lunedì 3 marzo 2003

Un bel pezzo di Baricco. Non ho mai capito se mi piace o no come scrive... è semplice magia. Il resto sone bubbole.  O no?

LA SINDROME DI BARTLEBOOM «Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo.  Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo.
Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna.  Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità.  Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive.  Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare.  E a chi, se non a lei?  Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle
- Ti aspettavo.
 Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni - i giorni, gli istanti - che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo
- Tu sei matto.
E per sempre lo amerà.» Alessandro Baricco, OCEANO MARE


 

Richard Matheson. Nato d'uomo e di donna

x - Questo giorno, quando ha avuto luce, la mamma mi ha chiamato un obbrobrio.  Sei un obbrobrio, ha detto.  Ho visto la rabbia che stava dentro i suoi occhi.  Sapere cos'è un obbrobrio, chissà cos'è.
Questo giorno ha avuto l'acqua che cadeva dal di sopra.  Cadeva tutto intorno.  L'ho vista bene.  La terra di dietro l'ho guardata dalla finestra piccola.  La terra succhiava dentro tutta l'acqua come avesse delle labbra e una grossa sete.  Ha bevuto troppo e così dopo ha vomitato una cosa molle e gialla.  L'ho guardata ma era brutta.
La mamma è bella invece.  Nel posto che dormo con tutti i muri freddi in giro ho una cosa di carta che prima era con tanta carta dietro la caldaia.  Sopra dice STELLE.  Nelle figure c'è tutte facce come la mamma e il papà.  Il papà dice che sono belle.  Una volta l'ha detto.
E anche la mamma ha detto lui.  La mamma così bella e io mica tanto brutto.  E guardati te come sei ha detto e non aveva la faccia di quando è gentile. lo ho toccato il braccio suo e ho detto papà non importa.  Lui ha fatto una tremata e poi è andato subito più lontano che io non lo potevo toccare.
Questo giorno la mamma ha allentato un pezzetto la catena che io posso guardare nella finestra piccola.  Così ho visto l'acqua che cadeva dal disopra.

xx - Questo giorno aveva l'oro nel disopra.  L'ho saputo perché l'ho guardato e gli occhi mi hanno fatto male.  Dopo che l'ho guardato la cantina è tutta rossa.
Credo che è chiusa.  Loro vanno via dal disopra.  La grossa macchina li mangia e passa,via presto e non c'è più.  Nella terra di dietro c'è la piccola mamma.  E molto più piccola che me. Io sono grosso.  È un segreto ma ho strappato la catena fuori dal muro.  Posso andare e guardare nella finestra piccola tutto come mi piace.
Questo giorno quando è stato il buio ho mangiato il mio piatto e anche qualche scarafaggio.  Sento che ridono nel disopra.  Io voglio sapere la ragione che ridono.  Allora io preso la catena dal muro e me la sono attorcigliata intorno.  Ho strisciato dove sono le scale.  Quando cammino sopra gli scalini loro sembra che gridino.  Le gambe scivolano perché non so camminare sopra le scale. I piedi stanno incollati sul legno.
Sono salito nel disopra e ho aperto una porta.  Era un posto tutto bianco.  Bianco come le piccole luci bianche che vengono dal disopra qualche volta.  Sono entrato e stavo fermo.  Sento ancora che ridono e dove viene il rumore e guardo dentro. devo.  Ho pensato che andavo anch'io dentro e ridevo con loro.
La mamma è venuta dallamia parte e ha aperto la porta che dietro c'ero anch'io. Sotto caduto indietro sul liscio del pavimento e la catena  ha fatto rumore. Ho gridato.  Lei ha fatto un rumore come un sibilo e ha messo una mano davanti alla sua bocca.  Gli occhi erano grossi grossi.
Mi a guardato.  Ho sentito il papà che gridava.  Cosa è caduto gridava.  Lei ha detto l'asse da stirare.  Vieni aiutami a tirarlo su ha detto. Lui è venuto e ha detto ma non è poi così pesante che non si possa. Mi ha visto e è diventato tutto rosso in faccia.  La rabbia gli è venuta dentro gli occhi.  Mi ha picchiato.  Ho versato il mio liquido dal braccio.  Non era bello.  Faceva un brutto verde tutto sul pavimento.
Il papà mi ha detto va in cantina. Io tanto volevo andare.  La luce adesso mi faceva male dentro gli occhi.  Nella cantina invece non fa male.
Il papà mi ha legato le braccia e le gambe.  Mi ha messo nel posto dove dormo.  Disopra ho sentito che ridevano e intanto io stavo buono e fermo e guardavo un ragno nero che dondolava e mi scendeva giù addosso.  Ho pensato a quello che ha detto il papà.  Dio ha detto.  E ha solo otto anni.

