domenica 22 giugno 2003

Il mitico spadotto


È stato Paride con pazienza ad illustrarmi la morfologia di ogni capezzolo possibile. me lo ricordo come se fosse ieri, lì, all'ultima fila con la prof. sullo sfondo che spiega l'ermetismo. Paride inizia snocciolando nomi colorati ed evocativi, nomi che sanno di Mille e una notte, di promesse bagnate, di caldi sussurri, nomi che solleticano a fondo. E ai nomi accoppiava piccoli modelli in scala appena accennati con la matita sul banco. Rozzi ma efficaci con le ombre al posto giusto. Quello che era diventato un'ossessione era il famigerato capezzolo a 'spadotto', appuntito e sodo, pronto a bucare le coppe di qualsiasi reggi-tette. Si sognava così di incontrare la donna appuntita da esplorare con lo stesso rispetto di un pioniere che sa di essere il primo a seguire quella strada.


Era un sogno, tanto che tutti gli altri capezzoli presto sparirono dal banco, sostituiti da inni in endecasillabi sciolti inneggianti alla sorca bianca, altro sogno dell'ultima fila. Volevamo tutti conoscere un'albina per vedere se era bianca anche lì... Poi molti avevano fuso i due sogni proibiti: un'albina con i capezzoli a spadotto!


Dicevo che tutte le altre tipologie morfologiche di capezzolo erano sparite, tutte tranne il mitico spadotto che era stato ripassato a colpi di coltellino svizzero, inciso a ricordo perenne sulla formica del banco. Poi venne la rivoluzione informatica e Calogero, il primo di noi a capirci qualcosa di modem, hard disk, mouse e stampanti aveva realizzato un modello tridimensionale che mostrava il famigerato spadotto (l'aveva ottenuto scannerizzando una quantità industriale di giornaletti da due pater e quattro ave che teneva sopra lo scaldabagno), aveva realizzato quel modello e, smanettando sulla tabella dei colori di Adobe Photoshop, aveva ottenuto pure la sfumatura paradisiaca dell'areola, doveva essere color cappuccino con lievi venature imbrunite, si favoleggiava, non so su che base (dato che ai tempi si praticava ancora ripetutamente l'auto-sfregamento...) che oltre quella sfumatura il capezzolo era già stato munto troppe volte...


Ah, i ricordi dell'ultima fila... quante ne avrei da raccontare!


***


Dimenticavo:


Paride si è sposato con un'albina, vive felice ed è stato nominato direttore del Massimo dopo un master in disegno anatomico


Calogero è andato a cercare il colore perfetto, fa da treppiedi alla macchina fotografica di Helmut Newton, è felice e ha fondato e gestisce il sito www.sorcabianca.it


La voce narrante ha conosciuto un orecchio, si sono sposati e il dialogo, anche se a senso unico, è perfetto.


Bluto Blutarsky ha conosciuto Alex Carb e gli ha proposto di conquistare il mondo, li hanno visti fuggire su una Ford Ka color cappuccino con lievi venature imbrunite


Gaston è stato incoronato gran visir dell'ordine della tetta d'oro e ha ceduto il premio in denaro dell'incoronazione a Giulia Merlino


Giulia Merlino ha investito tutto il capitale per una attualizzazione delle potenzialità del suo decoltè. Poi hanno portato in salvo l'ultimo suo neurone rimasto intatto, stanno cercando di clonarlo per ripopolare i due emisferi dell'encefalo della bella messinese.


Spadaro ha trovato lo spadotto tra i peli di DDT, sono felici. Hanno adottato un cane, lo hanno chiamato Papozzi.


Tonino ha portato in salvo la mucca Carolina e i suoi multicapezzoli, il fattore gli ha impallinato le chiappe che ora fanno bella mostra di sé nel salone di Stas'.


