Su Vibrisse trovate la guerra degli allegati, una mia piccola riflessione sulle biblioteche che vogliono affibbiarci col Corriere della Sera e con tutti gli altri quotidiani e periodici.
Poi nei pochi scampoli di tempo libero, il calendario scorre inesorabile e devo mettere mano SERIAMENTE alla tesi di specializzazione, sto facendo qualche pagina statica per integrare questo blog, ho iniziato con una mia piccola presentazione.
Buon ponte del primo maggio.
venerdì 28 aprile 2006
Pagine e almanacchi
Su Vibrisse trovate la guerra degli allegati, una mia piccola riflessione sulle biblioteche che vogliono affibbiarci col Corriere della Sera e con tutti gli altri quotidiani e periodici.
Poi nei pochi scampoli di tempo libero, il calendario scorre inesorabile e devo mettere mano SERIAMENTE alla tesi di specializzazione, sto facendo qualche pagina statica per integrare questo blog, ho iniziato con una mia piccola presentazione.
Buon ponte del primo maggio.
Poi nei pochi scampoli di tempo libero, il calendario scorre inesorabile e devo mettere mano SERIAMENTE alla tesi di specializzazione, sto facendo qualche pagina statica per integrare questo blog, ho iniziato con una mia piccola presentazione.
Buon ponte del primo maggio.
puffi massoni
Puffi, una setta massonica?
Ma vi sono anche altre interpretazioni: gli ometti colorati sarebbero la risposta del Kgb alla guerra fredda. O invece dei perfetti nazisti, o dei manicheisti. Insomma, le letture si sprecano...
Di Roberto Beretta
«Noi puffi siamo così...». Già: ma così come? Massoni o comunisti, cattolici o atei, positivisti o gay? La canzoncina mica lo spiega, limitandosi ad enfatizzare il colore blu che - da solo - non dice granché.
E allora ha avuto buon gioco un sardo studioso di scintoismo, Antonio Soro, ad arruolare le buffe creature del belga Peyo in una loggia. Ne I Puffi, la «vera» conoscenza e la massoneria (Edes), Soro argomenta infatti la sua tesi secondo la quale i curiosi gnomi non sarebbero altro che una setta di iniziati gnostici, di una tendenza tuttavia minoritaria rispetto al razionalismo seguito dai riti massonici più moderni. Il Grande Puffo come un «gran maestro», insomma, e sotto di lui 99 puffi (99 come i gradi della massoneria) che vivono in case a forma di fungo in una sorta di Eden, preoccupati soltanto di sfuggire a Gargamella. Il quale simboleggia il «non iniziato» e veste di nero come un prete: non a caso, un «nemico» delle Logge. C'è poi un dettaglio filologico che induce a vedere i puffi col grembiulino addosso: la loro prima avventura si intitola «alla ricerca del flauto magico».
La vicenda potrebbe anche finire qui, in una stramberia fondata su qualche analogia azzeccata e molte illazioni peregrine. Senonché, il lavoro di Soro induce a rispolverare altre letture della medesima saga; anzitutto quella socialista. Sono tutti uguali - persino nel vestito -, vivono in una specie di comune forestale ad economia centralizzata tipo kolkhoz, non hanno nome se non per la funzione sociale che rivestono e il Grande Puffo ha la barba come Karl Marx (e non a caso è l'unico che porta calzoni e berretto rossi)... Anche questa teoria ha trovato i suoi sostenitori, Christian Fineschi e Geroge Guiggiani, che in un sito Internet di contro-informazione sui fumetti hanno spinto l'analogia alquanto in là. Puffo Quattrocchi, ad esempio, assomiglia parecchio a Trockij, e difatti lo buttano regolarmente fuori dal villaggio; lo stesso appellativo egualitario di «puffo» sarebbe un cripto-riferimento al termine «compagno», mentre Gargamella rappresenta il sistema capitalista - infatti vorrebbe tramutare gli omini blu in oro. Secondo i due interpreti, anzi, le storie puffesche costituiscono addirittura un tentativo del sinistrorso Peyo per indottrinare le masse alle idee socialiste.