xxx - Questo giorno il papà ha di nuovo picchiato la catena nel muro prima che avesse luce.  Devo cercare di strapparla di nuovo.  Ha detto che ero cattivo a venire nel disopra.  Ha detto non farlo mai più se no lui mi deve picchiare forte.  Quello fa male.
Ho dormito tutto il giorno con la testa appoggiata contro il muro che è freddo.  Ho pensato al posto tutto bianco nel disopra.

xxxx - Ho strappato la catena dal muro.  La mamma era nel disopra.  Ho sentito piccole risate molto forti.  Ho guardato nella finestra.  Ho visto tutta piccola gente come la piccola mamma e anche come dei piccoli papà.  Sono belli.
Facevano dei rumori che mi piacevano e saltavano su tutta la terra di dietro.  Le loro gambe si muovevano presto presto.  Sono come la mamma e il papà.  La mamma dice che quelli bravi sono tutti come loro.
Uno dei piccoli papà mi ha visto.  Ha puntato il dito sulla finestra. lo ho staccato i piedi e sono scivolato 'giù dal muro dentro il buio.  Mi sono tutto arrotolato così non mi vedevano.  Ho sentito che parlavano davanti alla finestra e i piedi che si muovevano presto.  Nel disopra c'è stata una porta che ha picchiato.  Ho sentito la mamma piccola gridare nel disopra.  Ho sentito dei passi pesanti sulla scala e sono andato di corsa nel posto dove dormo.  Ho picchiato la catena nel muro e mi sono messo giù col mio davanti sotto.
Ho sentito la mamma che scendeva dal disopra.  Sei stato alla finestra ha detto.  Ho sentito la rabbia.  Sta lontano dalla finestra.  Hai di nuovo strappato la catena.
Ha preso il bastone e mi ha picchiato forte. lo non ho pianto.  Non so come si fa.  Ma il mio liquido ha bagnato tutto dove dormo.  Lei l'ha visto e ha fatto un salto indietro e poi ha fatto un rumore. 0 miodio miodio ha detto perché mi hai dato questa croce.  Ho sentito il bastone cadere forte sul pavimento di pietra.  Lei è andata sopra le scale e correva.  Ho dormito tutto il giorno.

xxxxx - Questo giorno ha di nuovo avuto l'acqua.  Quando la mamma era nel disopra ho sentito quella piccola che veniva giù piano sopra le scale.  Ho scappato nel ripostiglio del carbone perché la mamma ha la rabbia se la mamma piccola mi vede.
Aveva insieme una piccola cosa che si muoveva.  Camminava sulle braccia e aveva delle orecchie con la punta.  Lei gli diceva delle cose.
E poi c'è stato che la piccola cosa ha sentito il mio odore. È venuta di corsa sopra il mucchio del carbone e mi ha visto giù nel basso.  Aveva tutti i peli dritti.  Nella gola ha fatto un rumore cattivo, Io ho fatto il sibilo con la bocca ma la cosa m'ha fatto un salto addosso.
Io non volevo farle male.  Ho avuto la paura perché ha morso più forte di quando lo fa il topo.  Così l'ho presa stretta.  Faceva dei rumori che non ho mai sentito.  L'ho tutta schiacciata insieme, e poi lei era molle e rossa sul carbone nero.
L'ho messa ben nascosta quando la mamma ha gridato.  Avevo la paura del bastone.  Lei è andata via.  Ho strisciato sopra il carbone con la cosa e poi l'ho messa nascosta sotto il cuscino.  Ho anche picchiato la catena nel muro.

x - Questa è un'altra volta.  Il papà mi, ha legato stretto con la catena.  Ho male perché lui mi ha picchiato.  Questa volta ho strappato via il bastone dalla sua mano e ho fatto il rumore.  Lui è andato via con la faccia tutta bianca.  S'è messo a correre via dal posto dove dormo e ha chiuso la porta.
Io non sono tanto contento.  Tutto il giorno è freddo qui dentro.  La catena viene via piano dal muro.  E ho una rabbia brutta con la mamma e con il papà.  Gli faccio vedere.  Voglio fare di nuovo quella cosa che ho fatto una volta.
Voglio gridare e ridere forte.  Voglio correre su per i muri.  Alla fine mi attacco al soffitto con tutte le mie gambe e pendo giù con la testa e rido e gli faccio colare il mio liquido verde sopra la testa così gli rincresce che sono stati cattivi con me.
E poi se vogliono picchiarmi di nuovo gli faccio male.  Tanto male, ecco.

