a. Perché va ancora in onda la Ruota della Fortuna? E, soprattutto, perché la replicano?
b. Perché hanno abolito i mini albi di Groucho allegati agli speciali di Dylan Dog?
c. Perché lo Stato detiene ancora il Monopolio sui tabacchi se continuamente demonizza le sigarette?
d. Perché assicurare l'auto costa quanto comprare un'auto nuova?
e. Perché le cartucce della stampante costano di più della stampante stessa che già è vecchia mentre la sistemano sugli scaffali?
f. Perché il numero dei commenti ai miei messaggi resta fermo a 6?
g. Perché qualche ingegnere non progetta un porta spazzolini che risolva il problema dell'acquetta puzzolente che resta al fondo?
h. Perché esiste ancora il Festival di Sanremo?
i. Perché un CD costa quasi 20,00 €uro?
l. Qualcuno compra davvero i dischi dei Pooh e dei Matia Bazar?
m. Perché Luttazzi è ancora esiliato?
n. Perché mettono la pubblicità nei Simpson nei momenti sbagliati?
o. Prima Il Signore degli Anelli, ora i Fumetti Marvel: il cinema lascerà qualche cosa in cui galoppare con la fantasia?
p. Perché Moe è diventato Boe?
q. Perché hanno censurato anche i Cavalieri dello Zodiaco?
sabato 6 settembre 2003
venerdì 5 settembre 2003
Il diario di Ulisse
Oggi, 15 ottobre 1997, dopo 15 anni di obesità, ho preso coscienza del mio problema e, davanti a Dio, giuro di fare l'impossibile per perdere almeno 20 chili.
Peso 102 kg e sono alto 1.70 m… PESO TROPPO! (pensa a Cuore di Ciccia!). Il mio idolo è Ben Hascom, uno dei sette fortunati di IT che è riuscito a dimagrire…
Io farò lo stesso!
25/10 Ho già perso 3 kg (99)
continuerò così
Vorrei essere leggero, evanescente, impalpabile e già il mio animo lo è: ora tocca al mio corpo sotterrato da decine e decine di chili superflui. Mi hanno sempre chiamato ARANCINA CON I PIEDI, PACCHIONE, BIDONE DI TRIPPA, PENTOLONE DI QUARUME, PALLA DI LARDO… e quelle vecchie che mi artigliavano la faccia e con le loro dita conficcate nelle guance mi dovevo sentir dire che quella mia panciona era tutta altezza… dovevo allungare di almeno due metri e ventidue centimetri, a sentirle!
Non so perché sia così difficile perdere sti chili. So benissimo che il grasso in esubero può essermi più letale, e soprattutto odio mettermi la tuta per le lezioni di educazione fisica e vedere come gli altri mi guardano i rotoli di trippa e le loro risatine quando tento di fare qualche addominale bruciano peggio dell'acqua ossigenata. Sono alto 1 metro e settantadue centimetri (né alto e manco troppo basso, a leggere le tabelle e soprattutto considerando che mio padre arriva giusto giusto a 1 metro sessantacinque). Ho finalmente un gruppo stabile d'amici e mia madre mi ha regalato il motore che desideravo (il mio Typhoon!!!), anche se continua a ricordarmi di pisciare prima d'uscire! Ho la migliore media della mia classe, il rispetto di quelli più piccoli e finalmente quelli dell'ultimo anno mi permettono di pisciare quando sono in riunione nel cesso del Liceo. Ma questo mio handicap (meglio evitare eufemismi e giri di parole…) mi fa soffrire e pure tanto, a dirla tutta. La trippa s'espande sotto le T-shirt e le camicie me le gonfiano le tette, cerco di coprire tutto con le mega-felpone nike ma mica che posso mettermele pure a giugno! Se sino a ora ho mangiato per non ingrassare, ora mangerò per dimagrire! La mia nuova dieta:
Caffè, Latte e 30 g di Special K di Kellog's
Lattuga e carne o Lattuga e pasta
1 mela
per cena mi basta uno yogurt alla fragola
Il cammino sarà difficile ma ce la farò. Devo vincere sta battaglia contro me stesso.
Ulisse Cerami 9/12/1997
Ho avuto la prova che la dieta, se accompagnata dalla volontà, dà ottimi risultati! Mancano ancora 14 kg alla meta e sono sempre più intenzionato a raggiungerla. Prometto che non toccherò più pane e dolci, nemmeno quei fottutissime Wafer Loaker che sono così buoni… Sono ancora in tempo: ho 16 anni e forse se m'impegno ce la faccio a diventare magro prima dei 18 anni, magari mi faccio pure allungare i capelli e quando mi spunterà la barba mi faccio crescere due basette da far impallidire ogni paragone con Elvis!
8/7/1998
Ho già perso 9 kg, altri 11 e siamo a posto. Rifletti, Ulisse, se perdi peso starai molto meglio! Carrie ti può aiutare, con la scusa di farle fare la passeggiata puoi correre come un porco. A mare, nuota sino a quando stramazzi sulla spiaggia. Carpe Diem! Proprio come hai chiamato il giornalino che la Prof. Ti ha affidato. L'estate è ottima per dimagrire e pensa solo alla faccia che faranno quando entrerai in classe con i jeans attillati e i capelli a mezzo collo! Stefania ci resta come una sogliola impanata di sicuro!
P.S. Domani mi tolgo dalle palle l'interrogazione in fisica e sono LIBERO!
Oltre al fisico, cura la mente! Cerca di maturare, dopo la Cresima devi dare il buon esempio. Raggiungerò i 70 kg! Dio è con me!
Basta pane e dolci.
P.P.S. Lunedì scorso ho trovato Carrie. Stavo passeggiando in via Morana quando mi vedo due occhi nocciola che mi guardano dal fondo di uno scatolone dei pelati cirio. Ci penso solo un secondo e me la metto in braccio, pure che era piena di zecche e ridotta a quattr'ossa con la coda. Il veterinario, il Dott. Gagliardo, m'ha detto che ha i vermi, se non le passano non può iniziarle i vaccini. Non vedo l'ora che sia vaccinata e pulita, le voglio già un oceano di bene soprattutto quando apro la porta del magazzino la mattina, lei scodinzola e poi si mette a rotolare a terra tutta felice…
Sta estate perdo sti chili e mi leggo tutti i libri di King, ieri ho speso centomila lire alla Feltrinelli di via Maqueda e me ne sono tornato a casa con 8 paperback da sbranare, per ora mi sto leggendo RITA HAYWORTH e la redenzione di Shashwank (devo controllare se l'ho scritto giusto…), è la prima novella di STAGIONI DIVERSE. Ha come sottotitolo l'eterna primavera della speranza… spero che la mia estate lo sia altrettanto
12/9/98
Ho perso 22 kg da quando ho iniziato a mangiare bene. Perfetto. Altri cinque chili e sono in forma, perché ora sono alto 1.80 m.
3/1/99
L'orecchino l'ho fatto e mi stava una vera cagata, per una volta la mamma aveva ragione! Lei mi voleva buttare di casa, vendere il Typhoon e uccidere Carrie, è sempre così esagerata quando s'incaxxa! Sta incominciando a spuntarmi un po' di pseudo-barbetta, quella peluria che a Bagheria chiamano "pilu caninu".
Non sono sicuro che volevo veramente che il 1998 finisse, in fondo è stato proprio un bellissimo anno (ho perso 22 kg/ mi sono messo con Stefania, la ragazza che volevo da quattro anni/ho trovato un bel gruppo d'amici con cui dividere il conto che la signora Mineos ci porta per i nostri pizza sub e salsa rosa/ la mamma mi ha finalmente regalato il typhoon, anche se il più delle volte non riesco a farlo partire e dopo duecento colpi al pedalino preferisco andare a piedi/ ho avuto finalmente un dieci nella pagella e per di più in italiano per i miei temi/ ho letto tutto quello che ha scritto King e ora devo aspettare che si metta a scrivere un nuovo capitolo della Torre Nera per sapere se Roland ce la farà ad arrivare alla meta/ ho trovato Carrie, la mia wonder dog). Spero solo che questo 99 sia un anno verde di speranza, proprio come l'orribile colore che la mamma ha scelto per riverniciare la Renò di famiglia, dico, ma si può tra tutti i gazzettini di colori che il carrozziere ci aveva dato scegliere quella tonalità del verde? Ma lasciamo perdere, di qua a quando avrò la patente la Renò 4 sarà gia stata rottamata e in garage ci sarà una bella Clio luccicante, tutta per me…
Spero di riuscire a chiarire tutto con Stefania e spero di non diventare uno stronzo qualunquista e massificato. Credo proprio che la vita non sia poi tanto diversa dalla ricerca di Roland di Gilead, l'ultimo cavaliere della Torre Nera. Tutti cerchiamo quello che ancora non abbiamo raggiunto, abbiamo bisogno di una meta a cui tendere per non sciupare l'unica possibilità che abbiamo. Pure che campiamo 120 anni e ci reincarneremo all'infinito, questa vita che viviamo non ci sarà più, questa che viviamo è l'unica che corrisponde a questa ascissa e a questa ordinata.
Ora chiudo con sti profondi pensieri che devo andare a studiare il secondo principio della termodinamica che domani la prof mi chiama al 70%!