Grande Puffo uguale «piccolo padre»? L'analisi è alquanto approfondita e nota ancora come nel cartoon non si faccia uso di denaro, i lavoratori cantino come tanti bravi stakanovisti e persino la marcetta che li accompagna sia piuttosto simile all'inno dell'Urss! A ciò s'aggiunga che i puffi sono nati nel 1958, in piena guerra fredda, e non ci si stupirà dunque se qualcuno non si perita di arruolarli - in modo conscio o no, su questo il dubbio resta: c'è chi sostiene che dietro il progetto di disinformazione di cartoon ci fosse il Kgb... - come quinta colonna del mondo sovietico in Occidente, in diretta contrapposizione con il «capitalista» Walt Disney. O come apologia di Cuba (il piccolo popolo di Castro e dei suoi barbudos prendono il potere nel 1959) contro l'orco americano.
Come ha notato però Massimo Introvigne, esperto di esoterismi e molto altro, Peyo alias Pierre Cuillford, morto nel 1992, era in realtà cattolico e la scuola belga cui apparteneva si richiamava alle «linee chiare» proprio in contrapposizione ai fumetti americani più violenti e meno «familiari». Se dunque i puffi adombrassero lo stile di vita della prima comunità cristiana, capace di condividere ogni cosa e costretti a nascondersi per non incappare in qualche feroce persecutore e nel suo gatto Birba (magari Nerone e i leoni del Colosseo)? Tra l'altro, il gruppo è governato da un anziano - un «presbitero» - e non comprende donne: come in un grande seminario.
Che il mondo dei puffi sia debitore in qualche modo all'universo religioso sembrano testimoniarlo pure altri particolari. Per esempio il berretto frigio, derivante dagli ambienti magici d'Oriente: lo portavano anche i re magi, quindi i sacerdoti caldei e gli adepti dei culti mitraici. E qui torna il collegamento con la gnosi e il manicheismo: in effetti (ma come in parecchi altri fumetti o nelle fiabe) la società puffosa è estremamente manichea, con bene e male nettamente separati. E c'è chi nella Puffetta ha visto incarnata la Sophia, la Sapienza esoterica riservata agli eletti.
D'altra parte, indizi diversi depongono anche per influssi paganeggianti: a cominciare dal genere stesso dei puffi, che sono gnomi o folletti dei boschi. Certi aspetti magici sono poi dichiarati, come il libro delle formule di Gargamella e gli intrugli del Grande Puffo; in fondo lo stesso linguaggio dei puffi, che sostituisce ogni verbo con «puffare», costituisce una sorta di lingua per riti o sortilegi. Altri dettagli sono più sottili: ad esempio i funghi in cui vive la popolazione bluastra richiamano da vicino certe specie allucinogene come l'amanita muscaria, usato sia dagli stregoni indiani che dagli hippies, o il peyote (anche se pare che l'autore fosse soprannominato Peyo per tutt'altro motivo: era il nomignolo che un nipotino inglese gli aveva assegnato). Dicerie di satanismo legate ai puffi sono del resto circolate negli anni Ottanta a Porto Rico e tra i gruppi cristiani fondamentalisti negli Stati Uniti, mentre in Francia il sito tradizionalista «Salve Regina» ha qualche riserva sul far vedere ai figli i puffi perché «di ispirazione comunista».
