria il giorno di pioggia che Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso e la mitologia non aveva segreti per merito di poro-poro-Pollon combinaguai… Ai tempi non pensavo che erano cartoni da “finocchi”, il finocchio per me era solo quell’ortaggio che mia madre metteva nell’insalata e che serviva per non ruttare lo sfingione di Natale. Che finocchio voleva dire omosessuale l’ ho capito solo a tredici anni in una PAUSA_CESSO, il Grande Francesco Paolo le chiamava così le ricreazioni. Le chiamava Così perché andava sempre a cacare all’intervallo e, dato che era già lì, si fumava o almeno provava a fumarsi le sigarette che rubava dal pacchetto di sua madre. Se ti comportavi bene e non facevi commenti sulle puzze di Francesco Paolo, potevi aspettare dietro la porta del cesso e il Grande in cambio di consistenti parti della tua merenda ti illustrava le meraviglie del SESSO. Sì, Francesco Paolo era un esperto, almeno in teoria. Aveva due sorelle adolescenti per casa, due casi clinici per i suoi attenti occhi e, ogni volta che andava a buttare l’ immondizia, si teneva per sé le copie di Cioè e di Ragazze al Top che le sue sorelle avevano letto e riletto. Lui passava i suoi pomeriggi a catalogare gli articoli tra una partita e l’altra di Super Mario, li raccoglieva in una carpetta dove aveva scritto Top Sicret, come aveva visto in qualche telefilm poliziesco. Poi ci rivendeva quella sapienza per mezza ciambella Mister Day o per quattro Ringo al cioccolato (quelli alla vaniglia non gli piacevano). Io avevo una sorella, quindi avevo già capito tutta la trafila degli assorbenti e del nervosismo pre-mestruale. Certo, non capivo bene dove fosse l’uovo in tutto quel casino che faceva Simona in bagno. Ma era uno di quei dubbi che mi tenevo per me, penso che mio padre ne sapesse meno di me e non volevo farlo sentire impreparato e con mia madre mi vergognavo troppo. Avevo solo capito che le galline avevano tutti i giorni il loro ciclo. Io volevo solo vedere l’uovo di mia sorella, mica volevo una ferrari fuori serie o un calendario con le tette di fuori… ma pensavo solo che mia sorella era molto più grande di una gallina e che quindi il suo uovo poteva bastare per almeno quattro frittate… solo una sbirciata. Francesco Paolo per mezza pizzetta e un succo di pera mi aveva detto tutto sugli “invertiti”. Io c’ero rimasto un po’ perplesso e lui per farmi capire meglio il concetto aveva detto che dipendeva tutto da come si mescolavano l’ uovo della femmina e lo SPERMA – lo diceva proprio così, tutto maiuscolo- del padre. Qualcosa andava storto nella “lambada orizzontale” – questa di scuro l’aveva presa da suo padre e gli piaceva sempre un sacco metterla nelle sue lezioni -, per sbaglio nasceva una femmina nel corpo di un maschio, gli mancava il concetto di lesbica… bè, si vede che Francesco Paolo non era poi così grande… Io ero ancora più perplesso, pensavo a quella povera femmina e all’unico posto possibile da dove poteva uscire il suo uovo in un corpo maschile… Mi diceva che avrebbe aggiunto altri particolari alla prossima PAUSA_CESSO e, dato che la sua risposta era incompleta, lui, salomonicamente mi aveva ridato il cozzo mezzo mangiucchiato della pizzetta e il fondo del succo di pera: era Grande e Giusto Francesco Paolo. Mi aveva salutato aggiungendo qualcosa mentre pisciavamo negli orinatoi a parete – erano accanto ma tutte e due guardavamo in alto, mica eravamo due di  “quelli” -, aveva aggiunto che “loro” si riconoscono” facilmente dai loro gusti televisivi: “loro” preferivano quelle cose smielate come Kiss me Licia, Lady Oscar, Haidi… Cavolo, c’ero rimasto male, molto male. Non l’ avrei detto manco se mi strappavano tutt’e dieci le dita delle mani con una tenaglia arrugginita e rovente, ma a me quelle storie mi sembravano belle, più reali dell’Uomo Tigre e di He-man. Dico: nessuno che si accorgeva che quando spariva Naoto c’era Tigre e viceversa? Nessuno vedeva  che He-man era il Principe Adam in mutande con i pettorali lucidi di auto-abbronzante?