23/1/99
Sono certo che mi sto comportando da irrazionale, ma vedere Stefania che passa la ricreazione a strusciarsi con Salvo Giangrasso (il mega-frocione della III^ E) mi fa salire un nervoso… Pensavo che di Stefania non me ne fregasse più di tanto, soprattutto dopo che m'aveva lasciato come un merluzzo senza croccante doratura panata il giorno prima della gita a Cefalù. Solo ora capisco che sono ancora stracotto, non posso non volerle bene, ecco tutto, soprattutto per quei due spicchi di cielo che ha sotto le palpebre che è così brava a mettere in mostra con due trattini di eye-liner.
Tra solo 7 giorni c'è il compleanno di Manuela al Kafara, devo andarci per forza, soprattutto dopo che m'hanno fatto mettere per il regalo 20 carte! Non so che effetto mi farà vedere Stefania e Salvo lanciati in un turbine di effusioni con e senza lingua. Meno male che c'è pure tutta la mia classe che almeno passo un po' di tempo a fumarmi due sigarette con Carlo e gli altri, volendo potrei pure cercare di dimenticarmi Stefania concentrandomi magari su Valentina, ma Michele mi ha detto che piace a lui, quindi l'unica che magari potevo prendere in considerazione è OFF LIMITS. Mai e poi mai distruggere un amicizia per una donna, me lo devo ricordare pure che Valentina si struscia con la mini gonna che si mette solo per le grande occasioni e pure che ha i capezzoli che cercano di schizzare fuori dalle coppe del lovable pizzettato senza bretelle, magari pure in coordinato col minislip o col tanga da infarto…
9/8/99
Ho iniziato a leggere IL FU MATTIA PASCAL e Pirandello mi sta entusiasmando, forse ho perso troppo tempo a leggere solo King, da oggi mi devo rifare del tempo perduto sbranandomi i classici che la mamma tiene nella vetrina dello studio. Già li ho spostati nella mia angoliera di abete, è già qualcosa. M'è pure venuta in testa qualcosina per la tesina che devo presentare per il diploma, lo so che ancora c'è un casino di tempo, ma non voglio presentare niente di banale, la commissione deve restare a bocca aperta e voglio pure un applauso di almeno tre minuti. Dopo sti quattro anni in cui mi sono fatto un mazzo facendo tutti i compiti e non sbagliando manco un'interrogazione, è il minimo che mi danno quel benedetto 100 senza menarmela troppo.
Ah, il titolo provvisorio è DISANTROPOMORFIZZAZIONE nell'ERA DEL DISAGIO. O qualcosa del genere… mi piacerebbe soprattutto puntualizzare la figura dell'intellettuale nel dopoguerra e vedere come la cultura si è rapportata alla politica.
P.S. Il 22 luglio ho finito di scrivere il mio primo racconto lungo (sono settantadue pagine), l'ho intitolato DICOTOMICI FURORI, dopo che per quasi cinque mesi l'avevo chiamato "IL LICEO DEI MORTI VIVENTI". L'idea di sta "dicotomia" m'è venuta ripensando a quel film che hanno tratto dal primo racconto di STAGIONI DIVERSE: Le ali della Libertà. Quando Red dice che o fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire. Ho solo 17 anni, mi posso permettere di tralasciare le sfumature e guardare il mondo per contrari, mi aprirò alle sfumature più in là, per ora m'interessa capirci qualcosa in quella che per me è la Grande Dicotomia: è da almeno quando ho capito a che serviva il batacchio che ho tra le gambe, che tento di scegliere tra cervello e cuore… qualcuno sa come si fa? E poi come s'impara cos'è l'Amore? Amando? Ma se stiamo amando e ancora non sappiamo cos'è l'Amore, siamo certi di non star prendendo un abbaglio? E se tutti mi dicono che in Amore non c'è spazio per la riflessione come posso per via empirica capire che ho tutta la sintomatologia per dire che sono realmente innamorato? So che mi manca Stefania e la capisco da me la differenza che passa tra quello che provo quando Valentina mi passa accanto con una scollatura da ululare e quello che mi capita quando penso a come stavo bene a passeggiare a Porticello con Stefania…
So solo che credo che, proprio come diceva quel poliziotto nel Giorno della Civetta, mi ci romperò la testa. Già, è proprio uno di quei problemi da passarci intere nottate. Ne ho parlato con la prof. di Filosofia che mi ha dato da leggere il Simposio di Platone e poi mi ha detto che sono peggio di Wittgenstein, non le ho detto niente per non fare la figura dell'imbecille: ma chi è sto Wittgenstein?
Ma stavamo parlando di DICOTOMICI FURORI, so solo che è bellissimo, non tanto il racconto, ma quello che ho provato mentre lo scrivevo. Lo vedo che lo stile è ancora acerbo ma posso migliorare solo continuando a scrivere.
Quasi quasi copio qua il primo e l'ultimo capitolo (magari poi li cambierò tante di quelle volte…), almeno così si capisce il titolo…
ALFA
Il professore si destò alle sette in punto e, come sempre, dopo aver consumato le sue quotidiane quattro fette biscottate (riuscendo anche stavolta a non produrre alcun suono durante la masticazione), si recò nella sua immensa sala da bagno.
Lavato e sbarbato, osservò a lungo la sua immagine riflessa nello specchio. Aveva ormai superato la sessantina ed il suo ciuffo bianco, che prima era stato un piacevole tocco d'argento nell'immenso oceano nero dei suoi capelli, ora si estendeva a vista d'occhio come un cancro maligno.
Assisteva inerte a quel lento ma costante decadimento fisico e, improvvisamente, lo sguardo gli ricadde sul suo vecchio pene; lì il trascorrere del tempo aveva lasciato i segni più evidenti. Vi era stato un tempo in cui, senza bisogno di viagra o cazzate varie, riusciva a raggiungere 18 centimetri di gioiosa erezione. Ora il suo membro giaceva senza vita insieme al pesante fardello scrotale, macabra caricatura di quel valoroso gingillo che spruzzava vaporose nuvole di sperma.
Perfino i peli pubici incominciavano ad ingrigirsi e fuori, intanto, il vento soffiava…
Senza alcun motivo, prese il suo vecchio rasoio a mano libera e cominciò ad incidere la giugulare ma, giunto al momento cruciale, scagliò la lametta nel water. Chinatosi vomitò, sonoramente, il contenuto del suo stomaco: una poltiglia informe sgorgò dalla bocca insieme ad un'abbondante dose di caldo sangue.
"NON HO NEMMENO IL CORAGGIO D'UCCIDERMI, SONO FINITO!" esplose a pieni polmoni il vecchio arzillo professore che, da anni, aspettava di andare in pensione. Anche se, in cuor suo, l'insegnamento era l'unica ancora di salvezza che ancora lo teneva a galla nel mare della vita.
Un mistero attanagliava il suo cuore, un X-FILE che nessuno avrebbe mai risolto. La casa non gli era mai sembrata così vuota dal giorno in cui la sua povera consorte si era spenta, falciata via da una neoplasia al seno. Presto o tardi il professore l'avrebbe raggiunta, grazie al tumore che gli contorceva lo stomaco.
"Ormai non ho più nulla da perdere" concluse mentre chiudeva la porta di casa tenendo in mano la sua vecchia borsa, sepolcro di tutti i suoi averi: la più bella foto dell'album di nozze, le analisi che accertavano il suo cancro e la sua amatissima MONT BLANC, la penna stilografica con cui aveva deciso le sorti di tutti i suoi alunni.
OMEGA
Carlo non accenna a risvegliarsi dal coma in cui è caduto.
E' ridotto ad un possente vegetale d'ottanta chili e, credetemi, non è facile assisterlo. Galatus è stato sconfitto ma non cambierà niente se non scoccherà la sesta ora.
Le tre professoresse erano, in realtà, entità sovrannaturali.
I miei compagni sono stati accolti in paradiso ma io sono bloccato in quest'inferno, costretto a far da balia a Carlo.Talvolta ho la sensazione che tutto cambierà, in meglio. Anche stavolta gli zombi si rialzeranno dalla tomba ma per ritornare ad essere studenti normalissimi, o quasi. L'incubo svanirà ed io potrò riabbracciare i miei amici.
In altre occasioni, vorrei non essere l'unico superstite: Carlo è un manichino respirante e la solitudine mi sta dilaniando.
Questa parentesi solitaria mi ha fatto riflettere, riesco ad andare avanti solo ripensando alle parole di Laurentius: SAPERE AUDE, mai come ora sto utilizzando la mia intelligenza per non impazzire. Le notti sono lunghe ed interminabili.Potrei suicidarmi… L'oblio della non vita è così dolce!
Potrei, ma Carlo sarebbe così condannato a una morte orrenda, magari ucciso dagli atroci morsi della fame. Non posso, non posso farlo.
Devo continuare ad attendere… La tenacia di Stefano e degli altri della resistenza deve essermi d'esempio.
La quinta ora è suonata ed io sono ancora in preda ai miei dicotomici furori: resistere alla corrente o lasciarsi naufragare? La speranza è l'unica cosa che mi tiene ancora a galla.