 


Titolo originale: Born of Man and Woman (1950)
Traduzione di Carlo Fruttero

 

Richard Matheson. Nato d'uomo e di donna

x - Questo giorno, quando ha avuto luce, la mamma mi ha chiamato un obbrobrio.  Sei un obbrobrio, ha detto.  Ho visto la rabbia che stava dentro i suoi occhi.  Sapere cos'è un obbrobrio, chissà cos'è.
Questo giorno ha avuto l'acqua che cadeva dal di sopra.  Cadeva tutto intorno.  L'ho vista bene.  La terra di dietro l'ho guardata dalla finestra piccola.  La terra succhiava dentro tutta l'acqua come avesse delle labbra e una grossa sete.  Ha bevuto troppo e così dopo ha vomitato una cosa molle e gialla.  L'ho guardata ma era brutta.
La mamma è bella invece.  Nel posto che dormo con tutti i muri freddi in giro ho una cosa di carta che prima era con tanta carta dietro la caldaia.  Sopra dice STELLE.  Nelle figure c'è tutte facce come la mamma e il papà.  Il papà dice che sono belle.  Una volta l'ha detto.
E anche la mamma ha detto lui.  La mamma così bella e io mica tanto brutto.  E guardati te come sei ha detto e non aveva la faccia di quando è gentile. lo ho toccato il braccio suo e ho detto papà non importa.  Lui ha fatto una tremata e poi è andato subito più lontano che io non lo potevo toccare.
Questo giorno la mamma ha allentato un pezzetto la catena che io posso guardare nella finestra piccola.  Così ho visto l'acqua che cadeva dal disopra.

xx - Questo giorno aveva l'oro nel disopra.  L'ho saputo perché l'ho guardato e gli occhi mi hanno fatto male.  Dopo che l'ho guardato la cantina è tutta rossa.
Credo che è chiusa.  Loro vanno via dal disopra.  La grossa macchina li mangia e passa,via presto e non c'è più.  Nella terra di dietro c'è la piccola mamma.  E molto più piccola che me. Io sono grosso.  È un segreto ma ho strappato la catena fuori dal muro.  Posso andare e guardare nella finestra piccola tutto come mi piace.
Questo giorno quando è stato il buio ho mangiato il mio piatto e anche qualche scarafaggio.  Sento che ridono nel disopra.  Io voglio sapere la ragione che ridono.  Allora io preso la catena dal muro e me la sono attorcigliata intorno.  Ho strisciato dove sono le scale.  Quando cammino sopra gli scalini loro sembra che gridino.  Le gambe scivolano perché non so camminare sopra le scale. I piedi stanno incollati sul legno.
Sono salito nel disopra e ho aperto una porta.  Era un posto tutto bianco.  Bianco come le piccole luci bianche che vengono dal disopra qualche volta.  Sono entrato e stavo fermo.  Sento ancora che ridono e dove viene il rumore e guardo dentro. devo.  Ho pensato che andavo anch'io dentro e ridevo con loro.
La mamma è venuta dallamia parte e ha aperto la porta che dietro c'ero anch'io. Sotto caduto indietro sul liscio del pavimento e la catena  ha fatto rumore. Ho gridato.  Lei ha fatto un rumore come un sibilo e ha messo una mano davanti alla sua bocca.  Gli occhi erano grossi grossi.
Mi a guardato.  Ho sentito il papà che gridava.  Cosa è caduto gridava.  Lei ha detto l'asse da stirare.  Vieni aiutami a tirarlo su ha detto. Lui è venuto e ha detto ma non è poi così pesante che non si possa. Mi ha visto e è diventato tutto rosso in faccia.  La rabbia gli è venuta dentro gli occhi.  Mi ha picchiato.  Ho versato il mio liquido dal braccio.  Non era bello.  Faceva un brutto verde tutto sul pavimento.
Il papà mi ha detto va in cantina. Io tanto volevo andare.  La luce adesso mi faceva male dentro gli occhi.  Nella cantina invece non fa male.
Il papà mi ha legato le braccia e le gambe.  Mi ha messo nel posto dove dormo.  Disopra ho sentito che ridevano e intanto io stavo buono e fermo e guardavo un ragno nero che dondolava e mi scendeva giù addosso.  Ho pensato a quello che ha detto il papà.  Dio ha detto.  E ha solo otto anni.

xxx - Questo giorno il papà ha di nuovo picchiato la catena nel muro prima che avesse luce.  Devo cercare di strapparla di nuovo.  Ha detto che ero cattivo a venire nel disopra.  Ha detto non farlo mai più se no lui mi deve picchiare forte.  Quello fa male.
Ho dormito tutto il giorno con la testa appoggiata contro il muro che è freddo.  Ho pensato al posto tutto bianco nel disopra.

