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martedì 31 gennaio 2006

oberato ma non troppo (2)

Metodologia della storiografia estetica [23 gennaio] > 30 e lode,

Psicologia delle arti  [30 gennaio] >  30/30

Psicologia  [31 gennaio] > 30 e lode

.:.

Iconologia e Iconografia [10 febbraio - mattina] > 30 e lode

Informatica dell’arte [10 febbraio - pomeriggio] > 30 e lode

Filosofia dell’arte [15 febbraio]

Laboratorio Arte e Filosofia [15 febbraio]

e nella prestigiosa guida alla Scrittura creativa  Annamaria Manna ha segnalato il nuovo numero di BombaSicilia

sabato 28 gennaio 2006

minima (umoralia)


riceviamo e pubblichiamo


Mi sono cancellato dalla newsletter di maximumtel oggi, dopo aver letto l'articolo che commenta la cartellonistica con il solito piglio moralisticheggiante, proprio agli autori della casa editrice più figa del mondo, e finisce, piuttosto originalmente, con il solito Lusconi giudaicomassonico.

Il mondo a Roma si divide in due universi: c'è quello dei fighetti di papà, ripartiti equamente tra estrema destra da parata e estrema sinistra part time, ci sono tutti gli altri che devono lavorare per campare, che vivono nelle periferie, che vestono nei grandi magazzini, che non hanno il casolare della nonna al mare.

Ci sono anche inquietanti paria, che pretendono di emulare quelli con i soldi, i nati con il paracadute, i firmati quando serve. Sono quelli che si impegnano in rincorse impossibili, si innamorano di miti che non si possono permettere, vogliono fare gli avvocati famosi o i cantautori di successo senza una famiglia. Fanno schifo, se ci pensi, però ispirano la simpatia del debole.

Ma i i baciati dalla sorte che fanno i proletari finché gli va, che scelgono di predare l'appartamentino della vecchia nel quartiere popolare, che si vestono straccione ma con gusto, che imparano una lingua borgatara come fosse inglese, sono merde di plastica.



ddt

domenica 15 gennaio 2006

di cognomi e altri demoni


Ora la calma t'aiuti a ritrovare il nome tuo d'un tempo, il punto di partenza.
Vincenzo Consolo, Lo Spasimo di Palermo.




più di un milione di volte e risalendo un milione di scale mi sono sentito chiedere (riporto l'ultimo in ordine cronologico, lasciato qui):

Una volta per tutte: "pintacuda" è uno pseudonimo?


Posted by: giambojet at 25.10.05 14:08


Rispondo sempre, o quasi, così:
no. antonino biagio pintacuda, per servirti. perché cercare uno pseudonimo quando il proprio nome è così strano da sembrarlo? pensi che metterei faccia e parole in un progetto senza poi firmarlo?
Risposta che sintetizza bene una delle tante motivazioni che m'hanno portato da qui a qui.
Il mio nome sembra già fittizio, suona falsificato, manca solo la x finale e sembrerebbe quello del cugino scemo di Asterix: Pintacudax... Nomen Omen scrivevano i latini, nel nome il destino. Un più altisonante Antonio sortirebbe magari qualche effetto (come ha fatto Antonio Spadaro che per l'anagrafe è un più siciliano ANTONINO SALVATORE SPADARO), ma quel cognome con la a finale ammazzerebbe il resto.
La teoria della A finale l'ha già sviscerata Marco Candida e a lui vi rimando.

Poi leggo nel sito di Matteo B. Bianchi l'origine di quella B. (che chissà perché m'ha ricordato quella puntata dei Simpson in cui Homer J. Simpson cerca di capire che significa quella J. puntata) e leggendo accetto che la minima diffusione del mio cognome non è poi questo grande dramma:

Per cosa sta la B. di Matteo B. Bianchi?
E' il mio nome d'arte. Anzi, la mia lettera d'arte, visto che non è neppure un nome ma un'iniziale puntata. A molti può sembrare una scemenza, ma l'omonimia è un serio problema per chi, come me, si ritrova ad avere uno dei tre cognomi più diffusi d'Italia (Bianchi appunto) e un nome comune come Matteo. A voi non sarà successo spesso di richiedere documenti personali e vedervi consegnare quelli di un omonimo. O ritirare le foto di vacanze altrui o trovarvi in mano certificati di esami universitari mai sostenuti. A me è accaduto. Non solo: col tempo ho scoperto che ci sono Mattei Bianchi giornalisti, videomaker, pubblicitari, narratori per l'infanzia, registi televisivi... Un piccolo esercito di omonimi coi quali non ho più voglia di mischiarmi (e suppongo il sentimento sia reciproco da parte loro). Avevo bisogno di un'identità. Per un po' avevo pensato di firmarmi Matteo B. e basta, ma sembrava il nome di un attore porno, così ho deciso di inserire la B. in mezzo fra nome e cognome, di trasformarla in una voluta balbuzie (B-Bianchi). E' un piccolo accorgimento, ma ho verificato che funziona. La B. mi identifica, mi differenzia. La B. sono, finalmente, io.

martedì 3 gennaio 2006

quotidiani furori

Mai come ora è tempo di bilanci.
In questi tre anni ci siamo tenuti spesso compagnia, abbiamo riso e scherzato, pensato e immeritatamente meditato su quanto fossero condivisibili le dicotomie in cui sguazzavo nella mia adolescenza.