Spero di resistere sino al trillo della campanella.
Spero di spalancare gli occhi e rivedere tutti i miei amici.
Spero che il liceo sia squallido come nei miei sogni.
Spero . . .
17/11/99
Sono successe un casino di cose: se non le vomito sulla carta, impazzisco.
Piccolo schemuccio introduttivo:
1) Storia clandestina con Laura
2) Perdita della fede immatura (o almeno così ha detto Padre Carlo, il mio confessore)
3) Lisa (ora spiego…)
4) Il gemellaggio della scuola della mamma con gli spagnoli
La storia con Laura è stata stupenda proprio perché è stata la mia prima storia "irregolare", insomma lei era già zita e nonostante tutto c'è stata e io finalmente sono stato il cornificatore e non l'ignaro cornuto.
Tutto è successo a scuola della mamma, la sera della cena d'addio per i prof. di Madrid che si sono gemellati con la scuola dove la mamma insegna italiano e storia.
Lei continuava a guardarmi con due bellissimi occhi, incorniciati da capelli biondi naturali, fisico perfetto e look altrettanto. Lei mi guardava… come posso rendere l'idea… per la prima volta ho capito che piacevo a una ragazza. Non so se sarà stato il dopobarba, o i jeans attillati che riempio giusti giusti con i miei 77 chili, magari la quintalata di Axe africa che m'ero spruzzato per non far puzzare le ascelle in questo innaturale caldo che continua a insistere a metà novembre.
Lei mi guardava, poi una collega della mamma ci manda a posare i piatti sporchi nella cucina della mensa del tempo prolungato, nel casolare accanto alla palestra dove le bimbe delle medie stavano intrattenendo gli ospiti con un'imitazione adolescenziale di Grease. Io avevo ancora i suoi occhi piantati sulla camicia cachi e i jeans, ancora attillati anche dopo due piatti di cous cous, chiude la porta e io penso che la scena non sta accadendo, è solo un altro di quei sogni che poi mi lascia il pigiama sporco. Comunque sia, lei mi bacia e io bacio lei in un turbine di emozione mentolata dalla Chloralit che mi sono sparato in bocca. Qui tutto ok, le mie mani ormai sanno dove andarsi a posizionare. Tutto o.k. ma poi le mi dice mentre ancora mi mordicchia mezz'orecchia che lei è già accasata con uno dell'IPIA, cioè ci saranno pure centinaia di bravi ragazzi all'IPIA a specializzarsi in elettronica o che caxxo ne so io ma io non avevo mai manco accarezzato una mossa tanto azzardata: soffiare la ragazza a uno dell'IPIA che già si fa la barba non una, ma ben due volte al giorno… cacchio, da secchione dimagrito ero diventato una leggenda.
Le piacevo, lei mi piaceva e lei mi dice pure che non ha pregiudizi morali, né tabù da bigotta. Ho scelto di mantenermi in vita, pisciare nel territorio di un bullo dell'IPIA non è una spacconaggine, è
S U I C I D I O !!! ( i tre ! per rimarcarlo ancora di più).
Ne ho perfino parlato con la mia guida spirituale (te ne affibbiano una appena t'iscrivi all'oratorio, almeno la mia me la sono scelta io). Padre Carlo mi ha detto che è felice della mia crisi, mi dice che "La merda serve a concimare". Io glielo ho detto che non credo più, o meglio, non credo più con quella fede (che parola grossa…) che avevo quando la mamma mi aveva imposto l'oratorio. Ho pure iniziato a bestemmiare. Anche se non capisco perché, poi penso che tutti i miei amici lo fanno e capisco che è solo un altro brutto vizio che m'hanno attaccato.
Era passato qualche giorno e mi volevo sistemare con quella schizzata di Lisa (quella abbastanza carina dell'oratorio, almeno un tipo da tre asterischi ***, ** per il fisico e * per la bella testa che si ritrova) (***** è il massimo, Pamela Anderson che fa ballare le sue tettone sulla spiaggia in quel costumino rosso da guarda-spiaggia se le merita tutte). Mi volevo sistemare con lei, le avevo perfino comprato una paperetta di peluche che avevamo visto assieme nella vetrina del giocattolaio in Via Dante. Michele (che nel frattempo è riuscito a mettersi con Valentina e le sue tette) agiva per aiutarmi in ogni modo, dovevo solo riuscire a parlarle ma ogni volta che ci provavo capitava qualcosa che mi bloccava. Domenica scorsa Michele e Valentina si sono cresimati e ci hanno invitati ( a me e a Lisa), io la vado a prendere col mio vestito di velluto blu appena stirato. La faccio salire sulla sella del Typhoon e dopo la cerimonia (pallosissima, come al solito), la porto dove fermano e ripartono i treni di Santa Flavia, prendiamo un panino con mozzarella e erba cipollina e ce lo facciamo tagliare in due parti simmetriche (manca il fondamentale prosciutto, fondamentale per ogni panino che si rispetti, perché lei è VEGETARIANA). Stavo quasi per arrivare a meta quando mi squilla il cellulare. È mia madre: la madre di Lisa cerca disperatamente sua figlia. Salgo sul Typhoon e nel tragitto la intrattengo straparlando del sistema hegeliano (un secchione ha sempre qualcosa di cui parlare e poi l'avevo ancora fresco dall'interrogazione di venerdì in cui avevo pure preso 9 e 1/2).
Arrivo sotto casa sua con suo padre che stava appena per uscire la panda per la missione di salvataggio. Il padre mi guarda, anzi mi fulmina e io riesco solo a balbettare qualcosa tipo "ci sentiamo" o "ti telefono" prima di scappare via.
È una settimana che non la vedo e ora scopro che si sta mettendo con un coglione che ha conosciuto sulle panchine di Don Gino!
Non ce la faccio più!
P.S. Almeno mi sono comprato il computer (prosciugando due anni di risparmi).
P.P.S. Basta con le cazzate, sono di maturità, anzi ora si chiama ESAME DI STATO. Mi sento come quel tenente del deserto dei Tartari: aspetto. Morirò quando arriverà quello che aspettavo da una vita?
Il diario di Ulisse
Oggi, 15 ottobre 1997, dopo 15 anni di obesità, ho preso coscienza del mio problema e, davanti a Dio, giuro di fare l'impossibile per perdere almeno 20 chili.
Peso 102 kg e sono alto 1.70 m… PESO TROPPO! (pensa a Cuore di Ciccia!). Il mio idolo è Ben Hascom, uno dei sette fortunati di IT che è riuscito a dimagrire…
Io farò lo stesso!
25/10 Ho già perso 3 kg (99)
continuerò così
Vorrei essere leggero, evanescente, impalpabile e già il mio animo lo è: ora tocca al mio corpo sotterrato da decine e decine di chili superflui. Mi hanno sempre chiamato ARANCINA CON I PIEDI, PACCHIONE, BIDONE DI TRIPPA, PENTOLONE DI QUARUME, PALLA DI LARDO… e quelle vecchie che mi artigliavano la faccia e con le loro dita conficcate nelle guance mi dovevo sentir dire che quella mia panciona era tutta altezza… dovevo allungare di almeno due metri e ventidue centimetri, a sentirle!
Non so perché sia così difficile perdere sti chili. So benissimo che il grasso in esubero può essermi più letale, e soprattutto odio mettermi la tuta per le lezioni di educazione fisica e vedere come gli altri mi guardano i rotoli di trippa e le loro risatine quando tento di fare qualche addominale bruciano peggio dell'acqua ossigenata. Sono alto 1 metro e settantadue centimetri (né alto e manco troppo basso, a leggere le tabelle e soprattutto considerando che mio padre arriva giusto giusto a 1 metro sessantacinque). Ho finalmente un gruppo stabile d'amici e mia madre mi ha regalato il motore che desideravo (il mio Typhoon!!!), anche se continua a ricordarmi di pisciare prima d'uscire! Ho la migliore media della mia classe, il rispetto di quelli più piccoli e finalmente quelli dell'ultimo anno mi permettono di pisciare quando sono in riunione nel cesso del Liceo. Ma questo mio handicap (meglio evitare eufemismi e giri di parole…) mi fa soffrire e pure tanto, a dirla tutta. La trippa s'espande sotto le T-shirt e le camicie me le gonfiano le tette, cerco di coprire tutto con le mega-felpone nike ma mica che posso mettermele pure a giugno! Se sino a ora ho mangiato per non ingrassare, ora mangerò per dimagrire! La mia nuova dieta:
Caffè, Latte e 30 g di Special K di Kellog's
Lattuga e carne o Lattuga e pasta
1 mela
per cena mi basta uno yogurt alla fragola
Il cammino sarà difficile ma ce la farò. Devo vincere sta battaglia contro me stesso.
Ulisse Cerami 9/12/1997
Ho avuto la prova che la dieta, se accompagnata dalla volontà, dà ottimi risultati! Mancano ancora 14 kg alla meta e sono sempre più intenzionato a raggiungerla. Prometto che non toccherò più pane e dolci, nemmeno quei fottutissime Wafer Loaker che sono così buoni… Sono ancora in tempo: ho 16 anni e forse se m'impegno ce la faccio a diventare magro prima dei 18 anni, magari mi faccio pure allungare i capelli e quando mi spunterà la barba mi faccio crescere due basette da far impallidire ogni paragone con Elvis!