xxxx - Ho strappato la catena dal muro.  La mamma era nel disopra.  Ho sentito piccole risate molto forti.  Ho guardato nella finestra.  Ho visto tutta piccola gente come la piccola mamma e anche come dei piccoli papà.  Sono belli.
Facevano dei rumori che mi piacevano e saltavano su tutta la terra di dietro.  Le loro gambe si muovevano presto presto.  Sono come la mamma e il papà.  La mamma dice che quelli bravi sono tutti come loro.
Uno dei piccoli papà mi ha visto.  Ha puntato il dito sulla finestra. lo ho staccato i piedi e sono scivolato 'giù dal muro dentro il buio.  Mi sono tutto arrotolato così non mi vedevano.  Ho sentito che parlavano davanti alla finestra e i piedi che si muovevano presto.  Nel disopra c'è stata una porta che ha picchiato.  Ho sentito la mamma piccola gridare nel disopra.  Ho sentito dei passi pesanti sulla scala e sono andato di corsa nel posto dove dormo.  Ho picchiato la catena nel muro e mi sono messo giù col mio davanti sotto.
Ho sentito la mamma che scendeva dal disopra.  Sei stato alla finestra ha detto.  Ho sentito la rabbia.  Sta lontano dalla finestra.  Hai di nuovo strappato la catena.
Ha preso il bastone e mi ha picchiato forte. lo non ho pianto.  Non so come si fa.  Ma il mio liquido ha bagnato tutto dove dormo.  Lei l'ha visto e ha fatto un salto indietro e poi ha fatto un rumore. 0 miodio miodio ha detto perché mi hai dato questa croce.  Ho sentito il bastone cadere forte sul pavimento di pietra.  Lei è andata sopra le scale e correva.  Ho dormito tutto il giorno.

xxxxx - Questo giorno ha di nuovo avuto l'acqua.  Quando la mamma era nel disopra ho sentito quella piccola che veniva giù piano sopra le scale.  Ho scappato nel ripostiglio del carbone perché la mamma ha la rabbia se la mamma piccola mi vede.
Aveva insieme una piccola cosa che si muoveva.  Camminava sulle braccia e aveva delle orecchie con la punta.  Lei gli diceva delle cose.
E poi c'è stato che la piccola cosa ha sentito il mio odore. È venuta di corsa sopra il mucchio del carbone e mi ha visto giù nel basso.  Aveva tutti i peli dritti.  Nella gola ha fatto un rumore cattivo, Io ho fatto il sibilo con la bocca ma la cosa m'ha fatto un salto addosso.
Io non volevo farle male.  Ho avuto la paura perché ha morso più forte di quando lo fa il topo.  Così l'ho presa stretta.  Faceva dei rumori che non ho mai sentito.  L'ho tutta schiacciata insieme, e poi lei era molle e rossa sul carbone nero.
L'ho messa ben nascosta quando la mamma ha gridato.  Avevo la paura del bastone.  Lei è andata via.  Ho strisciato sopra il carbone con la cosa e poi l'ho messa nascosta sotto il cuscino.  Ho anche picchiato la catena nel muro.

x - Questa è un'altra volta.  Il papà mi, ha legato stretto con la catena.  Ho male perché lui mi ha picchiato.  Questa volta ho strappato via il bastone dalla sua mano e ho fatto il rumore.  Lui è andato via con la faccia tutta bianca.  S'è messo a correre via dal posto dove dormo e ha chiuso la porta.
Io non sono tanto contento.  Tutto il giorno è freddo qui dentro.  La catena viene via piano dal muro.  E ho una rabbia brutta con la mamma e con il papà.  Gli faccio vedere.  Voglio fare di nuovo quella cosa che ho fatto una volta.
Voglio gridare e ridere forte.  Voglio correre su per i muri.  Alla fine mi attacco al soffitto con tutte le mie gambe e pendo giù con la testa e rido e gli faccio colare il mio liquido verde sopra la testa così gli rincresce che sono stati cattivi con me.
E poi se vogliono picchiarmi di nuovo gli faccio male.  Tanto male, ecco.

 


Titolo originale: Born of Man and Woman (1950)
Traduzione di Carlo Fruttero

 

domenica 2 marzo 2003

il tempo delle ics

Mi hanno detto che fare una ics nei numeri del calendario "denota un pessimismo radicato". Sarò pure pessimista ma io ne faccio una piccola piccola col blu della punta scalpello-indelebile-scrivesututto del tratto MARKER. Lo faccio da quando avevo nove anni. Ho iniziato quindici giorni prima del mio decimo compleanno: me l'aveva consigliato mia madre, forse per tenere a freno la frenesia che m'aveva preso, bruciavo dalla voglia di avere un'età a due cifre, un'età da "grande". Sarei stato abbastanza grande da tenere anch'io il telecomando, bè, chiaro, se non c'era nessuno più grande di me nei paraggi del televisore del salotto.