Tuttavia il più inquietante parallelo tracciato con le creature alte «due mele o poco più» riguarda indubbiamente il nazismo. Non solo Gargamella è stato trovato possedere caratteristiche caricaturali da rabbino (naso adunco, gobba, veste lunga nera) e il suo gatto, nella versione inglese, porta un nome ebraico: Azreal, come l'angelo della morte che conduce le anime al Giudice supremo. Non solo vuol mangiare i piccoli puffi, come la propaganda antisemita accusava gli ebrei di fare coi bambini. Qualcuno (in Internet) sostiene che «i puffi praticano forme nazi-platoniche di eugenetica integrale. Tutti i puffi si conformano fisicamente all'ideale del perfetto puffo, incarnato nella realtà da Puffo Forzuto, al tempo stesso Faust, Sigfrido e Arbeiter jungeriano. Puffetta è l'unica donna: ariana, bionda e con gli occhi azzurri». Nel villaggio della foresta si celebrano «liturgie politico-pagane» e tutti sono ordinati, laboriosi, virili e obbedienti come in una falange hitleriana. Sarà per questo che - pare - i cartoni animati dei puffi non vengono trasmessi in Israele?
Altre ipotesi paragonano l'ordinamento puffesco alle «città utopiche» dei filosofi illuministi, in particolare all'Eldorado descritto nel Candido di Voltaire o dal «buon selvaggio» di Rousseau o - prima ancora - nella Nuova Atlantide di Francesco Bacone: realtà in cui regna una felicità da paradiso terrestre, grazie soprattutto all'assenza di denaro; per venire invece più presso ai nostri giorni, qualche legame si può trovare con certe «comuni» ecologiche sessantottine. Chi accentua invece l'aspetto repressivo nella società degli gnomi colorati preferisce avvicinarla alle banlieues monocordi (grigie loro, blu il mondo dei puffi), che sfogano la frustrazione facendo dispetti atroci al Gargamella-sistema e agli artigli del suo gatto-polizia.
Ma l'ultima possibile lettura è legata alla storia italiana. In effetti, la serie televisiva dei Puffi è andata in onda in Italia con immenso successo dall'inizio degli anni Ottanta, contribuendo al lancio delle neonate reti Mediaset. Anzi, il gradimento popolare del cartone fu uno degli argomenti che indusse a superare molti ostacoli che i pretori mettevano allo sviluppo delle tv private. Forza Italia era di là da venire, ma un popolo azzurro esisteva già. Altro che «comunisti»...
Di Roberto Beretta
E allora ha avuto buon gioco un sardo studioso di scintoismo, Antonio Soro, ad arruolare le buffe creature del belga Peyo in una loggia. Ne I Puffi, la «vera» conoscenza e la massoneria (Edes), Soro argomenta infatti la sua tesi secondo la quale i curiosi gnomi non sarebbero altro che una setta di iniziati gnostici, di una tendenza tuttavia minoritaria rispetto al razionalismo seguito dai riti massonici più moderni. Il Grande Puffo come un «gran maestro», insomma, e sotto di lui 99 puffi (99 come i gradi della massoneria) che vivono in case a forma di fungo in una sorta di Eden, preoccupati soltanto di sfuggire a Gargamella. Il quale simboleggia il «non iniziato» e veste di nero come un prete: non a caso, un «nemico» delle Logge. C'è poi un dettaglio filologico che induce a vedere i puffi col grembiulino addosso: la loro prima avventura si intitola «alla ricerca del flauto magico».
La vicenda potrebbe anche finire qui, in una stramberia fondata su qualche analogia azzeccata e molte illazioni peregrine. Senonché, il lavoro di Soro induce a rispolverare altre letture della medesima saga; anzitutto quella socialista. Sono tutti uguali - persino nel vestito -, vivono in una specie di comune forestale ad economia centralizzata tipo kolkhoz, non hanno nome se non per la funzione sociale che rivestono e il Grande Puffo ha la barba come Karl Marx (e non a caso è l'unico che porta calzoni e berretto rossi)... Anche questa teoria ha trovato i suoi sostenitori, Christian Fineschi e Geroge Guiggiani, che in un sito Internet di contro-informazione sui fumetti hanno spinto l'analogia alquanto in là. Puffo Quattrocchi, ad esempio, assomiglia parecchio a Trockij, e difatti lo buttano regolarmente fuori dal villaggio; lo stesso appellativo egualitario di «puffo» sarebbe un cripto-riferimento al termine «compagno», mentre Gargamella rappresenta il sistema capitalista - infatti vorrebbe tramutare gli omini blu in oro. Secondo i due interpreti, anzi, le storie puffesche costituiscono addirittura un tentativo del sinistrorso Peyo per indottrinare le masse alle idee socialiste.
