sabato 12 luglio 2003

Le interviste impossibili - OLTRE LE ANTENNE E GLI AQUILONI


Sono sotto uno spicchio di luna, in un deserto. Aspetto che qualcuno arrivi, lui l'ho visto solo in un'illustrazione.
"Io… io ti conosco"
"Anch'io conosco te" lo dice e la luna gioca con i suoi capelli colore del grano. Ha la sua solita giubba blu e al fianco porta una piccola sciabola. Mi guarda dritto in faccia, cerca di scrostarmi di dosso tutto il rancore che ho accumulato in questi anni.
Ho un'intervista da fare, apro il mio taccuino e inizio: "Tu sei l'amico dell'aviatore che si perde nel deserto, sei l'amico della volpe, sei quello che ama la rosa. Perché non torni nel tuo piccolo pianeta?"
"L'aviatore è morto. La volpe l'hanno presa i bracconieri e la rosa è appassita. E il pianeta è esploso nell'impatto con uno dei vostri satelliti. Sono tutti morti, siamo solo cenere calda. Non si può restare per tutta la vita piccoli principi, ma una cosa non cambia..."
"lo so…" e seguo una fetta di luna che si va a spalmare sulla lama della sua sciabola.
"L'essenziale è…" lo dice con una voce di rosa.
"Invisibile agli occhi." Finisco io e restiamo così, sotto quella luna, in un deserto.


"Lo sai ma cerchi sempre di afferrare un senso nelle cose. Lo fai, sapendo benissimo che il più delle volte quello che ci capita non ha motivo. Accade. Senza scomodare leggi cosmiche o complicati calcoli di statistica. Cercare di capirci qualcosa è inutile. Pure che t'illudi di capire qualcosa, non cambierà mai niente." lo dice e la sua voce si fa più roca. "Quello che deve accadere, accadrà. Puoi correre più di Forrest Gump ma la morte ti raggiungerà sempre. Siamo destinati a morire. L'unica cosa da capire è questa. Non serve affannarsi. Pure campando 120 anni, arriverà un momento in cui il cuore smetterà di pompare sangue e i polmoni si stancheranno di respirare ossigeno. Nessuno può sfuggirle. E io me ne sbatto i piccoli e principeschi coglioni: non voglio sapere quello che c'è dopo il confine…" il principino s'accende una sigaretta con un cerino, me ne porge una.
Faccio un tiro e mi ricordo che ho smesso. La scaglio e cerco le parole giuste per rispondergli: "Una vita per la morte mi va stretta. E la resurrezione dove la metti"
"Bella roba, quella! Hai visto "La notte dei morti viventi"? Alzarsi dalla tomba e cercare qualche cervello per finire riammazzati. Meglio restare sotto due metri di terra bagnata. Ti fai cremare o lasci il compito al tempo. Alla fine sei sempre cenere calda. Un mucchietto di cenere calda nelle mani di Qualcuno che ha uno strano senso dell'umorismo" Cade uno strano silenzio e una tristezza immensa si infila nei suoi occhi azzurri.
"E i miei sogni, le mie speranze, i miei figli? Dove li metti?" Lo so, mi sto cucendo un sudario di paranoie ma non ce la faccio a vederlo così giù.
"Saranno qualche granellino nel mucchietto. Anche i tuoi figli moriranno. Anche i tuoi nipoti. Così, per sempre."


Sentivo la sua rabbia che riempiva quel deserto, io avevo chiuso da tempo con quelle elucubrazioni senza fine, sbiellare non era la mia massima aspirazione. Non voglio capire tutto della vita. Mi basta arrivare al numero 500 di Dylan Dog, vedere arrivare in libreria l'ultimo capitolo della saga della Torre Nera di Steve King e lasciare il fatidico segno del mio passaggio. I figli sono capaci di farli tutti, basta schizzare una goccia di vita dentro il buco in cui si cela l'origine del mondo. Un film, una poesia, un romanzo possono trapanarti lo sterno e toccarti il cuore anche se i registi e gli scrittori sono già cenere calda da cinquant'anni o da qualche secolo. Mi basta rivedere Forrest Gump, rileggere Itaca di Kavafis o Conversazione in Sicilia per palpeggiare le tette della felicità. Cambio di continuo taglio di capelli, modo di vestirsi e di parlare ma quelle tre ancore non le cambio. Se ne possono aggiungere altre ma quelle restano sempre con me. Ero perso nei miei pensieri, con i neuroni che filavano felici una ragnatela di belle speranze, ero lì con la luna sempre sopra di me quando il cielo all’improvviso si è offuscato.