Poi ho continuato con tutte quelle ics, così, per accorciare i giorni che mi separavano dalle vacanze sparpagliate negli otto mesi di scuola. E mia madre mi ha sempre detto che s'impara sempre qualcosa di nuovo ogni giorno: quindi quelle ics erano buone pure per tenere il conto di tutte le cose nuove che sapevo. Mi bastava sfogliare al contrario i fogli del calendario di Topolino e Pluto per contare quante cose nuove sapevo, ed erano tante… Di sicuro il concetto di TEMPO l'ho cominciato a capire proprio con le mie ics blu, di sicuro non mi prendevo un benino piccolo piccolo nella ricerca che la maestra m'aveva dato per le vacanze. Il titolo era chiaro: IL TEMPO. E io avevo passato tutte le vacanze a riempirmi gli occhi e la testa con i cartoni dell'Uomo Tigre e di He-man.

 Lo facevo per equilibrare tutte quelle sdolcinatezze (forse a quei tempi nemmeno la sapevo sta parola) che mi faceva obbligatoriamente assorbire mia sorella. A otto anni e mezzo sapevo tutto di Candy Candy e della casa di Pony, potevo ripetere a memoria il giorno di pioggia che Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso e la mitologia non aveva segreti per merito di poro-poro-Pollon combinaguai… Ai tempi non pensavo che erano cartoni da "finocchi", il finocchio per me era solo quell'ortaggio che mia madre metteva nell'insalata e che serviva per non ruttare lo sfingione di Natale. Che finocchio voleva dire omosessuale l'ho capito solo a tredici anni in una PAUSA_CESSO, il Grande Francesco Paolo le chiamava così le ricreazioni. Le chiamava Così perché andava sempre a cacare all'intervallo e, dato che era già lì, si fumava o almeno provava a fumarsi le sigarette che rubava dal pacchetto di sua madre. Se ti comportavi bene e non facevi commenti sulle puzze di Francesco Paolo, potevi aspettare dietro la porta del cesso e il Grande in cambio di consistenti parti della tua merenda ti illustrava le meraviglie del SESSO. Sì, Francesco Paolo era un esperto, almeno in teoria. Aveva due sorelle adolescenti per casa, due casi clinici per i suoi attenti occhi e, ogni volta che andava a buttare l'immondizia, si teneva per sé le copie di Cioè e di Ragazze al Top che le sue sorelle avevano letto e riletto. Lui passava i pomeriggi a catalogare gli articoli tra una partita e l'altra di Super Mario, li raccoglieva in una carpetta dove aveva scritto Top Sicret, come aveva visto in qualche telefilm poliziesco e poi ci rivendeva quella sapienza per mezza ciambella Mister Day o per quattro Ringo al cioccolato (quelli alla vaniglia non gli piacevano).

Io ho una sorella, quindi avevo già capito tutta la trafila degli assorbenti e del nervosismo pre-mestruale. Certo, non capivo bene dove fosse l'uovo in tutto quel casino che faceva Simona in bagno. Ma era uno di quei dubbi che mi tenevo per me, penso che mio padre ne sapesse meno di me e non volevo farlo sentire impreparato, con mia madre mi vergognavo troppo… Avevo solo capito che le galline avevano tutti i giorni il loro ciclo. Io volevo solo vedere l'uovo di mia sorella, mica volevo una ferrari fuori serie o un calendario con le tette di fuori… ma pensavo solo che mia sorella era molto più grande di una gallina e che quindi il suo uovo poteva bastare per almeno quattro frittate… solo una sbirciata.