Grande Puffo uguale «piccolo padre»? L'analisi è alquanto approfondita e nota ancora come nel cartoon non si faccia uso di denaro, i lavoratori cantino come tanti bravi stakanovisti e persino la marcetta che li accompagna sia piuttosto simile all'inno dell'Urss! A ciò s'aggiunga che i puffi sono nati nel 1958, in piena guerra fredda, e non ci si stupirà dunque se qualcuno non si perita di arruolarli - in modo conscio o no, su questo il dubbio resta: c'è chi sostiene che dietro il progetto di disinformazione di cartoon ci fosse il Kgb... - come quinta colonna del mondo sovietico in Occidente, in diretta contrapposizione con il «capitalista» Walt Disney. O come apologia di Cuba (il piccolo popolo di Castro e dei suoi barbudos prendono il potere nel 1959) contro l'orco americano.
Come ha notato però Massimo Introvigne, esperto di esoterismi e molto altro, Peyo alias Pierre Cuillford, morto nel 1992, era in realtà cattolico e la scuola belga cui apparteneva si richiamava alle «linee chiare» proprio in contrapposizione ai fumetti americani più violenti e meno «familiari». Se dunque i puffi adombrassero lo stile di vita della prima comunità cristiana, capace di condividere ogni cosa e costretti a nascondersi per non incappare in qualche feroce persecutore e nel suo gatto Birba (magari Nerone e i leoni del Colosseo)? Tra l'altro, il gruppo è governato da un anziano - un «presbitero» - e non comprende donne: come in un grande seminario.
Che il mondo dei puffi sia debitore in qualche modo all'universo religioso sembrano testimoniarlo pure altri particolari. Per esempio il berretto frigio, derivante dagli ambienti magici d'Oriente: lo portavano anche i re magi, quindi i sacerdoti caldei e gli adepti dei culti mitraici. E qui torna il collegamento con la gnosi e il manicheismo: in effetti (ma come in parecchi altri fumetti o nelle fiabe) la società puffosa è estremamente manichea, con bene e male nettamente separati. E c'è chi nella Puffetta ha visto incarnata la Sophia, la Sapienza esoterica riservata agli eletti.
D'altra parte, indizi diversi depongono anche per influssi paganeggianti: a cominciare dal genere stesso dei puffi, che sono gnomi o folletti dei boschi. Certi aspetti magici sono poi dichiarati, come il libro delle formule di Gargamella e gli intrugli del Grande Puffo; in fondo lo stesso linguaggio dei puffi, che sostituisce ogni verbo con «puffare», costituisce una sorta di lingua per riti o sortilegi. Altri dettagli sono più sottili: ad esempio i funghi in cui vive la popolazione bluastra richiamano da vicino certe specie allucinogene come l'amanita muscaria, usato sia dagli stregoni indiani che dagli hippies, o il peyote (anche se pare che l'autore fosse soprannominato Peyo per tutt'altro motivo: era il nomignolo che un nipotino inglese gli aveva assegnato). Dicerie di satanismo legate ai puffi sono del resto circolate negli anni Ottanta a Porto Rico e tra i gruppi cristiani fondamentalisti negli Stati Uniti, mentre in Francia il sito tradizionalista «Salve Regina» ha qualche riserva sul far vedere ai figli i puffi perché «di ispirazione comunista».