Era un aeroplano: l'aviatore è tornato. Il piccolo principe ha scagliato la sua sigaretta lontano e piangendo è salito nella carlinga. Il suo amico è venuto a prenderlo, è venuto per fargli riscoprire l'essenziale.


Li ho visti volare via, oltre le antenne e gli aquiloni. Li ho seguiti con lo sguardo e poi ho guardato il deserto. Non c’era più: erano rifiorite le rose.

Le interviste impossibili - OLTRE LE ANTENNE E GLI AQUILONI


Sono sotto uno spicchio di luna, in un deserto. Aspetto che qualcuno arrivi, lui l'ho visto solo in un'illustrazione.
"Io… io ti conosco"
"Anch'io conosco te" lo dice e la luna gioca con i suoi capelli colore del grano. Ha la sua solita giubba blu e al fianco porta una piccola sciabola. Mi guarda dritto in faccia, cerca di scrostarmi di dosso tutto il rancore che ho accumulato in questi anni.
Ho un'intervista da fare, apro il mio taccuino e inizio: "Tu sei l'amico dell'aviatore che si perde nel deserto, sei l'amico della volpe, sei quello che ama la rosa. Perché non torni nel tuo piccolo pianeta?"
"L'aviatore è morto. La volpe l'hanno presa i bracconieri e la rosa è appassita. E il pianeta è esploso nell'impatto con uno dei vostri satelliti. Sono tutti morti, siamo solo cenere calda. Non si può restare per tutta la vita piccoli principi, ma una cosa non cambia..."
"lo so…" e seguo una fetta di luna che si va a spalmare sulla lama della sua sciabola.
"L'essenziale è…" lo dice con una voce di rosa.
"Invisibile agli occhi." Finisco io e restiamo così, sotto quella luna, in un deserto.


"Lo sai ma cerchi sempre di afferrare un senso nelle cose. Lo fai, sapendo benissimo che il più delle volte quello che ci capita non ha motivo. Accade. Senza scomodare leggi cosmiche o complicati calcoli di statistica. Cercare di capirci qualcosa è inutile. Pure che t'illudi di capire qualcosa, non cambierà mai niente." lo dice e la sua voce si fa più roca. "Quello che deve accadere, accadrà. Puoi correre più di Forrest Gump ma la morte ti raggiungerà sempre. Siamo destinati a morire. L'unica cosa da capire è questa. Non serve affannarsi. Pure campando 120 anni, arriverà un momento in cui il cuore smetterà di pompare sangue e i polmoni si stancheranno di respirare ossigeno. Nessuno può sfuggirle. E io me ne sbatto i piccoli e principeschi coglioni: non voglio sapere quello che c'è dopo il confine…" il principino s'accende una sigaretta con un cerino, me ne porge una.
Faccio un tiro e mi ricordo che ho smesso. La scaglio e cerco le parole giuste per rispondergli: "Una vita per la morte mi va stretta. E la resurrezione dove la metti"
"Bella roba, quella! Hai visto "La notte dei morti viventi"? Alzarsi dalla tomba e cercare qualche cervello per finire riammazzati. Meglio restare sotto due metri di terra bagnata. Ti fai cremare o lasci il compito al tempo. Alla fine sei sempre cenere calda. Un mucchietto di cenere calda nelle mani di Qualcuno che ha uno strano senso dell'umorismo" Cade uno strano silenzio e una tristezza immensa si infila nei suoi occhi azzurri.
"E i miei sogni, le mie speranze, i miei figli? Dove li metti?" Lo so, mi sto cucendo un sudario di paranoie ma non ce la faccio a vederlo così giù.
"Saranno qualche granellino nel mucchietto. Anche i tuoi figli moriranno. Anche i tuoi nipoti. Così, per sempre."