Francesco Paolo per mezza pizzetta e un succo di pera mi aveva detto tutto sugli "invertiti". Io c'ero rimasto un po' perplesso e lui per farmi capire meglio il concetto aveva detto che dipendeva tutto da come si mescolavano l'uovo della femmina e lo SPERMA - lo diceva proprio così, tutto maiuscolo- del padre. Qualcosa andava storto nella "lambada orizzontale" - questa di scuro l'aveva presa da suo padre e gli piaceva sempre un sacco metterla nelle sue lezioni -, per sbaglio nasceva una femmina nel corpo di un maschio, gli mancava il concetto di lesbica… bè, si vede che Francesco Paolo non era poi così grande… Io ero ancora più perplesso, pensavo a quella povera femmina e all'unico posto possibile da dove poteva uscire il suo uovo in un corpo maschile… Mi diceva che avrebbe aggiunto altri particolari alla prossima PAUSA_CESSO e, dato che la sua risposta era incompleta, lui, salomonicamente, mi aveva ridato il cozzo mezzo mangiucchiato della pizzetta e il fondo del succo di pera: era grande e giusto Francesco Paolo. Mi aveva salutato aggiungendo qualcosa mentre pisciavamo negli orinatoi a parete - erano accanto ma tutte e due guardavamo in alto, mica eravamo due di "quelli" -, aveva aggiunto che "loro" si riconoscono" facilmente dai loro gusti televisivi: "loro" preferivano quelle cose smielate come Kiss me Licia, Lady Oscar, Heidi… Cavolo, c'ero rimasto male, molto male. Non l'avrei detto manco se mi strappavano tutt'e dieci le dita delle mani con una tenaglia arrugginita e rovente, ma a me quelle storie mi sembravano belle, più reali dell'Uomo Tigre e di He-man. Dico: nessuno che si accorgeva che quando spariva Naoto c'era Tigre e viceversa? Nessuno vedeva che He-man era il Principe Adam in mutande con i pettorali lucidi di auto-abbronzante?

Mi sono lasciato un po' prendere la mano, ritorniamo a quella famosa ricerca…
Avevo visto cartoni sino al giorno prima dell'ultimo giorno di vacanza e come sempre l'ultimo giorno io e mia sorella avremmo passato la notte per fare tutti i compiti del diario. Io avevo solo una decina di problemi sull'area del pentagono e dell'esagono e quella ricerca sul Tempo. Mia madre aveva già preso il sesto volume dell'enciclopedia dalla copertina verde carciofo: dalla esse alla Zeta più le tavole a colori. S'era letta tutta la definizione di Tempo e poi, come sa fare solo lei, aveva messo due ics rosse all'inizio e alla fine di quello che io dovevo copiare in calligrafia sul mio quadernone dei Puffi.
Avevo scritto in alto IL TEMPO e poi avevo iniziato. Mia madre aveva interpretato quella ricerca come Tempo-da-orologio e aveva sintetizzato tutti i progressi dell'uomo: dall'ombra del primo bastoncino di legno conficcato nella sabbia all'orologio atomico che spaccava il milionesimo di nanosecondo. Dopo che avevo finito avevo sei facciate piene piene e un dolore alla mano destra dove poi mi sarebbero spuntati due bei calletti.


Arrivo l'indomani a scuola, pettinato e in perfetto ordine. La Maestra passa tra i banchi e ci da un bacetto lieve lieve sulla guancia, uno per uno. Legge i quadernoni con la sua matita bicolore tra le dita. È il mio turno, già penso al Bravissimo bello grande che mi riempirà almeno mezza pagina… Lei legge forse appena tredici o quattordici righe e gira la matita dalla parte cattiva del blu, con me non l'aveva mai fatto. Penso che ci sarà una doppia sbagliata o una divisione in sillabe errata, no. Lei fa una ics gigantesca in tutti e sei i fogli, sei croci sempre piùblu e mi guarda scontentissima, manco le avessi chiesto del suo uovo o se mi avesse beccato mentre le sbirciavo le gambe sotto la cattedra. Mi dice che sono andato TOTALMENTE FUORI-TRACCIA, lei con il TEMPO intendeva il TEMPO-da-calendario, dalla riforma di Cesare all'anno bisestile.
Il Tempo mi aveva fregato: per la prima volta avevo portato a casa un benino piccolo piccolo e solo perché ero io, ad un altro la Maestra avrebbe messo uno Scarso gigantesco.

Da allora ho capito che potevo pure fare un miliardo di ics nel calendario ma, alla fine, il Tempo vince sempre. E il "pessimismo radicato" non c'entra proprio un cavolo!
buona lettura e buona domenica Tonino

 

il tempo delle ics

Mi hanno detto che fare una ics nei numeri del calendario "denota un pessimismo radicato". Sarò pure pessimista ma io ne faccio una piccola piccola col blu della punta scalpello-indelebile-scrivesututto del tratto MARKER. Lo faccio da quando avevo nove anni. Ho iniziato quindici giorni prima del mio decimo compleanno: me l'aveva consigliato mia madre, forse per tenere a freno la frenesia che m'aveva preso, bruciavo dalla voglia di avere un'età a due cifre, un'età da "grande". Sarei stato abbastanza grande da tenere anch'io il telecomando, bè, chiaro, se non c'era nessuno più grande di me nei paraggi del televisore del salotto.