Tuttavia il più inquietante parallelo tracciato con le creature alte «due mele o poco più» riguarda indubbiamente il nazismo. Non solo Gargamella è stato trovato possedere caratteristiche caricaturali da rabbino (naso adunco, gobba, veste lunga nera) e il suo gatto, nella versione inglese, porta un nome ebraico: Azreal, come l'angelo della morte che conduce le anime al Giudice supremo. Non solo vuol mangiare i piccoli puffi, come la propaganda antisemita accusava gli ebrei di fare coi bambini. Qualcuno (in Internet) sostiene che «i puffi praticano forme nazi-platoniche di eugenetica integrale. Tutti i puffi si conformano fisicamente all'ideale del perfetto puffo, incarnato nella realtà da Puffo Forzuto, al tempo stesso Faust, Sigfrido e Arbeiter jungeriano. Puffetta è l'unica donna: ariana, bionda e con gli occhi azzurri». Nel villaggio della foresta si celebrano «liturgie politico-pagane» e tutti sono ordinati, laboriosi, virili e obbedienti come in una falange hitleriana. Sarà per questo che - pare - i cartoni animati dei puffi non vengono trasmessi in Israele?
Altre ipotesi paragonano l'ordinamento puffesco alle «città utopiche» dei filosofi illuministi, in particolare all'Eldorado descritto nel Candido di Voltaire o dal «buon selvaggio» di Rousseau o - prima ancora - nella Nuova Atlantide di Francesco Bacone: realtà in cui regna una felicità da paradiso terrestre, grazie soprattutto all'assenza di denaro; per venire invece più presso ai nostri giorni, qualche legame si può trovare con certe «comuni» ecologiche sessantottine. Chi accentua invece l'aspetto repressivo nella società degli gnomi colorati preferisce avvicinarla alle banlieues monocordi (grigie loro, blu il mondo dei puffi), che sfogano la frustrazione facendo dispetti atroci al Gargamella-sistema e agli artigli del suo gatto-polizia.
Ma l'ultima possibile lettura è legata alla storia italiana. In effetti, la serie televisiva dei Puffi è andata in onda in Italia con immenso successo dall'inizio degli anni Ottanta, contribuendo al lancio delle neonate reti Mediaset. Anzi, il gradimento popolare del cartone fu uno degli argomenti che indusse a superare molti ostacoli che i pretori mettevano allo sviluppo delle tv private. Forza Italia era di là da venire, ma un popolo azzurro esisteva già. Altro che «comunisti»...
puffi massoni
Puffi, una setta massonica?
Ma vi sono anche altre interpretazioni: gli ometti colorati sarebbero la risposta del Kgb alla guerra fredda. O invece dei perfetti nazisti, o dei manicheisti. Insomma, le letture si sprecano...
Di Roberto Beretta
«Noi puffi siamo così...». Già: ma così come? Massoni o comunisti, cattolici o atei, positivisti o gay? La canzoncina mica lo spiega, limitandosi ad enfatizzare il colore blu che - da solo - non dice granché.
E allora ha avuto buon gioco un sardo studioso di scintoismo, Antonio Soro, ad arruolare le buffe creature del belga Peyo in una loggia. Ne I Puffi, la «vera» conoscenza e la massoneria (Edes), Soro argomenta infatti la sua tesi secondo la quale i curiosi gnomi non sarebbero altro che una setta di iniziati gnostici, di una tendenza tuttavia minoritaria rispetto al razionalismo seguito dai riti massonici più moderni. Il Grande Puffo come un «gran maestro», insomma, e sotto di lui 99 puffi (99 come i gradi della massoneria) che vivono in case a forma di fungo in una sorta di Eden, preoccupati soltanto di sfuggire a Gargamella. Il quale simboleggia il «non iniziato» e veste di nero come un prete: non a caso, un «nemico» delle Logge. C'è poi un dettaglio filologico che induce a vedere i puffi col grembiulino addosso: la loro prima avventura si intitola «alla ricerca del flauto magico».