Sentivo la sua rabbia che riempiva quel deserto, io avevo chiuso da tempo con quelle elucubrazioni senza fine, sbiellare non era la mia massima aspirazione. Non voglio capire tutto della vita. Mi basta arrivare al numero 500 di Dylan Dog, vedere arrivare in libreria l'ultimo capitolo della saga della Torre Nera di Steve King e lasciare il fatidico segno del mio passaggio. I figli sono capaci di farli tutti, basta schizzare una goccia di vita dentro il buco in cui si cela l'origine del mondo. Un film, una poesia, un romanzo possono trapanarti lo sterno e toccarti il cuore anche se i registi e gli scrittori sono già cenere calda da cinquant'anni o da qualche secolo. Mi basta rivedere Forrest Gump, rileggere Itaca di Kavafis o Conversazione in Sicilia per palpeggiare le tette della felicità. Cambio di continuo taglio di capelli, modo di vestirsi e di parlare ma quelle tre ancore non le cambio. Se ne possono aggiungere altre ma quelle restano sempre con me. Ero perso nei miei pensieri, con i neuroni che filavano felici una ragnatela di belle speranze, ero lì con la luna sempre sopra di me quando il cielo all’improvviso si è offuscato.


Era un aeroplano: l'aviatore è tornato. Il piccolo principe ha scagliato la sua sigaretta lontano e piangendo è salito nella carlinga. Il suo amico è venuto a prenderlo, è venuto per fargli riscoprire l'essenziale.


Li ho visti volare via, oltre le antenne e gli aquiloni. Li ho seguiti con lo sguardo e poi ho guardato il deserto. Non c’era più: erano rifiorite le rose.

venerdì 11 luglio 2003

VITA UNIVERSITARIA - Le fatike medievali

dal nostro inviato Guido Grassadonio

 