Poi ho continuato con tutte quelle ics, così, per accorciare i giorni che mi separavano dalle vacanze sparpagliate negli otto mesi di scuola. E mia madre mi ha sempre detto che s'impara sempre qualcosa di nuovo ogni giorno: quindi quelle ics erano buone pure per tenere il conto di tutte le cose nuove che sapevo. Mi bastava sfogliare al contrario i fogli del calendario di Topolino e Pluto per contare quante cose nuove sapevo, ed erano tante… Di sicuro il concetto di TEMPO l'ho cominciato a capire proprio con le mie ics blu, di sicuro non mi prendevo un benino piccolo piccolo nella ricerca che la maestra m'aveva dato per le vacanze. Il titolo era chiaro: IL TEMPO. E io avevo passato tutte le vacanze a riempirmi gli occhi e la testa con i cartoni dell'Uomo Tigre e di He-man.

 Lo facevo per equilibrare tutte quelle sdolcinatezze (forse a quei tempi nemmeno la sapevo sta parola) che mi faceva obbligatoriamente assorbire mia sorella. A otto anni e mezzo sapevo tutto di Candy Candy e della casa di Pony, potevo ripetere a memoria il giorno di pioggia che Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso e la mitologia non aveva segreti per merito di poro-poro-Pollon combinaguai… Ai tempi non pensavo che erano cartoni da "finocchi", il finocchio per me era solo quell'ortaggio che mia madre metteva nell'insalata e che serviva per non ruttare lo sfingione di Natale. Che finocchio voleva dire omosessuale l'ho capito solo a tredici anni in una PAUSA_CESSO, il Grande Francesco Paolo le chiamava così le ricreazioni. Le chiamava Così perché andava sempre a cacare all'intervallo e, dato che era già lì, si fumava o almeno provava a fumarsi le sigarette che rubava dal pacchetto di sua madre. Se ti comportavi bene e non facevi commenti sulle puzze di Francesco Paolo, potevi aspettare dietro la porta del cesso e il Grande in cambio di consistenti parti della tua merenda ti illustrava le meraviglie del SESSO. Sì, Francesco Paolo era un esperto, almeno in teoria. Aveva due sorelle adolescenti per casa, due casi clinici per i suoi attenti occhi e, ogni volta che andava a buttare l'immondizia, si teneva per sé le copie di Cioè e di Ragazze al Top che le sue sorelle avevano letto e riletto. Lui passava i pomeriggi a catalogare gli articoli tra una partita e l'altra di Super Mario, li raccoglieva in una carpetta dove aveva scritto Top Sicret, come aveva visto in qualche telefilm poliziesco e poi ci rivendeva quella sapienza per mezza ciambella Mister Day o per quattro Ringo al cioccolato (quelli alla vaniglia non gli piacevano).

Io ho una sorella, quindi avevo già capito tutta la trafila degli assorbenti e del nervosismo pre-mestruale. Certo, non capivo bene dove fosse l'uovo in tutto quel casino che faceva Simona in bagno. Ma era uno di quei dubbi che mi tenevo per me, penso che mio padre ne sapesse meno di me e non volevo farlo sentire impreparato, con mia madre mi vergognavo troppo… Avevo solo capito che le galline avevano tutti i giorni il loro ciclo. Io volevo solo vedere l'uovo di mia sorella, mica volevo una ferrari fuori serie o un calendario con le tette di fuori… ma pensavo solo che mia sorella era molto più grande di una gallina e che quindi il suo uovo poteva bastare per almeno quattro frittate… solo una sbirciata.

Francesco Paolo per mezza pizzetta e un succo di pera mi aveva detto tutto sugli "invertiti". Io c'ero rimasto un po' perplesso e lui per farmi capire meglio il concetto aveva detto che dipendeva tutto da come si mescolavano l'uovo della femmina e lo SPERMA - lo diceva proprio così, tutto maiuscolo- del padre. Qualcosa andava storto nella "lambada orizzontale" - questa di scuro l'aveva presa da suo padre e gli piaceva sempre un sacco metterla nelle sue lezioni -, per sbaglio nasceva una femmina nel corpo di un maschio, gli mancava il concetto di lesbica… bè, si vede che Francesco Paolo non era poi così grande… Io ero ancora più perplesso, pensavo a quella povera femmina e all'unico posto possibile da dove poteva uscire il suo uovo in un corpo maschile… Mi diceva che avrebbe aggiunto altri particolari alla prossima PAUSA_CESSO e, dato che la sua risposta era incompleta, lui, salomonicamente, mi aveva ridato il cozzo mezzo mangiucchiato della pizzetta e il fondo del succo di pera: era grande e giusto Francesco Paolo. Mi aveva salutato aggiungendo qualcosa mentre pisciavamo negli orinatoi a parete - erano accanto ma tutte e due guardavamo in alto, mica eravamo due di "quelli" -, aveva aggiunto che "loro" si riconoscono" facilmente dai loro gusti televisivi: "loro" preferivano quelle cose smielate come Kiss me Licia, Lady Oscar, Heidi… Cavolo, c'ero rimasto male, molto male. Non l'avrei detto manco se mi strappavano tutt'e dieci le dita delle mani con una tenaglia arrugginita e rovente, ma a me quelle storie mi sembravano belle, più reali dell'Uomo Tigre e di He-man. Dico: nessuno che si accorgeva che quando spariva Naoto c'era Tigre e viceversa? Nessuno vedeva che He-man era il Principe Adam in mutande con i pettorali lucidi di auto-abbronzante?