Tutti i saturnisti  (e i pre-para-post-oltre) hanno fondato una casa di cura a forma di tette e otto. La neuro è stata solerte, gli ha prenotato un intero reparto. La mailing list del saturnismo è stata nominata patrimonio mondiale dell'umanità dal PARV

venerdì 20 giugno 2003

Ennesimo restyling per Bombasicilia, in stile rivista di sinistra. Intanto fuori gocciola un sole malato e scaricando la posta mi arrivano messaggi in bottiglia stracolmi di alta filosofia. Io sono immerso nella dialettica capitale-lavoro ma c'è chi sta peggio di me, leggete:


«Holàààààààààààà dear dicotoninonic

 

comm' va? Ho cominciato a studiare Aristotele e mi sono venuticerti pensieri altamente critici:

 

Tutti gli uomini per natura tendono a sapere [e fin qui...]. Segno ne è l'amore per le sensazioni [ma quali ca....zo di sensazioni piacevoli vengono fra le pareti di casa? Quindi è deciso: studiamo in spiaggia.]: infatti essi amano le senzazioni x se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità, e, più di tutte, amano la sensazione della vista [di tante ragazze a mare?]: in effetti, non solo ai fini dell'azione [va bhe ma guardare e non toccare va bene una volta....], ma anche senza avere alcuna intenzione di agire [amor platonico od omosessualita nascosta?], noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensaziono [ma Aristotele ha mai applicato i due sensi del tatto e del gusto su una ragazza?] E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose ["Hey guarda quelle due **** (qualsiasi volgarità significhi "belle figliuole")"  "Allora, vediamo, una è più alta, una è mora l'altra bionda, una agli occhi verdi......," ma x favore..............].

 

Da ciò ho ricavato che Aristotele è un autore eternamente attuale,  ma non in spiaggia.»

E Guido ce lo siamo giocati...

Ennesimo restyling per Bombasicilia, in stile rivista di sinistra. Intanto fuori gocciola un sole malato e scaricando la posta mi arrivano messaggi in bottiglia stracolmi di alta filosofia. Io sono immerso nella dialettica capitale-lavoro ma c'è chi sta peggio di me, leggete:


«Holàààààààààààà dear dicotoninonic

 

comm' va? Ho cominciato a studiare Aristotele e mi sono venuticerti pensieri altamente critici:

 

Tutti gli uomini per natura tendono a sapere [e fin qui...]. Segno ne è l'amore per le sensazioni [ma quali ca....zo di sensazioni piacevoli vengono fra le pareti di casa? Quindi è deciso: studiamo in spiaggia.]: infatti essi amano le senzazioni x se stesse, anche indipendentemente dalla loro utilità, e, più di tutte, amano la sensazione della vista [di tante ragazze a mare?]: in effetti, non solo ai fini dell'azione [va bhe ma guardare e non toccare va bene una volta....], ma anche senza avere alcuna intenzione di agire [amor platonico od omosessualita nascosta?], noi preferiamo il vedere, in certo senso, a tutte le altre sensaziono [ma Aristotele ha mai applicato i due sensi del tatto e del gusto su una ragazza?] E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere più di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze fra le cose ["Hey guarda quelle due **** (qualsiasi volgarità significhi "belle figliuole")"  "Allora, vediamo, una è più alta, una è mora l'altra bionda, una agli occhi verdi......," ma x favore..............].

 

Da ciò ho ricavato che Aristotele è un autore eternamente attuale,  ma non in spiaggia.»

E Guido ce lo siamo giocati...

martedì 17 giugno 2003

Così ci si congeda dal mondo adolescenziale
Un mondo sta per svanire un altro si annuncia
Il grande incubo che fa
diventare tutti più grandi

di MARCO LODOLI



DIECI o quindici tappe fondamentali ha la vita, stazioncine belle o tristi dove per forza bisogna transitare: il primo giorno di scuola, la bicicletta a Natale, il primo bacio, un tradimento, e più avanti la prima macchina, il lavoro, il matrimonio, un figlio, un altro, e poi i nipoti, e la pensione e quel doloretto che non è niente, ma per sicurezza è meglio fare le analisi... Alcune di queste stazioni magari possono essere saltate o sostituite, altre sfilano senza troppa importanza accanto ai nostri binari, ma sicuramente l'esame di maturità rimane marchiato a fuoco nella mente di tutti i viaggiatori. Quelle mattinate di sole e batticuore segnano la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra, sono uno spartiacque definitivo: indietro non si torna, l'ombroso mondo adolescenziale, timido e sfrontato, vago e leggendario, trova la sua consacrazione e il suo congedo in poche ore di prove scritte e orali sparse nel giro di una settimana.