Dear Dicotonino,

    ecco il resoconto di ciò ke è successo in questi giorni di fuoco. 9 Luglio, ore 9.00, terzo piano, la tensione sale fra noi poveri  morituri: l'esame è una scommessa per tutti, nessuno si sente sicuro. Ore 9.30/10.00 arriva il boia, ci saluta e c'invita a recarci in un aula del Corpo basso, luogo deputato all'esecuzione; una frase resta scolpita nelle nostre povere ignoranti menti, "Finiamo in mattinata". Iniziati gli esami prima sorpresa: si eseguono condanne anche di Storia della Logica e Filosofia Araba. I primi a sacrificarsi sono i Logici. Ore 11.00, tocca alla prima vittima del nostro corso, Valentina. 35 minuti di tortura poi la fine. "Professore io non accetto qualsiasi voto". E' caduta sulle domande riguardanti neoplatonismo e aristotelismo. Panico generale fra di noi. Vitaliano e Guido tornano in quel momento dalla biblioteca centrale, dove un Catanese disperato ha cercato di capire cosa si dovesse risponderead una domanda tipo "Mi parli dell'aristotelismo". Guido comincia a notare che ineffetti è una domanda non difficile, ma vuota. Che significa parlare di Aristotelismo nel Medioevo dove Aristotele è detto semplicemente il Filosofo? Comunque tocca a Chiara. Riecco spuntare aristotelismo e neoplatonismo con domande tipo "il rapporto di Bonaventura con queste correnti? Quali sono i centri universitari dove si diffonde il francescanesimo?" Guido pensa, "cazzo altre domande iper generali, nessun riferimento a cosa codeste menti pensassero........." Chiara tentenna, sa meglio il Gilson, ma è l'ultima cosa che importa in questo esame. Alla fine la condanna è 27. Poteva andare peggio. Il boia si alza, parlotta con il porco democristiano (Musco) che sta sistemando alcuni verbali. Alla fine ecco un'altra sentenza: arriviamo a farne solo altri tre. 2 di araba 1 di medievale. Rosanna prende la palla al balzo e si riprende lo statino e  si ritira dalla lotta. Vitaliano è già scappato laciando lo statino. Guido apprende che la sua esecuzione è stata rimandata e torna a casa: ormai ha capito che quest'esame è fuori dalla sua portata, non per il corso mongrafico, ma naturalmente per ben altro quel De liberà di cui ha letto solo il primo capitolo e qualche autore, su cui vi è almeno una domanda. Eppure, eppure...., ma sì,  il boia non ha mai chiesto nulla sul De Liberà, ha solo chiesto di parlare non di dire qualcosa. Si tratta di domande talmente generali su cui una persona che è abituato a studiare ogni particolare può avere difficoltà a rispondere, dato che non vertono su null'altro che la capacita di sintesi, ma Guido, che da sempre è versato sui discorsi general,i vuoti e sintetici capisce di avere ancora qualche possibilità. Il pomeriggio e la sera li passa quindi a concentrarsi ed a leggere le parti generali dewl De Liberà, saltando tutto quanto sia veramente filosofico. 10 Luglio ore 9.00, terzo piano: i morituri rimasti sono solo tre: Guido, Giulia e Gabriele (le tre G della riscossa). Gabriele sembra avere bene in mano la parte generale, Guido sfoggia la sua teoria sulle domande generali (quasi universali) del boia, Giulia è solo agitata. Ore 10.00, nulla il boia non si vede, Giulia è un po' più calma. Ore 11.00, ancora nulla; fioccano tesi di Guido su cosa può essere successo al terribile Roccaro (rapito dagli alieni, missioni segrete, ecc.). Ore 11.15 arriva il Boia. Ci guarda, sorride (non chiede scusa),  esce le chiavi del Dipartimento di tortura, le infila nella toppa, prova ad aprire, nulla: la toppa è rotta. Un unica frase passa nella mente nostra edei vari assistenti ke aspettavano: "Ma vaffanculo!!!!!". 15 tentativi di aprire la porta, nulla. Il boia decide di trasfererire altrove l'esecuzione. Ultimo tentativo, finalmente la porta si apre. Tocca subito all'ultima superstite dei filosofi arabi. Noi (naturalmente dico noi perché io sono il protagonista)  rimaniamo fuori. Giulia è di nuovo agitata e per calmarla Guido pensa bene di sfidarla a braccio di ferro. Dopo uno sforzo sovraumano Guido riesce a piegare il braccio della forzutissima pulzella; in questo momento capisce che è il suo giorno fortunato (come ribadirà più tardi Antonella stracciata in una sifida a carte). Ecco tocca a Gabriele. Gli altri non entrano, vuole restare solo. Passano minuti interminabili, la tensione di Giulia sale alle stelle. Dopo 30 miniti esce Gabriele, sembra tranquillo. "Come è andata?" chiede Guido. "Non so"  risponde l'affaticato esaminato, "non ho ancora visto il libretto." Ecco spuntare forte e glorioso il magico numero di 30. L'esame ha vertito principalmente sul Parmenide di Platone (che Gabriele ha scelto al posto di Aristotele) e su discorsi generali. Tocca a Giulia, ma neanche lei vuole che qualcuno assista al suo esame. Altri interminabili momenti, ora è Guido ad essere agitato. Esce un laureando. Un piccolo scambio di parole e Guido capisce che non sta andando troppo bene. Eppure alla fine è 28. Bene, Giulia augura 'in bocca al lupo a Guido e se ne va in vacanza. Guido si accomoda, esce le varie Metafisiche dallo zaino 1977 e comincia a ruota libera anticipando la scontata domanda del Boia sull'argomento a piacere. L'esame verte per ora sulla parte monografica, anzi Guido trasforma la "Storia della Filosofia Medievale" in "Quanto aveva già detto Aristotele e gli altri hanno solo ribadito". Infatti tranne qualche accenno consistenter alla prima sezione della Metafisica di Avicenna e qualche rimando a Tommaso, parla solo di I, II, III e IV libro della Metafisica originale. Su una critica di Roccaro a Reale, costruisce poi un'argomentazione rafforzativa sulla base di un rigo del V libro e sulla nozione di categorie. Sembra il tripudio, ma ecco che il boia comincia a chiedere "Lei a letto il De liberà?" La risposta è una sorta di singhiozzzo: "Sì". Panico, terrore: e se la tesi della domanda generale fosse sbagliata? Se per caso, dato la spumeggiante prima parte il Boia decida di fare qualche domandona impossibile sicuro che colui che ha davanti si una speci di secchione onnisciente? Roccaro formula lentissimamente la sua domanda, come se dovesse scegliere bene le parole, dovesse spaccare il capello diqualche questione. Ed invece: "Perché DeLiberà dice che più di una filosofia medievale bisognerebbe parlare di più filosofie, articolate per differenze?" Insomma la domanda più universale che si possa fare ovverro "Di che tratta sto cazzo di Libro". Guido ci aveva azzeccato e poteva cominciare il suo Show. Aristotelismo, Neo Platonismo, Pseudoaristotele, translatio studiorum, Averroé ed altro fumo, tutto esposto con la classe di chi per anni è andato impreparato alle interrogazioni,  tenendo comunque una media del 7. Alla fine il prof. prende il libretto e comincia a scrvere. Guido poi controllerà per sicurezza, ma sa già da ora il voto: 30 e lode. Guido si alza, stringe la mano al boia sconfitto, e tutto trionfante prova ad uscire dalla scassatissima porta. Riuscirà ad aprilrla solo al sesto tentativo............, ma  questa è un'altra storia.