8/7/1998
Ho già perso 9 kg, altri 11 e siamo a posto. Rifletti, Ulisse, se perdi peso starai molto meglio! Carrie ti può aiutare, con la scusa di farle fare la passeggiata puoi correre come un porco. A mare, nuota sino a quando stramazzi sulla spiaggia. Carpe Diem! Proprio come hai chiamato il giornalino che la Prof. Ti ha affidato. L'estate è ottima per dimagrire e pensa solo alla faccia che faranno quando entrerai in classe con i jeans attillati e i capelli a mezzo collo! Stefania ci resta come una sogliola impanata di sicuro!
P.S. Domani mi tolgo dalle palle l'interrogazione in fisica e sono LIBERO!
Oltre al fisico, cura la mente! Cerca di maturare, dopo la Cresima devi dare il buon esempio. Raggiungerò i 70 kg! Dio è con me!
Basta pane e dolci.
P.P.S. Lunedì scorso ho trovato Carrie. Stavo passeggiando in via Morana quando mi vedo due occhi nocciola che mi guardano dal fondo di uno scatolone dei pelati cirio. Ci penso solo un secondo e me la metto in braccio, pure che era piena di zecche e ridotta a quattr'ossa con la coda. Il veterinario, il Dott. Gagliardo, m'ha detto che ha i vermi, se non le passano non può iniziarle i vaccini. Non vedo l'ora che sia vaccinata e pulita, le voglio già un oceano di bene soprattutto quando apro la porta del magazzino la mattina, lei scodinzola e poi si mette a rotolare a terra tutta felice…
Sta estate perdo sti chili e mi leggo tutti i libri di King, ieri ho speso centomila lire alla Feltrinelli di via Maqueda e me ne sono tornato a casa con 8 paperback da sbranare, per ora mi sto leggendo RITA HAYWORTH e la redenzione di Shashwank (devo controllare se l'ho scritto giusto…), è la prima novella di STAGIONI DIVERSE. Ha come sottotitolo l'eterna primavera della speranza… spero che la mia estate lo sia altrettanto
12/9/98
Ho perso 22 kg da quando ho iniziato a mangiare bene. Perfetto. Altri cinque chili e sono in forma, perché ora sono alto 1.80 m.
3/1/99
L'orecchino l'ho fatto e mi stava una vera cagata, per una volta la mamma aveva ragione! Lei mi voleva buttare di casa, vendere il Typhoon e uccidere Carrie, è sempre così esagerata quando s'incaxxa! Sta incominciando a spuntarmi un po' di pseudo-barbetta, quella peluria che a Bagheria chiamano "pilu caninu".
Non sono sicuro che volevo veramente che il 1998 finisse, in fondo è stato proprio un bellissimo anno (ho perso 22 kg/ mi sono messo con Stefania, la ragazza che volevo da quattro anni/ho trovato un bel gruppo d'amici con cui dividere il conto che la signora Mineos ci porta per i nostri pizza sub e salsa rosa/ la mamma mi ha finalmente regalato il typhoon, anche se il più delle volte non riesco a farlo partire e dopo duecento colpi al pedalino preferisco andare a piedi/ ho avuto finalmente un dieci nella pagella e per di più in italiano per i miei temi/ ho letto tutto quello che ha scritto King e ora devo aspettare che si metta a scrivere un nuovo capitolo della Torre Nera per sapere se Roland ce la farà ad arrivare alla meta/ ho trovato Carrie, la mia wonder dog). Spero solo che questo 99 sia un anno verde di speranza, proprio come l'orribile colore che la mamma ha scelto per riverniciare la Renò di famiglia, dico, ma si può tra tutti i gazzettini di colori che il carrozziere ci aveva dato scegliere quella tonalità del verde? Ma lasciamo perdere, di qua a quando avrò la patente la Renò 4 sarà gia stata rottamata e in garage ci sarà una bella Clio luccicante, tutta per me…
Spero di riuscire a chiarire tutto con Stefania e spero di non diventare uno stronzo qualunquista e massificato. Credo proprio che la vita non sia poi tanto diversa dalla ricerca di Roland di Gilead, l'ultimo cavaliere della Torre Nera. Tutti cerchiamo quello che ancora non abbiamo raggiunto, abbiamo bisogno di una meta a cui tendere per non sciupare l'unica possibilità che abbiamo. Pure che campiamo 120 anni e ci reincarneremo all'infinito, questa vita che viviamo non ci sarà più, questa che viviamo è l'unica che corrisponde a questa ascissa e a questa ordinata.
Ora chiudo con sti profondi pensieri che devo andare a studiare il secondo principio della termodinamica che domani la prof mi chiama al 70%!
23/1/99
Sono certo che mi sto comportando da irrazionale, ma vedere Stefania che passa la ricreazione a strusciarsi con Salvo Giangrasso (il mega-frocione della III^ E) mi fa salire un nervoso… Pensavo che di Stefania non me ne fregasse più di tanto, soprattutto dopo che m'aveva lasciato come un merluzzo senza croccante doratura panata il giorno prima della gita a Cefalù. Solo ora capisco che sono ancora stracotto, non posso non volerle bene, ecco tutto, soprattutto per quei due spicchi di cielo che ha sotto le palpebre che è così brava a mettere in mostra con due trattini di eye-liner.
Tra solo 7 giorni c'è il compleanno di Manuela al Kafara, devo andarci per forza, soprattutto dopo che m'hanno fatto mettere per il regalo 20 carte! Non so che effetto mi farà vedere Stefania e Salvo lanciati in un turbine di effusioni con e senza lingua. Meno male che c'è pure tutta la mia classe che almeno passo un po' di tempo a fumarmi due sigarette con Carlo e gli altri, volendo potrei pure cercare di dimenticarmi Stefania concentrandomi magari su Valentina, ma Michele mi ha detto che piace a lui, quindi l'unica che magari potevo prendere in considerazione è OFF LIMITS. Mai e poi mai distruggere un amicizia per una donna, me lo devo ricordare pure che Valentina si struscia con la mini gonna che si mette solo per le grande occasioni e pure che ha i capezzoli che cercano di schizzare fuori dalle coppe del lovable pizzettato senza bretelle, magari pure in coordinato col minislip o col tanga da infarto…
9/8/99
Ho iniziato a leggere IL FU MATTIA PASCAL e Pirandello mi sta entusiasmando, forse ho perso troppo tempo a leggere solo King, da oggi mi devo rifare del tempo perduto sbranandomi i classici che la mamma tiene nella vetrina dello studio. Già li ho spostati nella mia angoliera di abete, è già qualcosa. M'è pure venuta in testa qualcosina per la tesina che devo presentare per il diploma, lo so che ancora c'è un casino di tempo, ma non voglio presentare niente di banale, la commissione deve restare a bocca aperta e voglio pure un applauso di almeno tre minuti. Dopo sti quattro anni in cui mi sono fatto un mazzo facendo tutti i compiti e non sbagliando manco un'interrogazione, è il minimo che mi danno quel benedetto 100 senza menarmela troppo.
Ah, il titolo provvisorio è DISANTROPOMORFIZZAZIONE nell'ERA DEL DISAGIO. O qualcosa del genere… mi piacerebbe soprattutto puntualizzare la figura dell'intellettuale nel dopoguerra e vedere come la cultura si è rapportata alla politica.
P.S. Il 22 luglio ho finito di scrivere il mio primo racconto lungo (sono settantadue pagine), l'ho intitolato DICOTOMICI FURORI, dopo che per quasi cinque mesi l'avevo chiamato "IL LICEO DEI MORTI VIVENTI". L'idea di sta "dicotomia" m'è venuta ripensando a quel film che hanno tratto dal primo racconto di STAGIONI DIVERSE: Le ali della Libertà. Quando Red dice che o fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire. Ho solo 17 anni, mi posso permettere di tralasciare le sfumature e guardare il mondo per contrari, mi aprirò alle sfumature più in là, per ora m'interessa capirci qualcosa in quella che per me è la Grande Dicotomia: è da almeno quando ho capito a che serviva il batacchio che ho tra le gambe, che tento di scegliere tra cervello e cuore… qualcuno sa come si fa? E poi come s'impara cos'è l'Amore? Amando? Ma se stiamo amando e ancora non sappiamo cos'è l'Amore, siamo certi di non star prendendo un abbaglio? E se tutti mi dicono che in Amore non c'è spazio per la riflessione come posso per via empirica capire che ho tutta la sintomatologia per dire che sono realmente innamorato? So che mi manca Stefania e la capisco da me la differenza che passa tra quello che provo quando Valentina mi passa accanto con una scollatura da ululare e quello che mi capita quando penso a come stavo bene a passeggiare a Porticello con Stefania…
So solo che credo che, proprio come diceva quel poliziotto nel Giorno della Civetta, mi ci romperò la testa. Già, è proprio uno di quei problemi da passarci intere nottate. Ne ho parlato con la prof. di Filosofia che mi ha dato da leggere il Simposio di Platone e poi mi ha detto che sono peggio di Wittgenstein, non le ho detto niente per non fare la figura dell'imbecille: ma chi è sto Wittgenstein?