La vicenda potrebbe anche finire qui, in una stramberia fondata su qualche analogia azzeccata e molte illazioni peregrine. Senonché, il lavoro di Soro induce a rispolverare altre letture della medesima saga; anzitutto quella socialista. Sono tutti uguali - persino nel vestito -, vivono in una specie di comune forestale ad economia centralizzata tipo kolkhoz, non hanno nome se non per la funzione sociale che rivestono e il Grande Puffo ha la barba come Karl Marx (e non a caso è l'unico che porta calzoni e berretto rossi)... Anche questa teoria ha trovato i suoi sostenitori, Christian Fineschi e Geroge Guiggiani, che in un sito Internet di contro-informazione sui fumetti hanno spinto l'analogia alquanto in là. Puffo Quattrocchi, ad esempio, assomiglia parecchio a Trockij, e difatti lo buttano regolarmente fuori dal villaggio; lo stesso appellativo egualitario di «puffo» sarebbe un cripto-riferimento al termine «compagno», mentre Gargamella rappresenta il sistema capitalista - infatti vorrebbe tramutare gli omini blu in oro. Secondo i due interpreti, anzi, le storie puffesche costituiscono addirittura un tentativo del sinistrorso Peyo per indottrinare le masse alle idee socialiste.
Grande Puffo uguale «piccolo padre»? L'analisi è alquanto approfondita e nota ancora come nel cartoon non si faccia uso di denaro, i lavoratori cantino come tanti bravi stakanovisti e persino la marcetta che li accompagna sia piuttosto simile all'inno dell'Urss! A ciò s'aggiunga che i puffi sono nati nel 1958, in piena guerra fredda, e non ci si stupirà dunque se qualcuno non si perita di arruolarli - in modo conscio o no, su questo il dubbio resta: c'è chi sostiene che dietro il progetto di disinformazione di cartoon ci fosse il Kgb... - come quinta colonna del mondo sovietico in Occidente, in diretta contrapposizione con il «capitalista» Walt Disney. O come apologia di Cuba (il piccolo popolo di Castro e dei suoi barbudos prendono il potere nel 1959) contro l'orco americano.
Come ha notato però Massimo Introvigne, esperto di esoterismi e molto altro, Peyo alias Pierre Cuillford, morto nel 1992, era in realtà cattolico e la scuola belga cui apparteneva si richiamava alle «linee chiare» proprio in contrapposizione ai fumetti americani più violenti e meno «familiari». Se dunque i puffi adombrassero lo stile di vita della prima comunità cristiana, capace di condividere ogni cosa e costretti a nascondersi per non incappare in qualche feroce persecutore e nel suo gatto Birba (magari Nerone e i leoni del Colosseo)? Tra l'altro, il gruppo è governato da un anziano - un «presbitero» - e non comprende donne: come in un grande seminario.
Che il mondo dei puffi sia debitore in qualche modo all'universo religioso sembrano testimoniarlo pure altri particolari. Per esempio il berretto frigio, derivante dagli ambienti magici d'Oriente: lo portavano anche i re magi, quindi i sacerdoti caldei e gli adepti dei culti mitraici. E qui torna il collegamento con la gnosi e il manicheismo: in effetti (ma come in parecchi altri fumetti o nelle fiabe) la società puffosa è estremamente manichea, con bene e male nettamente separati. E c'è chi nella Puffetta ha visto incarnata la Sophia, la Sapienza esoterica riservata agli eletti.