"Notte prima degli esami", cantava Venditti anni fa, individuando quella che è l'ultima particella di libertà e di indefinitezza prima che la maturità giunga a dettare le sue leggi, a imporre i suoi doveri. E per tanti ragazzi italiani la notte prima degli esami è arrivata, è stanotte. Già cigola la porta d'acciaio e di vento che tra poco si chiuderà per sempre, c'è giusto il tempo per gettare un ultimo sguardo alla prateria, per sentirsi ancora un attimo parte di un branco di puledri senza sella e senza finimenti. Si stava tutti insieme, in un'aula dalle finestre grandi o piccole, ma che comunque affacciavano sull'universo infinito delle possibilità. Insieme ai compagni si provava terrore degli insegnanti arcigni ed esigenti, si rideva di quelli buffi, dei mezzi matti pieni di tic, delle zitelle inacidite e dei supplenti giovani, del professore grasso e sudato e di quello segaligno e nervoso, mascherine che per l'intera esistenza restano vivide nel teatrino della mente. Ed è stato un insegnante bizzarro, forse, ad averci cambiato un po' i pensieri, aprendoli a orizzonti nuovi, a scelte importanti.


"Senza il prof Taldeitali io non sarei diventato ciò che sono, e lui chissà cosa è diventato...". E da domani tanti ragazzi avranno i loro esami, forche caudine sotto le quali dovranno per forza passare. Una volta erano davvero tosti: i nostri genitori ricordano ancora che razza di prova fosse: "Tutte le materie, e di tutti e tre gli ultimi anni, un incubo spaventoso". Poi ci fu la lunga stagione delle due materie: se ne sceglieva una e l'altra veniva assegnata d'ufficio, ma tra poche materie già note, ed era quasi sempre quella desiderata. Il voto veniva formulato in sessantesimi, bastava un piccolo trentasei per sfangarla. Anni e anni di pacchia, anche se l'ansia degli esami in fondo rimaneva identica, perché è un'ansia che prescinde dalla difficoltà della prova, che riguarda un appuntamento della vita al quale non si può arrivare fischiettando.


Vivere questi giorni a cuor leggero, con sovrana indifferenza, sarebbe una bestemmia contro i lunghi anni trascorsi a scuola, in classe e nel cortile, intorno alla cattedra o al cesso a fumare, seguendo con attenzione le lezioni o scrivendo disperati bigliettini d'amore. Tutto il tempo andato si impenna e si solleva in questa vetta estrema (è solo una collinetta, ma non importa...): è necessario salire sulla cima e provare la vertigine, il senso di smarrimento, di inadeguatezza, di solidarietà con i compagni legati in cordata. E anche ora che gli esami sono stati ulteriormente facilitati, ora che sono gli insegnanti interni a valutare "il candidato" e tutto si risolve in quattro chiacchiere su una tesina e in un abbraccio amichevole, è giusto che i ragazzi sentano almeno un brivido nella schiena, almeno adesso che sta per suonare la campana dell'ultimo giro e dietro alle spalle un mondo sta per svanire, mentre davanti un altro, ben più feroce, si annuncia.


(La Repubblica - 17 giugno 2003)

Così ci si congeda dal mondo adolescenziale
Un mondo sta per svanire un altro si annuncia
Il grande incubo che fa
diventare tutti più grandi

di MARCO LODOLI



DIECI o quindici tappe fondamentali ha la vita, stazioncine belle o tristi dove per forza bisogna transitare: il primo giorno di scuola, la bicicletta a Natale, il primo bacio, un tradimento, e più avanti la prima macchina, il lavoro, il matrimonio, un figlio, un altro, e poi i nipoti, e la pensione e quel doloretto che non è niente, ma per sicurezza è meglio fare le analisi... Alcune di queste stazioni magari possono essere saltate o sostituite, altre sfilano senza troppa importanza accanto ai nostri binari, ma sicuramente l'esame di maturità rimane marchiato a fuoco nella mente di tutti i viaggiatori. Quelle mattinate di sole e batticuore segnano la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra, sono uno spartiacque definitivo: indietro non si torna, l'ombroso mondo adolescenziale, timido e sfrontato, vago e leggendario, trova la sua consacrazione e il suo congedo in poche ore di prove scritte e orali sparse nel giro di una settimana.