 

 

P.S.

Lo scritto tutto di seguito e la forma non l'ho riletta. Comunque è un modo per tranquillizzarti: l'esame è una cazzata, basta usare un po' la testa. Ecco quindi i cinque comandamenti per passare bene l'esame:

 


  1. Non perdere troppo tempo col Gilson, o con le minuzie di Psellos, ti servono principlamente i discorsi generali del De Liberà.
  2. Fai benissimo il corso monografico.
  3. Preparati uno spumeggiante discorso d'introduzione
  4. Parla, parla, parla, introduci sempre nuovi argomenti, scegliti tu le domande, portalo dove vuoi tu.
  5. Abbi culo.
VITA UNIVERSITARIA - Le fatike medievali

dal nostro inviato Guido Grassadonio

 

Dear Dicotonino,

    ecco il resoconto di ciò ke è successo in questi giorni di fuoco. 9 Luglio, ore 9.00, terzo piano, la tensione sale fra noi poveri  morituri: l'esame è una scommessa per tutti, nessuno si sente sicuro. Ore 9.30/10.00 arriva il boia, ci saluta e c'invita a recarci in un aula del Corpo basso, luogo deputato all'esecuzione; una frase resta scolpita nelle nostre povere ignoranti menti, "Finiamo in mattinata". Iniziati gli esami prima sorpresa: si eseguono condanne anche di Storia della Logica e Filosofia Araba. I primi a sacrificarsi sono i Logici. Ore 11.00, tocca alla prima vittima del nostro corso, Valentina. 35 minuti di tortura poi la fine. "Professore io non accetto qualsiasi voto". E' caduta sulle domande riguardanti neoplatonismo e aristotelismo. Panico generale fra di noi. Vitaliano e Guido tornano in quel momento dalla biblioteca centrale, dove un Catanese disperato ha cercato di capire cosa si dovesse risponderead una domanda tipo "Mi parli dell'aristotelismo". Guido comincia a notare che ineffetti è una domanda non difficile, ma vuota. Che significa parlare di Aristotelismo nel Medioevo dove Aristotele è detto semplicemente il Filosofo? Comunque tocca a Chiara. Riecco spuntare aristotelismo e neoplatonismo con domande tipo "il rapporto di Bonaventura con queste correnti? Quali sono i centri universitari dove si diffonde il francescanesimo?" Guido pensa, "cazzo altre domande iper generali, nessun riferimento a cosa codeste menti pensassero........." Chiara tentenna, sa meglio il Gilson, ma è l'ultima cosa che importa in questo esame. Alla fine la condanna è 27. Poteva andare peggio. Il boia si alza, parlotta con il porco democristiano (Musco) che sta sistemando alcuni verbali. Alla fine ecco un'altra sentenza: arriviamo a farne solo altri tre. 2 di araba 1 di medievale. Rosanna prende la palla al balzo e si riprende lo statino e  si ritira dalla lotta. Vitaliano è già scappato laciando lo statino. Guido apprende che la sua esecuzione è stata rimandata e torna a casa: ormai ha capito che quest'esame è fuori dalla sua portata, non per il corso mongrafico, ma naturalmente per ben altro quel De liberà di cui ha letto solo il primo capitolo e qualche autore, su cui vi è almeno una domanda. Eppure, eppure...., ma sì,  il boia non ha mai chiesto nulla sul De Liberà, ha solo chiesto di parlare non di dire qualcosa. Si tratta di domande talmente generali su cui una persona che è abituato a studiare ogni particolare può avere difficoltà a rispondere, dato che non vertono su null'altro che la capacita di sintesi, ma Guido, che da sempre è versato sui discorsi general,i vuoti e sintetici capisce di avere ancora qualche possibilità. Il pomeriggio e la sera li passa quindi a concentrarsi ed a leggere le parti generali dewl De Liberà, saltando tutto quanto sia veramente filosofico. 