Mi sono lasciato un po’ prendere la mano, ritorniamo a quella famosa ricerca… Avevo visto cartoni sino al giorno prima dell’ultimo giorno di vacanza e, come sempre, l’ultimo giorno io e mia sorella avremmo passato la notte per fare tutti i compiti del diario. Io avevo solo una decina di problemi sull’ area del pentagono e dell’esagono e quella ricerca sul Tempo. Mia madre aveva già preso il sesto volume dell’enciclopedia dalla copertina verde marcio: dalla esse alla Zeta più le tavole a colori. S’era letta tutta la definizione di Tempo e poi, come sapeva fare solo lei, aveva messo due ics rosse all’inizio e alla fine di quello che io dovevo copiare in calligrafia sul mio quadernone dei Puffi. Avevo scritto in alto IL TEMPO e poi avevo iniziato. Mia madre aveva interpretato quella ricerca come Tempo-da-orologio e aveva sintetizzato tutti i progressi dell’uomo: dall’ombra del primo bastoncino di legno conficcato nella sabbia all’orologio atomico che spaccava il milionesimo di nanosecondo. Dopo che avevo finito avevo sei facciate piene piene e un dolore alla mano destra dove poi mi sarebbero spuntati due bei calletti. Arrivo l’indomani a scuola, pettinato e in perfetto ordine. La Maestra passa tra i banchi e ci da un bacetto lieve lieve sulla guancia, uno per uno. Legge i quadernoni con la sua matita bicolore tra le dita. È il mio turno, già penso al Bravissimo bello grande che mi riempirà almeno mezza pagina… Lei legge forse appena tredici o quattordici righe e gira la matita dalla parte cattiva del blu, con me non l’aveva mai fatto. Penso che ci sarà una doppia sbagliata o una divisione in sillabe errata, no. Lei fa una ics gigantesca in tutti e sei i fogli, sei croci bluastre e mi guarda scontentissima, manco le avessi chiesto del suo uovo o se mi avesse beccato mentre le sbirciavo le gambe sotto la cattedra. Mi dice che sono andato TOTALMENTE FUORI-TRACCIA, lei con il TEMPO intendeva il TEMPO-da-calendario, dalla riforma di Cesare all’anno bisestile.


Il Tempo mi aveva fregato, per la prima volta avevo portato a casa un benino piccolo piccolo e solo perché ero io, ad un altro la Maestra avrebbe messo uno Scarso gigantesco.


Da allora ho capito che il Tempo mi avrebbe sempre fregato, potevo pure fare un miliardo di ics nel calendario ma, alla fine, vince sempre Lui. E il pessimismo radicato non c’entra un cavolo.

Il tempo delle ICS


Mi hanno detto che fare una ics nei numeri del calendario denota un pessimismo radicato. Sarò pure pessimista ma io ne faccio una piccola piccola col blu della punta scalpello-indelebile-scrive su tutto del tratto MARKER. Lo faccio da quando avevo nove anni. Ho iniziato quindici giorni prima del mio decimo compleanno. Me l’aveva consigliato mia madre, forse per tenere a freno la frenesia che m’aveva preso: bruciavo dalla voglia di avere un’età a due cifre, un’età da “grande” . Sarei stato abbastanza grande da tenere anch’io il telecomando, bè, chiaro, se non c’era nessuno più grande di me nei paraggi del televisore del salotto. Poi ho continuato con tutte quelle ics, così, per accorciare i giorni che mi separavano dalle vacanze sparpagliate negli otto mesi di scuola. E mia madre mi ha sempre detto che s’impara sempre qualcosa di nuovo ogni giorno: quindi quelle ics erano buone pure per tenere il conto di tutte le cose nuove che sapevo. Mi bastava sfogliare al contrario i fogli del calendario di Topolino e Pluto per contare quante cose nuove sapevo, ed erano tante…