Ma una fine doveva pure esserci, o meglio un fine. Che camminava di pari passo con la mia stempiatura. Ora ci sono meno capelli e - forse - più idee, o le idee ci sono sempre state, nascoste proprio in quel cespuglio di broccoli bruni che le tenevano al caldo. Ci pensavo oggi, mentre lavoravo al Comune, mirando un cartellone che pubblicizzava tutto quello che Bagheria ha fatto contro quella stessa mafia che respiriamo sin da piccoli. Una sfilza di cartelloni, cortei, opere di sensibilizzazione. E io stavo lì, a rimirare la faccia di Binnu sotto quel wanted in perfetto stile western. E lì, con l'animo più leggero, purgato dalle difficoltà del quotidiano ripensavo ai miei dicotomici furori, che mi tenevano compagnia sin dal 1998, anno in cui spuntarono come titolo di un raccontino scritto alla fine del terzo anno del liceo.

Sono stati un comodo rifugio, sin quando ho deciso che era giunto il momento di crescere. Perché non te lo dice il primo capello bianco o la barba più folta che è giunto il momento di prendere a muzziconi giorni e calendari, sei tu che lo decidi. Mettendoti allo specchio con quella domanda che hai schivato per troppo tempo: vuoi continuare a marcire nell'insoddisfazione o dare una smossa a tutto e prenderti il tuo bel mucchio di responsabilità? Senza dover sventagliare curricula vitae o agende vecchie di vecchi appuntamenti con le Grandi Occasioni Mancate, perché, semplicemente, il teatro dei Sogni Sciupati ha dato la sua ultima replica.

Nessuno con un minimo di sale in zucca scriverebbe anche una sola riga prima di aver digerito tutti gli eventi della vita, e quegli stessi eventi li conquisti meglio se hai un filtro in cui nettarli, in cui dividere le cose significative da quelle che non meritano nemmeno un po' d'attenzione. A questo sono serviti i defunti dicotomici furori e per questo li ringrazio. M'hanno dato un sentiero da seguire, fatto di antinomie e talebanismi vari, perché ci devi arrivare con la schiena bella dritta alla soglia del futuro, senza troppi compromessi. Neanche con te stesso.

- - - -

Post Scriptum


Questo pezzo l'ho riscritto e l'ho ribattezzato.
Il merito è anche del mio amico Guido che pubblicamente ringrazio.

Per la grafica mi sono ovviamente ispirato alla bibbia di Dave Eggers piazzandoci Humpty Dumpty lì sotto la testata che è la sintesi di quello che questo taccuino vuole significare. Il titolo è lo stesso della mia tesi di laurea specialistica, che sarà pure il titolo del mio intervento al convegno di febbraio a Reggio Calabria; il sottotitolo è un bellissimo verso di una poesia di Paul Celan, tratta dalla raccolta Papavero e Memoria.
Leggeteci pure quello che volete.

venerdì 7 marzo 2003

norma?


 


Sto ancora cercando una buona definizione, ammesso che esista..., di NORMALITà.

 


Per me l'unico ad aver ragione è RICHARD MATHESON: la norma è una concetto di massa: la norma dei molti e la non-norma di uno solo. Semplice statistica. E allora perchè dire tante cazzate offensive sulla DIVERSITà?

 


(il quadro è mio e si intitola: NORMALITà)

 

sabato 1 marzo 2003

sabato pomeriggio saturnista


 


http://www.bip-art.net/autori/pagine/pintacuda.html (ricordando la prima partecipazione ad una biennale). Stamattina mi sono svegliato con in testa un'epifania: passo ad illustrare pagine di grande letteratura con la mia arte scannata. Già ho in testa COnversazione in Sicilia e l'uomo che guardava passare i treni. E forse se trovo quello che mi serve pure lo Straniero. Tenete d'occhio la mia pagina sul saturnismo, presto scottanti novità. le mie opere più riuscite: WTC, NORMALITà, TEMPO, RITRATTO DI DDT, SATRIX

 

martedì 25 febbraio 2003

ripassi e link

domani l'ultimo esame della sessione invernale e poi dieci giorni di riposo: tutti dedicati all'ennesimo rinnovamento grafico di bombasicilia.

 Date un'occhiata alle nuovissime pagine: ZumFiction, Caffè Dicotomico, La ri-creazione del mondo, Tacchi a spillo.

Tonino (che ripassa storia dell'estetica)

sabato 22 febbraio 2003

Vitangelo Moscarda a Baudelaire sono ottimi in caso di evacuazione. Lo dice Benni e io lo sottoscrivo: “meglio ottimi libri in bagno che libri di merda in salotto”. Basta introduzioni. Lasciamo spazio a un (EC)CESSO DI MEDITAZIONI MATTUTINE:


Aggrediscono il cielo


le mie parole cercando


succo e verità in cambio


di ceci secchi di retorica. Noto che


la lente è fuori asse mentre guardo


storto il naso che mi è toccato: sta lì a


puntare il riflesso della mia faccia.


Penso e monto e spruzzo


troppa schiuma alla menta piperita, poi


spacchetto il rasoio e


ancora mi taglio


distratto dal croco e


dal senso dell'essere.


[Con i pensieri fuori fuoco


guardo il mondo nel buco tondo della carta igienica:


vedo solo belle bugie bucate]


Mi siedo sul trono e aspetto i ricordi.


Arrivano dalla collina dei broccoli e li vedo bene: sono sdentati.


Potevano giocare con la mia felicità e


hanno preferito mordermi l'amore e il cranio.


[Bussano]


Lascio piangere la catenella sulle mie meditazioni


che scivolano giù


ssssssssssssssilenziose.




(tonino pintacuda 22.02.03)