Ma stavamo parlando di DICOTOMICI FURORI, so solo che è bellissimo, non tanto il racconto, ma quello che ho provato mentre lo scrivevo. Lo vedo che lo stile è ancora acerbo ma posso migliorare solo continuando a scrivere.
Quasi quasi copio qua il primo e l'ultimo capitolo (magari poi li cambierò tante di quelle volte…), almeno così si capisce il titolo…
ALFA
Il professore si destò alle sette in punto e, come sempre, dopo aver consumato le sue quotidiane quattro fette biscottate (riuscendo anche stavolta a non produrre alcun suono durante la masticazione), si recò nella sua immensa sala da bagno.
Lavato e sbarbato, osservò a lungo la sua immagine riflessa nello specchio. Aveva ormai superato la sessantina ed il suo ciuffo bianco, che prima era stato un piacevole tocco d'argento nell'immenso oceano nero dei suoi capelli, ora si estendeva a vista d'occhio come un cancro maligno.
Assisteva inerte a quel lento ma costante decadimento fisico e, improvvisamente, lo sguardo gli ricadde sul suo vecchio pene; lì il trascorrere del tempo aveva lasciato i segni più evidenti. Vi era stato un tempo in cui, senza bisogno di viagra o cazzate varie, riusciva a raggiungere 18 centimetri di gioiosa erezione. Ora il suo membro giaceva senza vita insieme al pesante fardello scrotale, macabra caricatura di quel valoroso gingillo che spruzzava vaporose nuvole di sperma.
Perfino i peli pubici incominciavano ad ingrigirsi e fuori, intanto, il vento soffiava…
Senza alcun motivo, prese il suo vecchio rasoio a mano libera e cominciò ad incidere la giugulare ma, giunto al momento cruciale, scagliò la lametta nel water. Chinatosi vomitò, sonoramente, il contenuto del suo stomaco: una poltiglia informe sgorgò dalla bocca insieme ad un'abbondante dose di caldo sangue.
"NON HO NEMMENO IL CORAGGIO D'UCCIDERMI, SONO FINITO!" esplose a pieni polmoni il vecchio arzillo professore che, da anni, aspettava di andare in pensione. Anche se, in cuor suo, l'insegnamento era l'unica ancora di salvezza che ancora lo teneva a galla nel mare della vita.
Un mistero attanagliava il suo cuore, un X-FILE che nessuno avrebbe mai risolto. La casa non gli era mai sembrata così vuota dal giorno in cui la sua povera consorte si era spenta, falciata via da una neoplasia al seno. Presto o tardi il professore l'avrebbe raggiunta, grazie al tumore che gli contorceva lo stomaco.
"Ormai non ho più nulla da perdere" concluse mentre chiudeva la porta di casa tenendo in mano la sua vecchia borsa, sepolcro di tutti i suoi averi: la più bella foto dell'album di nozze, le analisi che accertavano il suo cancro e la sua amatissima MONT BLANC, la penna stilografica con cui aveva deciso le sorti di tutti i suoi alunni.
OMEGA
Carlo non accenna a risvegliarsi dal coma in cui è caduto.
E' ridotto ad un possente vegetale d'ottanta chili e, credetemi, non è facile assisterlo. Galatus è stato sconfitto ma non cambierà niente se non scoccherà la sesta ora.
Le tre professoresse erano, in realtà, entità sovrannaturali.
I miei compagni sono stati accolti in paradiso ma io sono bloccato in quest'inferno, costretto a far da balia a Carlo.Talvolta ho la sensazione che tutto cambierà, in meglio. Anche stavolta gli zombi si rialzeranno dalla tomba ma per ritornare ad essere studenti normalissimi, o quasi. L'incubo svanirà ed io potrò riabbracciare i miei amici.
In altre occasioni, vorrei non essere l'unico superstite: Carlo è un manichino respirante e la solitudine mi sta dilaniando.
Questa parentesi solitaria mi ha fatto riflettere, riesco ad andare avanti solo ripensando alle parole di Laurentius: SAPERE AUDE, mai come ora sto utilizzando la mia intelligenza per non impazzire. Le notti sono lunghe ed interminabili.Potrei suicidarmi… L'oblio della non vita è così dolce!
Potrei, ma Carlo sarebbe così condannato a una morte orrenda, magari ucciso dagli atroci morsi della fame. Non posso, non posso farlo.
Devo continuare ad attendere… La tenacia di Stefano e degli altri della resistenza deve essermi d'esempio.
La quinta ora è suonata ed io sono ancora in preda ai miei dicotomici furori: resistere alla corrente o lasciarsi naufragare? La speranza è l'unica cosa che mi tiene ancora a galla.
Spero di resistere sino al trillo della campanella.
Spero di spalancare gli occhi e rivedere tutti i miei amici.
Spero che il liceo sia squallido come nei miei sogni.
Spero . . .
17/11/99
Sono successe un casino di cose: se non le vomito sulla carta, impazzisco.
Piccolo schemuccio introduttivo:
1) Storia clandestina con Laura
2) Perdita della fede immatura (o almeno così ha detto Padre Carlo, il mio confessore)
3) Lisa (ora spiego…)
4) Il gemellaggio della scuola della mamma con gli spagnoli
La storia con Laura è stata stupenda proprio perché è stata la mia prima storia "irregolare", insomma lei era già zita e nonostante tutto c'è stata e io finalmente sono stato il cornificatore e non l'ignaro cornuto.
Tutto è successo a scuola della mamma, la sera della cena d'addio per i prof. di Madrid che si sono gemellati con la scuola dove la mamma insegna italiano e storia.
Lei continuava a guardarmi con due bellissimi occhi, incorniciati da capelli biondi naturali, fisico perfetto e look altrettanto. Lei mi guardava… come posso rendere l'idea… per la prima volta ho capito che piacevo a una ragazza. Non so se sarà stato il dopobarba, o i jeans attillati che riempio giusti giusti con i miei 77 chili, magari la quintalata di Axe africa che m'ero spruzzato per non far puzzare le ascelle in questo innaturale caldo che continua a insistere a metà novembre.
Lei mi guardava, poi una collega della mamma ci manda a posare i piatti sporchi nella cucina della mensa del tempo prolungato, nel casolare accanto alla palestra dove le bimbe delle medie stavano intrattenendo gli ospiti con un'imitazione adolescenziale di Grease. Io avevo ancora i suoi occhi piantati sulla camicia cachi e i jeans, ancora attillati anche dopo due piatti di cous cous, chiude la porta e io penso che la scena non sta accadendo, è solo un altro di quei sogni che poi mi lascia il pigiama sporco. Comunque sia, lei mi bacia e io bacio lei in un turbine di emozione mentolata dalla Chloralit che mi sono sparato in bocca. Qui tutto ok, le mie mani ormai sanno dove andarsi a posizionare. Tutto o.k. ma poi le mi dice mentre ancora mi mordicchia mezz'orecchia che lei è già accasata con uno dell'IPIA, cioè ci saranno pure centinaia di bravi ragazzi all'IPIA a specializzarsi in elettronica o che caxxo ne so io ma io non avevo mai manco accarezzato una mossa tanto azzardata: soffiare la ragazza a uno dell'IPIA che già si fa la barba non una, ma ben due volte al giorno… cacchio, da secchione dimagrito ero diventato una leggenda.
Le piacevo, lei mi piaceva e lei mi dice pure che non ha pregiudizi morali, né tabù da bigotta. Ho scelto di mantenermi in vita, pisciare nel territorio di un bullo dell'IPIA non è una spacconaggine, è
S U I C I D I O !!! ( i tre ! per rimarcarlo ancora di più).
Ne ho perfino parlato con la mia guida spirituale (te ne affibbiano una appena t'iscrivi all'oratorio, almeno la mia me la sono scelta io). Padre Carlo mi ha detto che è felice della mia crisi, mi dice che "La merda serve a concimare". Io glielo ho detto che non credo più, o meglio, non credo più con quella fede (che parola grossa…) che avevo quando la mamma mi aveva imposto l'oratorio. Ho pure iniziato a bestemmiare. Anche se non capisco perché, poi penso che tutti i miei amici lo fanno e capisco che è solo un altro brutto vizio che m'hanno attaccato.
Era passato qualche giorno e mi volevo sistemare con quella schizzata di Lisa (quella abbastanza carina dell'oratorio, almeno un tipo da tre asterischi ***, ** per il fisico e * per la bella testa che si ritrova) (***** è il massimo, Pamela Anderson che fa ballare le sue tettone sulla spiaggia in quel costumino rosso da guarda-spiaggia se le merita tutte). Mi volevo sistemare con lei, le avevo perfino comprato una paperetta di peluche che avevamo visto assieme nella vetrina del giocattolaio in Via Dante. Michele (che nel frattempo è riuscito a mettersi con Valentina e le sue tette) agiva per aiutarmi in ogni modo, dovevo solo riuscire a parlarle ma ogni volta che ci provavo capitava qualcosa che mi bloccava. Domenica scorsa Michele e Valentina si sono cresimati e ci hanno invitati ( a me e a Lisa), io la vado a prendere col mio vestito di velluto blu appena stirato. La faccio salire sulla sella del Typhoon e dopo la cerimonia (pallosissima, come al solito), la porto dove fermano e ripartono i treni di Santa Flavia, prendiamo un panino con mozzarella e erba cipollina e ce lo facciamo tagliare in due parti simmetriche (manca il fondamentale prosciutto, fondamentale per ogni panino che si rispetti, perché lei è VEGETARIANA). Stavo quasi per arrivare a meta quando mi squilla il cellulare. È mia madre: la madre di Lisa cerca disperatamente sua figlia. Salgo sul Typhoon e nel tragitto la intrattengo straparlando del sistema hegeliano (un secchione ha sempre qualcosa di cui parlare e poi l'avevo ancora fresco dall'interrogazione di venerdì in cui avevo pure preso 9 e 1/2).