Di sicuro il concetto di TEMPO l’ho cominciato a capire proprio con le mie ics blu, di sicuro non mi prendevo un benino piccolo piccolo nella ricerca che la maestra m’aveva dato per le vacanze. Il titolo era chiaro: IL TEMPO. E io avevo passato tutte le vacanze a riempirmi gli occhi e la testa con i cartoni dell’Uomo Tigre e di He-man. Lo facevo per equilibrare tutte quelle sdolcinatezze (forse a quei tempi nemmeno la sapevo sta parola) che mi faceva obbligatoriamente assorbire mia sorella. A otto anni e mezzo sapevo tutto di Candy Candy e della casa di Pony, potevo ripetere a memoria il giorno di pioggia che Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso e la mitologia non aveva segreti per merito di poro-poro-Pollon combinaguai… Ai tempi non pensavo che erano cartoni da “finocchi”, il finocchio per me era solo quell’ortaggio che mia madre metteva nell’insalata e che serviva per non ruttare lo sfingione di Natale. Che finocchio voleva dire omosessuale l’ ho capito solo a tredici anni in una PAUSA_CESSO, il Grande Francesco Paolo le chiamava così le ricreazioni. Le chiamava Così perché andava sempre a cacare all’intervallo e, dato che era già lì, si fumava o almeno provava a fumarsi le sigarette che rubava dal pacchetto di sua madre. Se ti comportavi bene e non facevi commenti sulle puzze di Francesco Paolo, potevi aspettare dietro la porta del cesso e il Grande in cambio di consistenti parti della tua merenda ti illustrava le meraviglie del SESSO. Sì, Francesco Paolo era un esperto, almeno in teoria. Aveva due sorelle adolescenti per casa, due casi clinici per i suoi attenti occhi e, ogni volta che andava a buttare l’ immondizia, si teneva per sé le copie di Cioè e di Ragazze al Top che le sue sorelle avevano letto e riletto. Lui passava i suoi pomeriggi a catalogare gli articoli tra una partita e l’altra di Super Mario, li raccoglieva in una carpetta dove aveva scritto Top Sicret, come aveva visto in qualche telefilm poliziesco. Poi ci rivendeva quella sapienza per mezza ciambella Mister Day o per quattro Ringo al cioccolato (quelli alla vaniglia non gli piacevano). Io avevo una sorella, quindi avevo già capito tutta la trafila degli assorbenti e del nervosismo pre-mestruale. Certo, non capivo bene dove fosse l’uovo in tutto quel casino che faceva Simona in bagno. Ma era uno di quei dubbi che mi tenevo per me, penso che mio padre ne sapesse meno di me e non volevo farlo sentire impreparato e con mia madre mi vergognavo troppo. Avevo solo capito che le galline avevano tutti i giorni il loro ciclo. Io volevo solo vedere l’uovo di mia sorella, mica volevo una ferrari fuori serie o un calendario con le tette di fuori… ma pensavo solo che mia sorella era molto più grande di una gallina e che quindi il suo uovo poteva bastare per almeno quattro frittate… solo una sbirciata. Francesco Paolo per mezza pizzetta e un succo di pera mi aveva detto tutto sugli “invertiti”. Io c’ero rimasto un po’ perplesso e lui per farmi capire meglio il concetto aveva detto che dipendeva tutto da come si mescolavano l’ uovo della femmina e lo SPERMA – lo diceva proprio così, tutto maiuscolo- del padre. Qualcosa andava storto nella “lambada orizzontale” – questa di scuro l’aveva presa da suo padre e gli piaceva sempre un sacco metterla nelle sue lezioni -, per sbaglio nasceva una femmina nel corpo di un maschio, gli mancava il concetto di lesbica… bè, si vede che Francesco Paolo non era poi così grande… Io ero ancora più perplesso, pensavo a quella povera femmina e all’unico posto possibile da dove poteva uscire il suo uovo in un corpo maschile… Mi diceva che avrebbe aggiunto altri particolari alla prossima PAUSA_CESSO e, dato che la sua risposta era incompleta, lui, salomonicamente mi aveva ridato il cozzo mezzo mangiucchiato della pizzetta e il fondo del succo di pera: era Grande e Giusto Francesco Paolo. Mi aveva salutato aggiungendo qualcosa mentre pisciavamo negli orinatoi a parete – erano accanto ma tutte e due guardavamo in alto, mica eravamo due di  “quelli” -, aveva aggiunto che “loro” si riconoscono” facilmente dai loro gusti televisivi: “loro” preferivano quelle cose smielate come Kiss me Licia, Lady Oscar, Haidi… Cavolo, c’ero rimasto male, molto male. Non l’ avrei detto manco se mi strappavano tutt’e dieci le dita delle mani con una tenaglia arrugginita e rovente, ma a me quelle storie mi sembravano belle, più reali dell’Uomo Tigre e di He-man. Dico: nessuno che si accorgeva che quando spariva Naoto c’era Tigre e viceversa? Nessuno vedeva  che He-man era il Principe Adam in mutande con i pettorali lucidi di auto-abbronzante?


