domenica 4 settembre 2005

è morto Padre Ennio

Il sacerdote aveva 72 anni ed era nato a Prizzi

Insieme a Orlando e ad altri fu ispiratore della primavera di Palermo

Morto padre Ennio Pintacuda

fu tra i fondatori della "Rete"




PALERMO - Si è spento alle ore 2,30 a Palermo padre Ennio Pintacuda, sacerdote della compagnia di Gesù, sociologo.



E' stato tra gli animatori della "Primavera" Palermitana, laureato in Teologia nella Pontificia Università Gregoriana e in Legge nella Università Cattolica.



A Palermo, al centro Pedro Arrupe, fu tra gli ispiratori dei primi movimenti cattolici che negli anni '80 sfociarono nella 'Primaverà e nella Costituzione della 'Rete', il movimento politico di Leoluca Orlando. Adesso dirigeva il Cerisdi, prestigioso centro studi di Palermo.



Padre Sebastiano Ennio Pintacuda aveva

72 anni ed era originario di Prizzi (Palermo). Era al suo settimo anno di incarico alla presidenza del Cerisdi, il Centro studi direzionali che ha sede a castello Utveggio a Palermo. Nel '90 - ricorda una nota dello stesso Cerisdi - aveva fondato la Libera Universita' della Politica.



(4 settembre 2005)


 da Repubblica.it

sabato 3 settembre 2005

...

..e lunghe ore a ingannarci cosi'

a dire lui e lei, sempre gli altri,

e i palliativi sono sempre tanti

per non ammettere che siamo qui.

E Charlie Brown e Mafalda e la scuola

storie un po' vere, a volte inventate,

nei pomeriggi d''inverno e d'estate,

di strani voli su una parola.



Quando cantavo plaisir d'amour,

tu mi guardavi e ridevi piu' forte:

non lo capivi che ti facevo la corte

o forse capivi e la furba eri tu.

E mi hai sospeso su un filo di lana

e mi ci terrai ancora per molto,

giovane amore, fiore non colto,

o forse si', ma da un'altra mano.



E chi lo sa se anche tu mi vuoi bene,

a volte credo di esserne certo,

a volte invece sembra tutto uno scherzo:

fuggono gli occhi come falene.

Amica mia sorella speranza,

quello che vuoi sentire io non ti diro',

quello che voglio non sentiro',

quello che c'e' dietro l'indifferenza.



E tutto e' morto e tutto e' ancora vivo

e solamente tutto e' cambiato,

quello che provo l'ho sempre provato,

e credo ancora in cio' in cui credevo.

E il fiocco nero e' l'unica cosa

che mi e' rimasta con la malinconia,

ma insieme a questa stanca anarchia

vorrei anche te, amica mia.



Ma dimmi tu, non e' meglio cosi'?

Immaginare ed illudersi sempre,

qui ad aspettare qualcosa o niente,

qui ad aspettare un no o un si',

che in ogni caso sarebbe fine

di tutto questo che almeno e' un ricordo,

cosi' studiato giorno per giorno,

fatto di tanti cristalli di brina.





Tiziano Sclavi, dal Dylan Dog "IL LUNGO ADDIO" 

...

..e lunghe ore a ingannarci cosi'

a dire lui e lei, sempre gli altri,

e i palliativi sono sempre tanti

per non ammettere che siamo qui.

E Charlie Brown e Mafalda e la scuola

storie un po' vere, a volte inventate,

nei pomeriggi d''inverno e d'estate,

di strani voli su una parola.



Quando cantavo plaisir d'amour,

tu mi guardavi e ridevi piu' forte:

non lo capivi che ti facevo la corte

o forse capivi e la furba eri tu.

E mi hai sospeso su un filo di lana

e mi ci terrai ancora per molto,

giovane amore, fiore non colto,

o forse si', ma da un'altra mano.



E chi lo sa se anche tu mi vuoi bene,

a volte credo di esserne certo,

a volte invece sembra tutto uno scherzo:

fuggono gli occhi come falene.

Amica mia sorella speranza,

quello che vuoi sentire io non ti diro',

quello che voglio non sentiro',

quello che c'e' dietro l'indifferenza.



E tutto e' morto e tutto e' ancora vivo

e solamente tutto e' cambiato,

quello che provo l'ho sempre provato,

e credo ancora in cio' in cui credevo.

E il fiocco nero e' l'unica cosa

che mi e' rimasta con la malinconia,

ma insieme a questa stanca anarchia

vorrei anche te, amica mia.



Ma dimmi tu, non e' meglio cosi'?

Immaginare ed illudersi sempre,

qui ad aspettare qualcosa o niente,

qui ad aspettare un no o un si',

che in ogni caso sarebbe fine

di tutto questo che almeno e' un ricordo,

cosi' studiato giorno per giorno,

fatto di tanti cristalli di brina.