10 Luglio ore 9.00, terzo piano: i morituri rimasti sono solo tre: Guido, Giulia e Gabriele (le tre G della riscossa). Gabriele sembra avere bene in mano la parte generale, Guido sfoggia la sua teoria sulle domande generali (quasi universali) del boia, Giulia è solo agitata. Ore 10.00, nulla il boia non si vede, Giulia è un po' più calma. Ore 11.00, ancora nulla; fioccano tesi di Guido su cosa può essere successo al terribile Roccaro (rapito dagli alieni, missioni segrete, ecc.). Ore 11.15 arriva il Boia. Ci guarda, sorride (non chiede scusa),  esce le chiavi del Dipartimento di tortura, le infila nella toppa, prova ad aprire, nulla: la toppa è rotta. Un unica frase passa nella mente nostra edei vari assistenti ke aspettavano: "Ma vaffanculo!!!!!". 15 tentativi di aprire la porta, nulla. Il boia decide di trasfererire altrove l'esecuzione. Ultimo tentativo, finalmente la porta si apre. Tocca subito all'ultima superstite dei filosofi arabi. Noi (naturalmente dico noi perché io sono il protagonista)  rimaniamo fuori. Giulia è di nuovo agitata e per calmarla Guido pensa bene di sfidarla a braccio di ferro. Dopo uno sforzo sovraumano Guido riesce a piegare il braccio della forzutissima pulzella; in questo momento capisce che è il suo giorno fortunato (come ribadirà più tardi Antonella stracciata in una sifida a carte). Ecco tocca a Gabriele. Gli altri non entrano, vuole restare solo. Passano minuti interminabili, la tensione di Giulia sale alle stelle. Dopo 30 miniti esce Gabriele, sembra tranquillo. "Come è andata?" chiede Guido. "Non so"  risponde l'affaticato esaminato, "non ho ancora visto il libretto." Ecco spuntare forte e glorioso il magico numero di 30. L'esame ha vertito principalmente sul Parmenide di Platone (che Gabriele ha scelto al posto di Aristotele) e su discorsi generali. Tocca a Giulia, ma neanche lei vuole che qualcuno assista al suo esame. Altri interminabili momenti, ora è Guido ad essere agitato. Esce un laureando. Un piccolo scambio di parole e Guido capisce che non sta andando troppo bene. Eppure alla fine è 28. Bene, Giulia augura 'in bocca al lupo a Guido e se ne va in vacanza. Guido si accomoda, esce le varie Metafisiche dallo zaino 1977 e comincia a ruota libera anticipando la scontata domanda del Boia sull'argomento a piacere. L'esame verte per ora sulla parte monografica, anzi Guido trasforma la "Storia della Filosofia Medievale" in "Quanto aveva già detto Aristotele e gli altri hanno solo ribadito". Infatti tranne qualche accenno consistenter alla prima sezione della Metafisica di Avicenna e qualche rimando a Tommaso, parla solo di I, II, III e IV libro della Metafisica originale. Su una critica di Roccaro a Reale, costruisce poi un'argomentazione rafforzativa sulla base di un rigo del V libro e sulla nozione di categorie. Sembra il tripudio, ma ecco che il boia comincia a chiedere "Lei a letto il De liberà?" La risposta è una sorta di singhiozzzo: "Sì". Panico, terrore: e se la tesi della domanda generale fosse sbagliata? Se per caso, dato la spumeggiante prima parte il Boia decida di fare qualche domandona impossibile sicuro che colui che ha davanti si una speci di secchione onnisciente? Roccaro formula lentissimamente la sua domanda, come se dovesse scegliere bene le parole, dovesse spaccare il capello diqualche questione. Ed invece: "Perché DeLiberà dice che più di una filosofia medievale bisognerebbe parlare di più filosofie, articolate per differenze?" Insomma la domanda più universale che si possa fare ovverro "Di che tratta sto cazzo di Libro". Guido ci aveva azzeccato e poteva cominciare il suo Show. Aristotelismo, Neo Platonismo, Pseudoaristotele, translatio studiorum, Averroé ed altro fumo, tutto esposto con la classe di chi per anni è andato impreparato alle interrogazioni,  tenendo comunque una media del 7. Alla fine il prof. prende il libretto e comincia a scrvere. Guido poi controllerà per sicurezza, ma sa già da ora il voto: 30 e lode. Guido si alza, stringe la mano al boia sconfitto, e tutto trionfante prova ad uscire dalla scassatissima porta. Riuscirà ad aprilrla solo al sesto tentativo............, ma  questa è un'altra storia.

 

 

P.S.