Mi sono lasciato un po’ prendere la mano, ritorniamo a quella famosa ricerca… Avevo visto cartoni sino al giorno prima dell’ultimo giorno di vacanza e, come sempre, l’ultimo giorno io e mia sorella avremmo passato la notte per fare tutti i compiti del diario. Io avevo solo una decina di problemi sull’ area del pentagono e dell’esagono e quella ricerca sul Tempo. Mia madre aveva già preso il sesto volume dell’enciclopedia dalla copertina verde marcio: dalla esse alla Zeta più le tavole a colori. S’era letta tutta la definizione di Tempo e poi, come sapeva fare solo lei, aveva messo due ics rosse all’inizio e alla fine di quello che io dovevo copiare in calligrafia sul mio quadernone dei Puffi. Avevo scritto in alto IL TEMPO e poi avevo iniziato. Mia madre aveva interpretato quella ricerca come Tempo-da-orologio e aveva sintetizzato tutti i progressi dell’uomo: dall’ombra del primo bastoncino di legno conficcato nella sabbia all’orologio atomico che spaccava il milionesimo di nanosecondo. Dopo che avevo finito avevo sei facciate piene piene e un dolore alla mano destra dove poi mi sarebbero spuntati due bei calletti. Arrivo l’indomani a scuola, pettinato e in perfetto ordine. La Maestra passa tra i banchi e ci da un bacetto lieve lieve sulla guancia, uno per uno. Legge i quadernoni con la sua matita bicolore tra le dita. È il mio turno, già penso al Bravissimo bello grande che mi riempirà almeno mezza pagina… Lei legge forse appena tredici o quattordici righe e gira la matita dalla parte cattiva del blu, con me non l’aveva mai fatto. Penso che ci sarà una doppia sbagliata o una divisione in sillabe errata, no. Lei fa una ics gigantesca in tutti e sei i fogli, sei croci bluastre e mi guarda scontentissima, manco le avessi chiesto del suo uovo o se mi avesse beccato mentre le sbirciavo le gambe sotto la cattedra. Mi dice che sono andato TOTALMENTE FUORI-TRACCIA, lei con il TEMPO intendeva il TEMPO-da-calendario, dalla riforma di Cesare all’anno bisestile.


Il Tempo mi aveva fregato, per la prima volta avevo portato a casa un benino piccolo piccolo e solo perché ero io, ad un altro la Maestra avrebbe messo uno Scarso gigantesco.