Tiziano Sclavi, dal Dylan Dog "IL LUNGO ADDIO" 

giovedì 1 settembre 2005

Meraviglia e altre amenita'

A metà ottobre dovrebbe uscire il nuovo numero di BS che, come già annunciato, sarà dedicato alla Meraviglia. Da intendere come volete. Potete farvi stuzzicare da Platone e d'Aristotele che la pongono come scintilla innescante della filosofia tutta. E con essa, quindi, della nostra civiltà. Che è unica, dato che Aristotele senza la mediazione dei saggi fratelli arabi si sarebbe perduto nella sabbia del tempo.

La meraviglia è pure quella che proviamo quando un evento si ritaglia dal consueto scorrere dei minuti e vola via, subito, tra i ricordi. Quei momenti che sopravvivranno al nostro transito terrestre.

La meraviglia è quella che dovrebbe sgorgare dalle dita e dal cuore dello scrittore. Solo se lui l'ha instillata potremmo beneficiarne anche noi Lettori.



Immagine stimolassociazioni: la faccia del piccolo Giosuè alla fine de LA VITA E' BELLA quando arriva sul serio il carro armato.

Io mi studicchio ancora un po’ il cuginetto di cinque anni che la vede riflessa in ogni cosa. Pure quando sotto il cielo di ferragosto l'ho dovuto necessariamente svegliare e fargli vedere i falò sulla spiaggia. Con la zia che voleva metterlo a letto e lui che doveva restare coi giovani (sic!). Sempre lui, Gabriele la peste (che di angelico ha solo il nome) l'ha provata dopo che, per distrarlo dal pressing di domande su Harry Potter (sia maledetta l'autrice e i suoi miliardi), ho dovuto fargli alzare la testolina al cielo e insegnargli cosa sono le "CONTELLAZIONI", ossia le costellazioni in gabriellese. Poi ho divagato, grazie a un rotolo scottex decorato con gli animali, sul corno del narvalo. Non è che ci ha capito tanto, però poi ha svenduto le cose appena imparate per tutto il resto della vacanza.

Altre reazioni.

Bagheria morì d'improvviso l'ho scritto sapendo che era una storia bella e vera. Se ne sono accorti in molti:



Bagheria e la sua morte l'ho letto e lo rileggerò ancora. Me lo sono incollato in un cantuccio di riflessione. E' molto bello in sé ; e questo è un dato di fatto. E' ancora più bello per chi ti segue da un po' , come me, perché è una tua tappa di maturazione. Fino ad ora avevo letto di te magnifici sprazzi di un tuo mondo interiore in simbiosi e in conflitto - a volte più il primo, a volte più il secondo - con quello che riuscivi ad esprimere con la tua scrittura. Adesso in "Bagheria" un tuo scrivere a volte"selvaggio" ed eccessivamente egocentrico si è placato, ha deciso di lavorare di fino sulla trasmissione delle impressioni, delle emozioni, delle espressioni, delle riflessioni.

Hai saputo conciliare molto meglio l'atto creativo con quello comunicativo. In una parola, e con uno stile ed un lessico molto meglio addomesticato alle esigenze, ci hai dato una Bagheria che è vividamente ancora tutta tua, ma che è diventata anche un po' nostra. E senza la zavorra - così fatalmente appiccicati a certi scritti di costume - dei luoghi comuni.

Questa è solo una prima impressione globale nel leggerlo.

Ed è di palese godimento. Ma, ti ripeto, di spunti per riflettere e da cui apprendere - specie in termini di scrittura - testimonianza - ce ne sono tanti.

Complimenti, figliuzzo.



Costantino Simonelli




PS. "Squietare", usato come l'hai usato tu, è una poesia di verbo! E' un tuo splendido neologismo o fa parte della vostra "lingua"? Nell'un caso, enorme ammirazione per te. Nell'altro per la sicilianità tutta. Quell' "esse" "erompente" la quiete è semplicemente splendida.



***




Sul racconto di Tonino ci sono da dire molte belle cose: sul disincanto, sul correlativo oggettivo dei gerani, sullo stridore tra le aspettative future e la realtà, su chi resta e chi se ne va, su un mondo che dovrebbe cambiare a colpi di speranze, e speriamo che - come in fantàsia - la speranza non muoia mai; inoltre il lessico e lo stile sono bene ancorati alla realtà in cui Tonino vive, ma nello stesso tempo lasciando da parte un'extra- testualità troppo siciliana o troppo adolescente - comprensibile per pochi -, poco universale su cui troppo spesso Tonino indugiava in passato. E anche le digressioni che si trovano durante il racconto sono ben calibrate, non fuorvianti. Insomma, un bel racconto, inoltre molto limato e ponderato.