Lo scritto tutto di seguito e la forma non l'ho riletta. Comunque è un modo per tranquillizzarti: l'esame è una cazzata, basta usare un po' la testa. Ecco quindi i cinque comandamenti per passare bene l'esame:

 


  1. Non perdere troppo tempo col Gilson, o con le minuzie di Psellos, ti servono principlamente i discorsi generali del De Liberà.
  2. Fai benissimo il corso monografico.
  3. Preparati uno spumeggiante discorso d'introduzione
  4. Parla, parla, parla, introduci sempre nuovi argomenti, scegliti tu le domande, portalo dove vuoi tu.
  5. Abbi culo.

giovedì 10 luglio 2003

Amo la Mailing List di BombaCarta.


Amo le sue periodiche e vivacissime dispute letterarie e non. Mi piace interrogarmi se sia meglio la prima o la terza persona e non disdegno che qualche didattica sezionata lasci nel suo blog qualche vivificante frecciatina. Già, vivificante. Nel web come nella vita non fa male fermarsi un attimo e chiedersi: che faccio qui? Glaucy se lo chiede nelle sue casette e nelle sue cosette e indirettamente ci invita a farlo. Colgo l’invito.


Però, ci ripenso. È luglio, fuori ci sono 30 gradi e allora mi lascio scivolare. Su Repubblica di domenica anche Baricco (odiato-amato-schivato ma sempre vendutissimo) delirava su strani parallelismi tra il romanzo di Stocker e il Don Giovanni. Giocava con vaghe analogie sino a raggiungere l’acme nell’individuare il filo rosso che legava entrambe le opere: la scoperta del desiderio. Lo faceva con la sua prosa stuzzicante e sotto il sole continuavo a leggere e intanto pensavo: chissà che ne pensano in Mailing List.


Ecco il punto. Qualsiasi cosa legga e che ruoti nell’orbita della scrittura, automaticamente un neurone prende appunti nel suo taccuino e mette da parte lo spunto per una gustosa discussione bombacartacea. E questo mi capita da più di due anni.


Poi, pensare a Baricco si è tirato dietro un altro ricordo che pedalava tutto contento verso la memoria a lungo termine. La faccia di Veronica, la nostra Veronica, la mia ‘polizzziotta’ preferita che mi parlava a dieci centimetri di distanza di letteratura a bordo della mia ford fiesta. Sì, in questa mailing list ho degli Amici.


 
Bene: faccio 2+2. Ecco: un altro cortocircuito. Mi sbobino in testa il delirio che chiudeva 1984 di Orwell. Mi rivedo quattro dita davanti agli occhi, steso sul tavolaccio con Winston ridotto a una larva. E arriva un’altra scarica e le dita non so più quante siano. Non lo so quanto fa 2+2, in alcuni mondi fa quattro, in altri è meglio non saperlo. Ma in questa lista è importante sommare i due punti del ragionamento e tirarne un evidente, chiarissimo e lapalissiano risultato. Sono stato conquistato dal manifesto e da quello slogan che accoppia amicizia e arte. Bene, se leggo e penso a questa mailing list mi sa che quel manifesto non è più solo bit, si è concretizzato. E ripenso all’odore della pipa di Kosta, alle birre bevute con DDT, alle sigarette fumate al Massimo, alla voce di Antonio, al terrazzo di Stas’…


Quindi, leggere Didattiche sezionate che cercano spunti per riempire blog, non mi può scacciare dal cranio e dal cuore quello che provo. Basta poco per rinnovare quella bella sensazione: il mio modem smette di gracidare, vedo nuovi messaggi nella cartella di BombaCarta e sotto il naso mi spunta un sorriso.


P.s. Oggi ero sul treno e una mia amica mi dice: ‘Sono stata sul sito e ho letto il racconto di Max. Bellissimo.’ Io ero seduto dal lato del finestrino, ho guardato il mio riflesso.


C’era la mia faccia.


E un sorriso.  

Amo la Mailing List di BombaCarta.


Amo le sue periodiche e vivacissime dispute letterarie e non. Mi piace interrogarmi se sia meglio la prima o la terza persona e non disdegno che qualche didattica sezionata lasci nel suo blog qualche vivificante frecciatina. Già, vivificante. Nel web come nella vita non fa male fermarsi un attimo e chiedersi: che faccio qui? Glaucy se lo chiede nelle sue casette e nelle sue cosette e indirettamente ci invita a farlo. Colgo l’invito.