Da allora ho capito che il Tempo mi avrebbe sempre fregato, potevo pure fare un miliardo di ics nel calendario ma, alla fine, vince sempre Lui. E il pessimismo radicato non c’entra un cavolo.

domenica 22 giugno 2003

Il mitico spadotto


È stato Paride con pazienza ad illustrarmi la morfologia di ogni capezzolo possibile. me lo ricordo come se fosse ieri, lì, all'ultima fila con la prof. sullo sfondo che spiega l'ermetismo. Paride inizia snocciolando nomi colorati ed evocativi, nomi che sanno di Mille e una notte, di promesse bagnate, di caldi sussurri, nomi che solleticano a fondo. E ai nomi accoppiava piccoli modelli in scala appena accennati con la matita sul banco. Rozzi ma efficaci con le ombre al posto giusto. Quello che era diventato un'ossessione era il famigerato capezzolo a 'spadotto', appuntito e sodo, pronto a bucare le coppe di qualsiasi reggi-tette. Si sognava così di incontrare la donna appuntita da esplorare con lo stesso rispetto di un pioniere che sa di essere il primo a seguire quella strada.


Era un sogno, tanto che tutti gli altri capezzoli presto sparirono dal banco, sostituiti da inni in endecasillabi sciolti inneggianti alla sorca bianca, altro sogno dell'ultima fila. Volevamo tutti conoscere un'albina per vedere se era bianca anche lì... Poi molti avevano fuso i due sogni proibiti: un'albina con i capezzoli a spadotto!


Dicevo che tutte le altre tipologie morfologiche di capezzolo erano sparite, tutte tranne il mitico spadotto che era stato ripassato a colpi di coltellino svizzero, inciso a ricordo perenne sulla formica del banco. Poi venne la rivoluzione informatica e Calogero, il primo di noi a capirci qualcosa di modem, hard disk, mouse e stampanti aveva realizzato un modello tridimensionale che mostrava il famigerato spadotto (l'aveva ottenuto scannerizzando una quantità industriale di giornaletti da due pater e quattro ave che teneva sopra lo scaldabagno), aveva realizzato quel modello e, smanettando sulla tabella dei colori di Adobe Photoshop, aveva ottenuto pure la sfumatura paradisiaca dell'areola, doveva essere color cappuccino con lievi venature imbrunite, si favoleggiava, non so su che base (dato che ai tempi si praticava ancora ripetutamente l'auto-sfregamento...) che oltre quella sfumatura il capezzolo era già stato munto troppe volte...


Ah, i ricordi dell'ultima fila... quante ne avrei da raccontare!


***


Dimenticavo:


Paride si è sposato con un'albina, vive felice ed è stato nominato direttore del Massimo dopo un master in disegno anatomico


Calogero è andato a cercare il colore perfetto, fa da treppiedi alla macchina fotografica di Helmut Newton, è felice e ha fondato e gestisce il sito www.sorcabianca.it


La voce narrante ha conosciuto un orecchio, si sono sposati e il dialogo, anche se a senso unico, è perfetto.


Bluto Blutarsky ha conosciuto Alex Carb e gli ha proposto di conquistare il mondo, li hanno visti fuggire su una Ford Ka color cappuccino con lievi venature imbrunite


Gaston è stato incoronato gran visir dell'ordine della tetta d'oro e ha ceduto il premio in denaro dell'incoronazione a Giulia Merlino


Giulia Merlino ha investito tutto il capitale per una attualizzazione delle potenzialità del suo decoltè. Poi hanno portato in salvo l'ultimo suo neurone rimasto intatto, stanno cercando di clonarlo per ripopolare i due emisferi dell'encefalo della bella messinese.


Spadaro ha trovato lo spadotto tra i peli di DDT, sono felici. Hanno adottato un cane, lo hanno chiamato Papozzi.


Tonino ha portato in salvo la mucca Carolina e i suoi multicapezzoli, il fattore gli ha impallinato le chiappe che ora fanno bella mostra di sé nel salone di Stas'.


Tutti i saturnisti  (e i pre-para-post-oltre) hanno fondato una casa di cura a forma di tette e otto. La neuro è stata solerte, gli ha prenotato un intero reparto. La mailing list del saturnismo è stata nominata patrimonio mondiale dell'umanità dal PARV