Arrivo sotto casa sua con suo padre che stava appena per uscire la panda per la missione di salvataggio. Il padre mi guarda, anzi mi fulmina e io riesco solo a balbettare qualcosa tipo "ci sentiamo" o "ti telefono" prima di scappare via.
È una settimana che non la vedo e ora scopro che si sta mettendo con un coglione che ha conosciuto sulle panchine di Don Gino!
Non ce la faccio più!
P.S. Almeno mi sono comprato il computer (prosciugando due anni di risparmi).
P.P.S. Basta con le cazzate, sono di maturità, anzi ora si chiama ESAME DI STATO. Mi sento come quel tenente del deserto dei Tartari: aspetto. Morirò quando arriverà quello che aspettavo da una vita?
giovedì 4 settembre 2003
Forse è sempre stato scritto nelle stelle dei PanDiStelle.
Prima o poi doveva capitare che dalle teste "bombate" di BombaCarta uscisse un tema non-tema come quello delle storie. È come se seduto davanti il riporto, la forfora e le caccole del mio prof (uno qualunque), dalla sua bocca laureata partisse una macro-domanda come: "Signor Pintacuda, mi parli dell'Essere". Stesso identico imbarazzo: ci sono troppe cose da dire. E allora procediamo come ho appreso in questi lunghi pomeriggi curvati sui libri e sotto le tette dei vari calendari di Max (mensile semplicemente omonimo al nostro illustre bomber). La prima cosa che ho chiesto al mio prof di Filosofia del Linguaggio nella primissima lezione è stata a soluzione del celebre paradosso del mentitore, avevo passato notti insonni a tentare di smascherare il mendace cretese. Il bello dell'Università è la luccicante capacità di rispondere con domande-guscio: dure, coriacee, solide fuori e dentro vuote. Proprio come la noce più bella che hai scelto dal cesto.
*Tutti i cretesi mentono.*
*Io sono cretese.*
Sbucciate voi sto gomitolo che già ho bruciato abbastanza sinapsi.
Arrivo dal Prof. e mi risponde col bicondizionale tarskiano, riducendo all'osso: l'autoreferenzialità conduce al paradosso. Il concetto di verità scivola via, sguscia sempre traslitterando di un livello, posso circoscrivere la verità di un'affermazione studiandola in un metalinguaggio di grado avanzato.
Ecco il problema, parlare di storie è lo stesso, tutto è "storie". Le scuse che snocciolavo a mia madre quando sparivano i pandistelle o le invenzioni spudorate che svendo-evo-erò alle mie ragazze, tutte storie. Storie, ecco cosa distingue l'uomo dagli altri primati, non è l'accoppiamento frontale Perché Piero Angela mi ha fatto sapere che anche i bonomo si accoppiano come noi, non è nemmeno la vocalizzazione, né tanto meno riconoscersi in uno spicchio di specchio. L'uomo è un produttore di storie, costantemente rielabora quello che gli accade, l'IO vive e il ME rielabora, dattilografando solo le cose che meritano un posticino nella Memoria a Lungo Termine, il resto vola nel Cestino e da lì scompare. Produco storie dormendo: attraverso la soglia onirica ed ecco che sfavillanti ritornano facce, colori, sapori e scrivo e leggo e vivo, REM dopo REM.
Raccontiamo agli altri e a noi stessi sempre storie diverse, colorando la nostra quotidianità. Ci sono storie che ci restano addosso e altre che scivolano via. E c'è la Storia che prima sembrava immutabile e ora può pure lei essere rielaborata, riaggustata, sfumata, sfilacciata e ri-raccontata.
Mi ci romperò la testa sulla capacità di diffusione capillare delle storielle, viaggiano veloci di bocca in bocca, mail dopo mail e ci incrociano la vita e ritornano sul nostro cammino.
Propongo un metodo pratico: spacchiamo il tema. Le storie che ci hanno lasciato un'impronta sull'amore e sul cranio e le altre, le Nostre Storie che vorremmo che lasciassero più impronte possibili.
Storie come quelle che mio padre mi raccontava per evitare l'inevitabile trasloco notturno: cascasse il mondo, sino ai miei 5 anni notte dopo notte, imprecazione paterna dopo imprecazione paterna, dovevo passare dal lettino al lettone e lì, beato, m'inventavo le MIE storie. Storie che poi facevo interpretare alle ombre che abitavano (e penso abitino ancora) lo specchio sul comò.
Ho dovuto affrontare una Storia per accedere alla primina, la storia di una barchetta di carta che becchettava (mi sa che Steve King ha preso da lì lo spunto per l'incipit di IT), il sadismo dei maestri era senza fine, avevano escogitato un dettato zeppo di parole come Becchettio, Sciabordio, Rollio e Gocciolio. Parole che da allora ho rincontrato solo tra le pagine più soporifere di MOby Dick. Il dettato finiva tragicamente con un vento maligno che metteva tutto a SOQQUADRO.
E poi c'è Ende con la sua STORIA INFINITA e il successo dell'eroico affabulatore Bastiano Baldassare Bucci che ripopola il vuoto di Fàntasia con le SUE storie. Storia dopo storia il nulla arretra e il vento lo soffia via, lontano, al di là dei pianeti e delle stelle conosciute. E vola via pure Bastiano sulla schiena pelosa del suo Fortunadrago.
Sono TUTTE STORIE che (ci) raccontiamo per riempire quei giorni che ci separano dalla fine della NOSTRA storia. Pensandoci bene la luce cattiva dell'ovvietà ci fa spesso dimenticare che tutta la nostra vita è una storia unica. Magari con migliaia di punti d'intersezione con altre vite ma sempre unica e inimitabile. Si è intrecciata anche la mia con la vostra per il semplice motivo che nel vostro QUI e nel vostro ORA mi state leggendo.
Quando chiederò al mio serpente giallo di alleggerirmi da questa buccia di ossa, organi e tessuti lampeggerà semplicemente la parola fine, come nei vecchi film che passano in tivù, caratteri quadrati bianchi su sfondo blu.
Chissà, forse qualcuno mi ricorderà nelle SUE storie.
Forse è sempre stato scritto nelle stelle dei PanDiStelle.
Prima o poi doveva capitare che dalle teste "bombate" di BombaCarta uscisse un tema non-tema come quello delle storie. È come se seduto davanti il riporto, la forfora e le caccole del mio prof (uno qualunque), dalla sua bocca laureata partisse una macro-domanda come: "Signor Pintacuda, mi parli dell'Essere". Stesso identico imbarazzo: ci sono troppe cose da dire. E allora procediamo come ho appreso in questi lunghi pomeriggi curvati sui libri e sotto le tette dei vari calendari di Max (mensile semplicemente omonimo al nostro illustre bomber). La prima cosa che ho chiesto al mio prof di Filosofia del Linguaggio nella primissima lezione è stata a soluzione del celebre paradosso del mentitore, avevo passato notti insonni a tentare di smascherare il mendace cretese. Il bello dell'Università è la luccicante capacità di rispondere con domande-guscio: dure, coriacee, solide fuori e dentro vuote. Proprio come la noce più bella che hai scelto dal cesto.
*Tutti i cretesi mentono.*
*Io sono cretese.*
Sbucciate voi sto gomitolo che già ho bruciato abbastanza sinapsi.
Arrivo dal Prof. e mi risponde col bicondizionale tarskiano, riducendo all'osso: l'autoreferenzialità conduce al paradosso. Il concetto di verità scivola via, sguscia sempre traslitterando di un livello, posso circoscrivere la verità di un'affermazione studiandola in un metalinguaggio di grado avanzato.
Ecco il problema, parlare di storie è lo stesso, tutto è "storie". Le scuse che snocciolavo a mia madre quando sparivano i pandistelle o le invenzioni spudorate che svendo-evo-erò alle mie ragazze, tutte storie. Storie, ecco cosa distingue l'uomo dagli altri primati, non è l'accoppiamento frontale Perché Piero Angela mi ha fatto sapere che anche i bonomo si accoppiano come noi, non è nemmeno la vocalizzazione, né tanto meno riconoscersi in uno spicchio di specchio. L'uomo è un produttore di storie, costantemente rielabora quello che gli accade, l'IO vive e il ME rielabora, dattilografando solo le cose che meritano un posticino nella Memoria a Lungo Termine, il resto vola nel Cestino e da lì scompare. Produco storie dormendo: attraverso la soglia onirica ed ecco che sfavillanti ritornano facce, colori, sapori e scrivo e leggo e vivo, REM dopo REM.
