giovedì 28 agosto 2003

Questo ricordo lo vorrei raccontare


La Seconda Guerra Mondiale si è portata via il fratello di mia nonna, disperso in Russia nell’inverno dei suoi 18 anni.
Sì, aveva 18 anni ed era capoclasse al Liceo Classico. Hanno provato a farlo restare, gli avevano detto di tagliarsi un dito… Piangendo è salito sul treno ed è andato a morire con tutte e dieci le dita, con la certezza che nessuno lo avrebbe chiamato mai "disertore". È morto assiderato: la voglia di tornare da sua madre e da sua sorella nella sua bella casa del Corso Umberto I non è bastata a riscaldarlo.
In mezzo alla neve, con i piedi ghiacciati, la retorica del “Dulce et decorum est pro patria mori” non serve a molto.
Ora è su una lapide, sulla facciata del Municipio, insieme agli altri che, dicono, furono “fulmini scagliati contro l’orda nemica”.

2 commenti:

  1. idem come sopra:
    le ultime lettere arrivarono dalle sponde del Don, si chiamava Amedeo ed era il fratello diciottenne di mia nonna.

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  2. Purtroppo io penso fulmini scagliati contro l'ignoranza di chi deve far valere i propri diritti (o peggio la propria pazzia), con la forza e la guerra

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