Mi sono lasciato un po' prendere la mano, ritorniamo a quella famosa ricerca…
Avevo visto cartoni sino al giorno prima dell'ultimo giorno di vacanza e come sempre l'ultimo giorno io e mia sorella avremmo passato la notte per fare tutti i compiti del diario. Io avevo solo una decina di problemi sull'area del pentagono e dell'esagono e quella ricerca sul Tempo. Mia madre aveva già preso il sesto volume dell'enciclopedia dalla copertina verde carciofo: dalla esse alla Zeta più le tavole a colori. S'era letta tutta la definizione di Tempo e poi, come sa fare solo lei, aveva messo due ics rosse all'inizio e alla fine di quello che io dovevo copiare in calligrafia sul mio quadernone dei Puffi.
Avevo scritto in alto IL TEMPO e poi avevo iniziato. Mia madre aveva interpretato quella ricerca come Tempo-da-orologio e aveva sintetizzato tutti i progressi dell'uomo: dall'ombra del primo bastoncino di legno conficcato nella sabbia all'orologio atomico che spaccava il milionesimo di nanosecondo. Dopo che avevo finito avevo sei facciate piene piene e un dolore alla mano destra dove poi mi sarebbero spuntati due bei calletti.


Arrivo l'indomani a scuola, pettinato e in perfetto ordine. La Maestra passa tra i banchi e ci da un bacetto lieve lieve sulla guancia, uno per uno. Legge i quadernoni con la sua matita bicolore tra le dita. È il mio turno, già penso al Bravissimo bello grande che mi riempirà almeno mezza pagina… Lei legge forse appena tredici o quattordici righe e gira la matita dalla parte cattiva del blu, con me non l'aveva mai fatto. Penso che ci sarà una doppia sbagliata o una divisione in sillabe errata, no. Lei fa una ics gigantesca in tutti e sei i fogli, sei croci sempre piùblu e mi guarda scontentissima, manco le avessi chiesto del suo uovo o se mi avesse beccato mentre le sbirciavo le gambe sotto la cattedra. Mi dice che sono andato TOTALMENTE FUORI-TRACCIA, lei con il TEMPO intendeva il TEMPO-da-calendario, dalla riforma di Cesare all'anno bisestile.
Il Tempo mi aveva fregato: per la prima volta avevo portato a casa un benino piccolo piccolo e solo perché ero io, ad un altro la Maestra avrebbe messo uno Scarso gigantesco.

Da allora ho capito che potevo pure fare un miliardo di ics nel calendario ma, alla fine, il Tempo vince sempre. E il "pessimismo radicato" non c'entra proprio un cavolo!
buona lettura e buona domenica Tonino

 

sabato 1 marzo 2003

sabato pomeriggio saturnista


 


http://www.bip-art.net/autori/pagine/pintacuda.html (ricordando la prima partecipazione ad una biennale). Stamattina mi sono svegliato con in testa un'epifania: passo ad illustrare pagine di grande letteratura con la mia arte scannata. Già ho in testa COnversazione in Sicilia e l'uomo che guardava passare i treni. E forse se trovo quello che mi serve pure lo Straniero. Tenete d'occhio la mia pagina sul saturnismo, presto scottanti novità. le mie opere più riuscite: WTC, NORMALITà, TEMPO, RITRATTO DI DDT, SATRIX

 

sabato pomeriggio saturnista


 


http://www.bip-art.net/autori/pagine/pintacuda.html (ricordando la prima partecipazione ad una biennale). Stamattina mi sono svegliato con in testa un'epifania: passo ad illustrare pagine di grande letteratura con la mia arte scannata. Già ho in testa COnversazione in Sicilia e l'uomo che guardava passare i treni. E forse se trovo quello che mi serve pure lo Straniero. Tenete d'occhio la mia pagina sul saturnismo, presto scottanti novità. le mie opere più riuscite: WTC, NORMALITà, TEMPO, RITRATTO DI DDT, SATRIX