Raccontiamo agli altri e a noi stessi sempre storie diverse, colorando la nostra quotidianità. Ci sono storie che ci restano addosso e altre che scivolano via. E c'è la Storia che prima sembrava immutabile e ora può pure lei essere rielaborata, riaggustata, sfumata, sfilacciata e ri-raccontata.
Mi ci romperò la testa sulla capacità di diffusione capillare delle storielle, viaggiano veloci di bocca in bocca, mail dopo mail e ci incrociano la vita e ritornano sul nostro cammino.
Propongo un metodo pratico: spacchiamo il tema. Le storie che ci hanno lasciato un'impronta sull'amore e sul cranio e le altre, le Nostre Storie che vorremmo che lasciassero più impronte possibili.
Storie come quelle che mio padre mi raccontava per evitare l'inevitabile trasloco notturno: cascasse il mondo, sino ai miei 5 anni notte dopo notte, imprecazione paterna dopo imprecazione paterna, dovevo passare dal lettino al lettone e lì, beato, m'inventavo le MIE storie. Storie che poi facevo interpretare alle ombre che abitavano (e penso abitino ancora) lo specchio sul comò.
Ho dovuto affrontare una Storia per accedere alla primina, la storia di una barchetta di carta che becchettava (mi sa che Steve King ha preso da lì lo spunto per l'incipit di IT), il sadismo dei maestri era senza fine, avevano escogitato un dettato zeppo di parole come Becchettio, Sciabordio, Rollio e Gocciolio. Parole che da allora ho rincontrato solo tra le pagine più soporifere di MOby Dick. Il dettato finiva tragicamente con un vento maligno che metteva tutto a SOQQUADRO.
E poi c'è Ende con la sua STORIA INFINITA e il successo dell'eroico affabulatore Bastiano Baldassare Bucci che ripopola il vuoto di Fàntasia con le SUE storie. Storia dopo storia il nulla arretra e il vento lo soffia via, lontano, al di là dei pianeti e delle stelle conosciute. E vola via pure Bastiano sulla schiena pelosa del suo Fortunadrago.
Sono TUTTE STORIE che (ci) raccontiamo per riempire quei giorni che ci separano dalla fine della NOSTRA storia. Pensandoci bene la luce cattiva dell'ovvietà ci fa spesso dimenticare che tutta la nostra vita è una storia unica. Magari con migliaia di punti d'intersezione con altre vite ma sempre unica e inimitabile. Si è intrecciata anche la mia con la vostra per il semplice motivo che nel vostro QUI e nel vostro ORA mi state leggendo.
Quando chiederò al mio serpente giallo di alleggerirmi da questa buccia di ossa, organi e tessuti lampeggerà semplicemente la parola fine, come nei vecchi film che passano in tivù, caratteri quadrati bianchi su sfondo blu.
Chissà, forse qualcuno mi ricorderà nelle SUE storie.
lunedì 1 settembre 2003
Astolfo sulla Luna
Orlando Furioso, canto XXXIV
70
Tutta la sfera varcano del fuoco,
ed indi vanno al regno de la luna.
Veggon per la più parte esser quel loco
come un acciar che non ha macchia alcuna;
e lo trovano uguale, o minor poco
di ciò ch'in questo globo si raguna,
in questo ultimo globo de la terra,
mettendo il mar che la circonda e serra.
71
Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:
che quel paese appresso era sì grande,
il quale a un picciol tondo rassimiglia
a noi che lo miriam da queste bande;
e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia,
s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande,
discerner vuol; che non avendo luce,
l'imagin lor poco alta si conduce.
72
Altri fiumi, altri laghi, altre campagne
sono là su, che non son qui tra noi;
altri piani, altre valli, altre montagne,
c'han le cittadi, hanno i castelli suoi,
con case de le quai mai le più magne
non vide il paladin prima né poi:
e vi sono ample e solitarie selve,
ove le ninfe ognor cacciano belve.
73
Non stette il duca a ricercar il tutto;
che là non era asceso a quello effetto.
Da l'apostolo santo fu condutto
in un vallon fra due montagne istretto,
ove mirabilmente era ridutto
ciò che si perde o per nostro diffetto,
o per colpa di tempo o di Fortuna:
ciò che si perde qui, là si raguna.
74
Non pur di regni o di ricchezze parlo,
in che la ruota instabile lavora;
ma di quel ch'in poter di tor, di darlo
non ha Fortuna, intender voglio ancora.
Molta fama è là su, che, come tarlo,
il tempo al lungo andar qua giù divora:
là su infiniti prieghi e voti stanno,
che da noi peccatori a Dio si fanno.
75
Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l'inutil tempo che si perde a giuoco,
e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.
76
Passando il paladin per quelle biche,
or di questo or di quel chiede alla guida.
Vide un monte di tumide vesiche,
che dentro parea aver tumulti e grida;
e seppe ch'eran le corone antiche
e degli Assiri e de la terra lida,
e de' Persi e de' Greci, che già furo
incliti, ed or n'è quasi il nome oscuro.
77
Ami d'oro e d'argento appresso vede
in una massa, ch'erano quei doni
che si fan con speranza di mercede
ai re, agli avari principi, ai patroni.
Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede,
ed ode che son tutte adulazioni.
Di cicale scoppiate imagine hanno
versi ch'in laude dei signor si fanno.
78
Di nodi d'oro e di gemmati ceppi
vede c'han forma i mal seguiti amori.
V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi,
l'autorità ch'ai suoi danno i signori.
I mantici ch'intorno han pieni i greppi,
sono i fumi dei principi e i favori
che danno un tempo ai ganimedi suoi,
che se ne van col fior degli anni poi.
79
Ruine di cittadi e di castella
stavan con gran tesor quivi sozzopra.
Domanda, e sa che son trattati, e quella
congiura che sì mal par che si cuopra.
Vide serpi con faccia di donzella,
di monetieri e di ladroni l'opra:
poi vide bocce rotte di più sorti,
ch'era il servir de le misere corti.
80
Di versate minestre una gran massa
vede, e domanda al suo dottor ch'importe.
- L'elemosina è (dice) che si lassa
alcun, che fatta sia dopo la morte. -
Di vari fiori ad un gran monte passa,
ch'ebbe già buono odore, or putia forte.
Questo era il dono (se però dir lece)
che Costantino al buon Silvestro fece.
81
Vide gran copia di panie con visco,
ch'erano, o donne, le bellezze vostre.
Lungo sarà, se tutte in verso ordisco
le cose che gli fur quivi dimostre;
che dopo mille e mille io non finisco,
e vi son tutte l'occurrenze nostre:
sol la pazzia non v'è poca né assai;
che sta qua giù, né se ne parte mai.
82
Quivi ad alcuni giorni e fatti sui,
ch'egli già avea perduti, si converse;
che se non era interprete con lui,
non discernea le forme lor diverse.
Poi giunse a quel che par sì averlo a nui,
che mai per esso a Dio voti non ferse;
io dico il senno: e n'era quivi un monte,
solo assai più che l'altre cose conte.
83
Era come un liquor suttile e molle,
atto a esalar, se non si tien ben chiuso;
e si vedea raccolto in varie ampolle,
qual più, qual men capace, atte a quell'uso.
Quella è maggior di tutte, in che del folle
signor d'Anglante era il gran senno infuso;
e fu da l'altre conosciuta, quando
avea scritto di fuor: Senno d'Orlando.
84
E così tutte l'altre avean scritto anco
il nome di color di chi fu il senno.
Del suo gran parte vide il duca franco;
ma molto più maravigliar lo fenno
molti ch'egli credea che dramma manco
non dovessero averne, e quivi dénno
chiara notizia che ne tenean poco;
che molta quantità n'era in quel loco.
85
Altri in amar lo perde, altri in onori,
altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;
altri ne le speranze de' signori,
altri dietro alle magiche sciocchezze;
altri in gemme, altri in opre di pittori,
ed altri in altro che più d'altro aprezze.
Di sofisti e d'astrologhi raccolto,
e di poeti ancor ve n'era molto.
86
Astolfo tolse il suo; che gliel concesse
lo scrittor de l'oscura Apocalisse.
L'ampolla in ch'era al naso sol si messe,
e par che quello al luogo suo ne gisse:
e che Turpin da indi in qua confesse
ch'Astolfo lungo tempo saggio visse;
ma ch'uno error che fece poi, fu quello
ch'un'altra volta gli levò il cervello.
87
La più capace e piena ampolla, ov'era
il senno che solea far savio il conte,
Astolfo tolle; e non è sì leggiera,
come stimò, con l'altre essendo a monte.
Prima che 'l paladin da quella sfera
piena di luce alle più basse smonte,
menato fu da l'apostolo santo
in un palagio ov'era un fiume a canto;
88
ch'ogni sua stanza avea piena di velli
di lin, di seta, di coton, di lana,
tinti in vari colori e brutti e belli.
Nel primo chiostro una femina cana
fila a un aspo traea da tutti quelli,
come veggiàn l'estate la villana
traer dai bachi le bagnate spoglie,
quando la nuova seta si raccoglie.