"Notte prima degli esami", cantava Venditti anni fa, individuando quella che è l'ultima particella di libertà e di indefinitezza prima che la maturità giunga a dettare le sue leggi, a imporre i suoi doveri. E per tanti ragazzi italiani la notte prima degli esami è arrivata, è stanotte. Già cigola la porta d'acciaio e di vento che tra poco si chiuderà per sempre, c'è giusto il tempo per gettare un ultimo sguardo alla prateria, per sentirsi ancora un attimo parte di un branco di puledri senza sella e senza finimenti. Si stava tutti insieme, in un'aula dalle finestre grandi o piccole, ma che comunque affacciavano sull'universo infinito delle possibilità. Insieme ai compagni si provava terrore degli insegnanti arcigni ed esigenti, si rideva di quelli buffi, dei mezzi matti pieni di tic, delle zitelle inacidite e dei supplenti giovani, del professore grasso e sudato e di quello segaligno e nervoso, mascherine che per l'intera esistenza restano vivide nel teatrino della mente. Ed è stato un insegnante bizzarro, forse, ad averci cambiato un po' i pensieri, aprendoli a orizzonti nuovi, a scelte importanti.


"Senza il prof Taldeitali io non sarei diventato ciò che sono, e lui chissà cosa è diventato...". E da domani tanti ragazzi avranno i loro esami, forche caudine sotto le quali dovranno per forza passare. Una volta erano davvero tosti: i nostri genitori ricordano ancora che razza di prova fosse: "Tutte le materie, e di tutti e tre gli ultimi anni, un incubo spaventoso". Poi ci fu la lunga stagione delle due materie: se ne sceglieva una e l'altra veniva assegnata d'ufficio, ma tra poche materie già note, ed era quasi sempre quella desiderata. Il voto veniva formulato in sessantesimi, bastava un piccolo trentasei per sfangarla. Anni e anni di pacchia, anche se l'ansia degli esami in fondo rimaneva identica, perché è un'ansia che prescinde dalla difficoltà della prova, che riguarda un appuntamento della vita al quale non si può arrivare fischiettando.


Vivere questi giorni a cuor leggero, con sovrana indifferenza, sarebbe una bestemmia contro i lunghi anni trascorsi a scuola, in classe e nel cortile, intorno alla cattedra o al cesso a fumare, seguendo con attenzione le lezioni o scrivendo disperati bigliettini d'amore. Tutto il tempo andato si impenna e si solleva in questa vetta estrema (è solo una collinetta, ma non importa...): è necessario salire sulla cima e provare la vertigine, il senso di smarrimento, di inadeguatezza, di solidarietà con i compagni legati in cordata. E anche ora che gli esami sono stati ulteriormente facilitati, ora che sono gli insegnanti interni a valutare "il candidato" e tutto si risolve in quattro chiacchiere su una tesina e in un abbraccio amichevole, è giusto che i ragazzi sentano almeno un brivido nella schiena, almeno adesso che sta per suonare la campana dell'ultimo giro e dietro alle spalle un mondo sta per svanire, mentre davanti un altro, ben più feroce, si annuncia.


(La Repubblica - 17 giugno 2003)

Dicotomico legge la legge di Murphy


Postulati di Pardo



  1. Le cose buone della vita sono illegali, immorali o fanno ingrassare.

  2. Le tre cose veramente fedeli nella vita sono lo sporco, un cane e una donna vecchia.

  3. Non è importante essere ricchi: basta vivere nell'agio e poter avere tutto ciò che si vuole.

Dicotomico legge la legge di Murphy


Postulati di Pardo



  1. Le cose buone della vita sono illegali, immorali o fanno ingrassare.

  2. Le tre cose veramente fedeli nella vita sono lo sporco, un cane e una donna vecchia.

  3. Non è importante essere ricchi: basta vivere nell'agio e poter avere tutto ciò che si vuole.