Però, ci ripenso. È luglio, fuori ci sono 30 gradi e allora mi lascio scivolare. Su Repubblica di domenica anche Baricco (odiato-amato-schivato ma sempre vendutissimo) delirava su strani parallelismi tra il romanzo di Stocker e il Don Giovanni. Giocava con vaghe analogie sino a raggiungere l’acme nell’individuare il filo rosso che legava entrambe le opere: la scoperta del desiderio. Lo faceva con la sua prosa stuzzicante e sotto il sole continuavo a leggere e intanto pensavo: chissà che ne pensano in Mailing List.


Ecco il punto. Qualsiasi cosa legga e che ruoti nell’orbita della scrittura, automaticamente un neurone prende appunti nel suo taccuino e mette da parte lo spunto per una gustosa discussione bombacartacea. E questo mi capita da più di due anni.


Poi, pensare a Baricco si è tirato dietro un altro ricordo che pedalava tutto contento verso la memoria a lungo termine. La faccia di Veronica, la nostra Veronica, la mia ‘polizzziotta’ preferita che mi parlava a dieci centimetri di distanza di letteratura a bordo della mia ford fiesta. Sì, in questa mailing list ho degli Amici.


 
Bene: faccio 2+2. Ecco: un altro cortocircuito. Mi sbobino in testa il delirio che chiudeva 1984 di Orwell. Mi rivedo quattro dita davanti agli occhi, steso sul tavolaccio con Winston ridotto a una larva. E arriva un’altra scarica e le dita non so più quante siano. Non lo so quanto fa 2+2, in alcuni mondi fa quattro, in altri è meglio non saperlo. Ma in questa lista è importante sommare i due punti del ragionamento e tirarne un evidente, chiarissimo e lapalissiano risultato. Sono stato conquistato dal manifesto e da quello slogan che accoppia amicizia e arte. Bene, se leggo e penso a questa mailing list mi sa che quel manifesto non è più solo bit, si è concretizzato. E ripenso all’odore della pipa di Kosta, alle birre bevute con DDT, alle sigarette fumate al Massimo, alla voce di Antonio, al terrazzo di Stas’…


Quindi, leggere Didattiche sezionate che cercano spunti per riempire blog, non mi può scacciare dal cranio e dal cuore quello che provo. Basta poco per rinnovare quella bella sensazione: il mio modem smette di gracidare, vedo nuovi messaggi nella cartella di BombaCarta e sotto il naso mi spunta un sorriso.


P.s. Oggi ero sul treno e una mia amica mi dice: ‘Sono stata sul sito e ho letto il racconto di Max. Bellissimo.’ Io ero seduto dal lato del finestrino, ho guardato il mio riflesso.


C’era la mia faccia.


E un sorriso.  

mercoledì 9 luglio 2003

L'uomo scarafaggio abita lì, nella casa di fronte all'ospedale. La sua stanza ha una finestra che s'affaccia proprio sulla strada. Sento suonare un violino e poi nient'altro. Il portiere dello stabile mi chiede il motivo della visita, gli allungo 10 euro e lui mi sorride con gli ultimi tre denti che gli sono rimasti.
Sono ancora lì, a fissare le gengive del vecchio e subito scendono di corsa tre vecchi con le barbe bianche che caracollano dalle scale come se avessero le suole arroventate.
Salgo dalla scala e cerco il campanello dei Samsa. Suono una volta. E ancora una. Nessuna risposta.
È tardi per trovare un albergo, con altri venti euro il portiere mi sistema una branda nel sottoscala. Ci sono due o tre scarafaggi che zampettano proprio sotto di me. Magari loro lo sanno dove è finito Gregor.
La notte cade e ancora il taccuino è vuoto. Giro le pagine che stanno attaccate alla spirale e ripasso le domande. La prima è la domanda che preferisco: Signor Samsa, che cosa ha sognato la notte prima della sua metamorfosi? Stavolta becco il Pulitzer, me lo sento. Penso al premio e felice mi addormento.
All'alba mi sveglio di soprassalto, come se vicino a me due o trecento segretarie picchiassero nelle loro macchine da scrivere. Apro gli occhi: una processione di scarafaggi si snoda dalla mia branca sino al vicolo dietro il palazzo. Mi alzo.
Corro facendo attenzione a non schiacciare nessuno di quelle bucce di melanzane. Stanno piangendo. Piangono e le loro antenne suonano le note della marcia funebre di una marionetta.
Piangono la morte di Gregor. è lì, un'antenna esce dal bidone e vibra piano in quest'alba di ghiaccio.
Non sapremo mai quali erano quei sogni tormentati.