89
V'è chi, finito un vello, rimettendo
ne viene un altro, e chi ne porta altronde:
un'altra de le filze va scegliendo
il bel dal brutto che quella confonde.
- Che lavor si fa qui, ch'io non l'intendo? -
dice a Giovanni Astolfo; e quel risponde:
- Le vecchie son le Parche, che con tali
stami filano vite a voi mortali.
90
Quanto dura un de' velli, tanto dura
l'umana vita, e non di più un momento.
Qui tien l'occhio e la Morte e la Natura,
per saper l'ora ch'un debba esser spento.
Sceglier le belle fila ha l'altra cura,
perché si tesson poi per ornamento
del paradiso; e dei più brutti stami
si fan per li dannati aspri legami. -
91
Di tutti i velli ch'erano già messi
in aspo, e scelti a farne altro lavoro,
erano in brevi piastre i nomi impressi,
altri di ferro, altri d'argento o d'oro:
e poi fatti n'avean cumuli spessi,
de' quali, senza mai farvi ristoro,
portarne via non si vedea mai stanco
un vecchio, e ritornar sempre per anco.
92
Era quel vecchio sì espedito e snello,
che per correr parea che fosse nato;
e da quel monte il lembo del mantello
portava pien del nome altrui segnato.
Ove n'andava, e perché facea quello,
ne l'altro canto vi sarà narrato,
se d'averne piacer segno farete
con quella grata udienza che solete.
Astolfo sulla Luna
Orlando Furioso, canto XXXIV
70
Tutta la sfera varcano del fuoco,
ed indi vanno al regno de la luna.
Veggon per la più parte esser quel loco
come un acciar che non ha macchia alcuna;
e lo trovano uguale, o minor poco
di ciò ch'in questo globo si raguna,
in questo ultimo globo de la terra,
mettendo il mar che la circonda e serra.
71
Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia:
che quel paese appresso era sì grande,
il quale a un picciol tondo rassimiglia
a noi che lo miriam da queste bande;
e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia,
s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande,
discerner vuol; che non avendo luce,
l'imagin lor poco alta si conduce.
72
Altri fiumi, altri laghi, altre campagne
sono là su, che non son qui tra noi;
altri piani, altre valli, altre montagne,
c'han le cittadi, hanno i castelli suoi,
con case de le quai mai le più magne
non vide il paladin prima né poi:
e vi sono ample e solitarie selve,
ove le ninfe ognor cacciano belve.
73
Non stette il duca a ricercar il tutto;
che là non era asceso a quello effetto.
Da l'apostolo santo fu condutto
in un vallon fra due montagne istretto,
ove mirabilmente era ridutto
ciò che si perde o per nostro diffetto,
o per colpa di tempo o di Fortuna:
ciò che si perde qui, là si raguna.
74
Non pur di regni o di ricchezze parlo,
in che la ruota instabile lavora;
ma di quel ch'in poter di tor, di darlo
non ha Fortuna, intender voglio ancora.
Molta fama è là su, che, come tarlo,
il tempo al lungo andar qua giù divora:
là su infiniti prieghi e voti stanno,
che da noi peccatori a Dio si fanno.
75
Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l'inutil tempo che si perde a giuoco,
e l'ozio lungo d'uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.
76
Passando il paladin per quelle biche,
or di questo or di quel chiede alla guida.
Vide un monte di tumide vesiche,
che dentro parea aver tumulti e grida;
e seppe ch'eran le corone antiche
e degli Assiri e de la terra lida,
e de' Persi e de' Greci, che già furo
incliti, ed or n'è quasi il nome oscuro.
77
Ami d'oro e d'argento appresso vede
in una massa, ch'erano quei doni
che si fan con speranza di mercede
ai re, agli avari principi, ai patroni.
Vede in ghirlande ascosi lacci; e chiede,
ed ode che son tutte adulazioni.
Di cicale scoppiate imagine hanno
versi ch'in laude dei signor si fanno.
78
Di nodi d'oro e di gemmati ceppi
vede c'han forma i mal seguiti amori.
V'eran d'aquile artigli; e che fur, seppi,
l'autorità ch'ai suoi danno i signori.
I mantici ch'intorno han pieni i greppi,
sono i fumi dei principi e i favori
che danno un tempo ai ganimedi suoi,
che se ne van col fior degli anni poi.
79
Ruine di cittadi e di castella
stavan con gran tesor quivi sozzopra.
Domanda, e sa che son trattati, e quella
congiura che sì mal par che si cuopra.
Vide serpi con faccia di donzella,
di monetieri e di ladroni l'opra:
poi vide bocce rotte di più sorti,
ch'era il servir de le misere corti.
80
Di versate minestre una gran massa
vede, e domanda al suo dottor ch'importe.
- L'elemosina è (dice) che si lassa
alcun, che fatta sia dopo la morte. -
Di vari fiori ad un gran monte passa,
ch'ebbe già buono odore, or putia forte.
Questo era il dono (se però dir lece)
che Costantino al buon Silvestro fece.
81
Vide gran copia di panie con visco,
ch'erano, o donne, le bellezze vostre.
Lungo sarà, se tutte in verso ordisco
le cose che gli fur quivi dimostre;
che dopo mille e mille io non finisco,
e vi son tutte l'occurrenze nostre:
sol la pazzia non v'è poca né assai;
che sta qua giù, né se ne parte mai.
82
Quivi ad alcuni giorni e fatti sui,
ch'egli già avea perduti, si converse;
che se non era interprete con lui,
non discernea le forme lor diverse.
Poi giunse a quel che par sì averlo a nui,
che mai per esso a Dio voti non ferse;
io dico il senno: e n'era quivi un monte,
solo assai più che l'altre cose conte.
83
Era come un liquor suttile e molle,
atto a esalar, se non si tien ben chiuso;
e si vedea raccolto in varie ampolle,
qual più, qual men capace, atte a quell'uso.
Quella è maggior di tutte, in che del folle
signor d'Anglante era il gran senno infuso;
e fu da l'altre conosciuta, quando
avea scritto di fuor: Senno d'Orlando.
84
E così tutte l'altre avean scritto anco
il nome di color di chi fu il senno.
Del suo gran parte vide il duca franco;
ma molto più maravigliar lo fenno
molti ch'egli credea che dramma manco
non dovessero averne, e quivi dénno
chiara notizia che ne tenean poco;
che molta quantità n'era in quel loco.
85
Altri in amar lo perde, altri in onori,
altri in cercar, scorrendo il mar, ricchezze;
altri ne le speranze de' signori,
altri dietro alle magiche sciocchezze;
altri in gemme, altri in opre di pittori,
ed altri in altro che più d'altro aprezze.
Di sofisti e d'astrologhi raccolto,
e di poeti ancor ve n'era molto.
86
Astolfo tolse il suo; che gliel concesse
lo scrittor de l'oscura Apocalisse.
L'ampolla in ch'era al naso sol si messe,
e par che quello al luogo suo ne gisse:
e che Turpin da indi in qua confesse
ch'Astolfo lungo tempo saggio visse;
ma ch'uno error che fece poi, fu quello
ch'un'altra volta gli levò il cervello.
87
La più capace e piena ampolla, ov'era
il senno che solea far savio il conte,
Astolfo tolle; e non è sì leggiera,
come stimò, con l'altre essendo a monte.
Prima che 'l paladin da quella sfera
piena di luce alle più basse smonte,
menato fu da l'apostolo santo
in un palagio ov'era un fiume a canto;
88
ch'ogni sua stanza avea piena di velli
di lin, di seta, di coton, di lana,
tinti in vari colori e brutti e belli.
Nel primo chiostro una femina cana
fila a un aspo traea da tutti quelli,
come veggiàn l'estate la villana
traer dai bachi le bagnate spoglie,
quando la nuova seta si raccoglie.
89
V'è chi, finito un vello, rimettendo
ne viene un altro, e chi ne porta altronde:
un'altra de le filze va scegliendo
il bel dal brutto che quella confonde.
- Che lavor si fa qui, ch'io non l'intendo? -
dice a Giovanni Astolfo; e quel risponde:
- Le vecchie son le Parche, che con tali
stami filano vite a voi mortali.
90
Quanto dura un de' velli, tanto dura
l'umana vita, e non di più un momento.
Qui tien l'occhio e la Morte e la Natura,
per saper l'ora ch'un debba esser spento.
Sceglier le belle fila ha l'altra cura,
perché si tesson poi per ornamento
del paradiso; e dei più brutti stami
si fan per li dannati aspri legami. -
91
Di tutti i velli ch'erano già messi
in aspo, e scelti a farne altro lavoro,
erano in brevi piastre i nomi impressi,
altri di ferro, altri d'argento o d'oro:
e poi fatti n'avean cumuli spessi,
de' quali, senza mai farvi ristoro,
portarne via non si vedea mai stanco
un vecchio, e ritornar sempre per anco.
92
Era quel vecchio sì espedito e snello,
che per correr parea che fosse nato;
e da quel monte il lembo del mantello
portava pien del nome altrui segnato.
Ove n'andava, e perché facea quello,
ne l'altro canto vi sarà narrato,
se d'averne piacer segno farete
con quella grata udienza che solete.