Toni La Malfa

Meraviglia e altre amenita'

A metà ottobre dovrebbe uscire il nuovo numero di BS che, come già annunciato, sarà dedicato alla Meraviglia. Da intendere come volete. Potete farvi stuzzicare da Platone e d'Aristotele che la pongono come scintilla innescante della filosofia tutta. E con essa, quindi, della nostra civiltà. Che è unica, dato che Aristotele senza la mediazione dei saggi fratelli arabi si sarebbe perduto nella sabbia del tempo.

La meraviglia è pure quella che proviamo quando un evento si ritaglia dal consueto scorrere dei minuti e vola via, subito, tra i ricordi. Quei momenti che sopravvivranno al nostro transito terrestre.

La meraviglia è quella che dovrebbe sgorgare dalle dita e dal cuore dello scrittore. Solo se lui l'ha instillata potremmo beneficiarne anche noi Lettori.



Immagine stimolassociazioni: la faccia del piccolo Giosuè alla fine de LA VITA E' BELLA quando arriva sul serio il carro armato.

Io mi studicchio ancora un po’ il cuginetto di cinque anni che la vede riflessa in ogni cosa. Pure quando sotto il cielo di ferragosto l'ho dovuto necessariamente svegliare e fargli vedere i falò sulla spiaggia. Con la zia che voleva metterlo a letto e lui che doveva restare coi giovani (sic!). Sempre lui, Gabriele la peste (che di angelico ha solo il nome) l'ha provata dopo che, per distrarlo dal pressing di domande su Harry Potter (sia maledetta l'autrice e i suoi miliardi), ho dovuto fargli alzare la testolina al cielo e insegnargli cosa sono le "CONTELLAZIONI", ossia le costellazioni in gabriellese. Poi ho divagato, grazie a un rotolo scottex decorato con gli animali, sul corno del narvalo. Non è che ci ha capito tanto, però poi ha svenduto le cose appena imparate per tutto il resto della vacanza.

Altre reazioni.

Bagheria morì d'improvviso l'ho scritto sapendo che era una storia bella e vera. Se ne sono accorti in molti:



Bagheria e la sua morte l'ho letto e lo rileggerò ancora. Me lo sono incollato in un cantuccio di riflessione. E' molto bello in sé ; e questo è un dato di fatto. E' ancora più bello per chi ti segue da un po' , come me, perché è una tua tappa di maturazione. Fino ad ora avevo letto di te magnifici sprazzi di un tuo mondo interiore in simbiosi e in conflitto - a volte più il primo, a volte più il secondo - con quello che riuscivi ad esprimere con la tua scrittura. Adesso in "Bagheria" un tuo scrivere a volte"selvaggio" ed eccessivamente egocentrico si è placato, ha deciso di lavorare di fino sulla trasmissione delle impressioni, delle emozioni, delle espressioni, delle riflessioni.

Hai saputo conciliare molto meglio l'atto creativo con quello comunicativo. In una parola, e con uno stile ed un lessico molto meglio addomesticato alle esigenze, ci hai dato una Bagheria che è vividamente ancora tutta tua, ma che è diventata anche un po' nostra. E senza la zavorra - così fatalmente appiccicati a certi scritti di costume - dei luoghi comuni.

Questa è solo una prima impressione globale nel leggerlo.

Ed è di palese godimento. Ma, ti ripeto, di spunti per riflettere e da cui apprendere - specie in termini di scrittura - testimonianza - ce ne sono tanti.

Complimenti, figliuzzo.



Costantino Simonelli




PS. "Squietare", usato come l'hai usato tu, è una poesia di verbo! E' un tuo splendido neologismo o fa parte della vostra "lingua"? Nell'un caso, enorme ammirazione per te. Nell'altro per la sicilianità tutta. Quell' "esse" "erompente" la quiete è semplicemente splendida.



***




Sul racconto di Tonino ci sono da dire molte belle cose: sul disincanto, sul correlativo oggettivo dei gerani, sullo stridore tra le aspettative future e la realtà, su chi resta e chi se ne va, su un mondo che dovrebbe cambiare a colpi di speranze, e speriamo che - come in fantàsia - la speranza non muoia mai; inoltre il lessico e lo stile sono bene ancorati alla realtà in cui Tonino vive, ma nello stesso tempo lasciando da parte un'extra- testualità troppo siciliana o troppo adolescente - comprensibile per pochi -, poco universale su cui troppo spesso Tonino indugiava in passato. E anche le digressioni che si trovano durante il racconto sono ben calibrate, non fuorvianti. Insomma, un bel racconto, inoltre molto limato e ponderato.



Toni La Malfa