D'altra parte, indizi diversi depongono anche per influssi paganeggianti: a cominciare dal genere stesso dei puffi, che sono gnomi o folletti dei boschi. Certi aspetti magici sono poi dichiarati, come il libro delle formule di Gargamella e gli intrugli del Grande Puffo; in fondo lo stesso linguaggio dei puffi, che sostituisce ogni verbo con «puffare», costituisce una sorta di lingua per riti o sortilegi. Altri dettagli sono più sottili: ad esempio i funghi in cui vive la popolazione bluastra richiamano da vicino certe specie allucinogene come l'amanita muscaria, usato sia dagli stregoni indiani che dagli hippies, o il peyote (anche se pare che l'autore fosse soprannominato Peyo per tutt'altro motivo: era il nomignolo che un nipotino inglese gli aveva assegnato). Dicerie di satanismo legate ai puffi sono del resto circolate negli anni Ottanta a Porto Rico e tra i gruppi cristiani fondamentalisti negli Stati Uniti, mentre in Francia il sito tradizionalista «Salve Regina» ha qualche riserva sul far vedere ai figli i puffi perché «di ispirazione comunista».
Tuttavia il più inquietante parallelo tracciato con le creature alte «due mele o poco più» riguarda indubbiamente il nazismo. Non solo Gargamella è stato trovato possedere caratteristiche caricaturali da rabbino (naso adunco, gobba, veste lunga nera) e il suo gatto, nella versione inglese, porta un nome ebraico: Azreal, come l'angelo della morte che conduce le anime al Giudice supremo. Non solo vuol mangiare i piccoli puffi, come la propaganda antisemita accusava gli ebrei di fare coi bambini. Qualcuno (in Internet) sostiene che «i puffi praticano forme nazi-platoniche di eugenetica integrale. Tutti i puffi si conformano fisicamente all'ideale del perfetto puffo, incarnato nella realtà da Puffo Forzuto, al tempo stesso Faust, Sigfrido e Arbeiter jungeriano. Puffetta è l'unica donna: ariana, bionda e con gli occhi azzurri». Nel villaggio della foresta si celebrano «liturgie politico-pagane» e tutti sono ordinati, laboriosi, virili e obbedienti come in una falange hitleriana. Sarà per questo che - pare - i cartoni animati dei puffi non vengono trasmessi in Israele?
Altre ipotesi paragonano l'ordinamento puffesco alle «città utopiche» dei filosofi illuministi, in particolare all'Eldorado descritto nel Candido di Voltaire o dal «buon selvaggio» di Rousseau o - prima ancora - nella Nuova Atlantide di Francesco Bacone: realtà in cui regna una felicità da paradiso terrestre, grazie soprattutto all'assenza di denaro; per venire invece più presso ai nostri giorni, qualche legame si può trovare con certe «comuni» ecologiche sessantottine. Chi accentua invece l'aspetto repressivo nella società degli gnomi colorati preferisce avvicinarla alle banlieues monocordi (grigie loro, blu il mondo dei puffi), che sfogano la frustrazione facendo dispetti atroci al Gargamella-sistema e agli artigli del suo gatto-polizia.
Ma l'ultima possibile lettura è legata alla storia italiana. In effetti, la serie televisiva dei Puffi è andata in onda in Italia con immenso successo dall'inizio degli anni Ottanta, contribuendo al lancio delle neonate reti Mediaset. Anzi, il gradimento popolare del cartone fu uno degli argomenti che indusse a superare molti ostacoli che i pretori mettevano allo sviluppo delle tv private. Forza Italia era di là da venire, ma un popolo azzurro esisteva già. Altro che «comunisti»...
Di Roberto Beretta
E allora ha avuto buon gioco un sardo studioso di scintoismo, Antonio Soro, ad arruolare le buffe creature del belga Peyo in una loggia. Ne I Puffi, la «vera» conoscenza e la massoneria (Edes), Soro argomenta infatti la sua tesi secondo la quale i curiosi gnomi non sarebbero altro che una setta di iniziati gnostici, di una tendenza tuttavia minoritaria rispetto al razionalismo seguito dai riti massonici più moderni. Il Grande Puffo come un «gran maestro», insomma, e sotto di lui 99 puffi (99 come i gradi della massoneria) che vivono in case a forma di fungo in una sorta di Eden, preoccupati soltanto di sfuggire a Gargamella. Il quale simboleggia il «non iniziato» e veste di nero come un prete: non a caso, un «nemico» delle Logge. C'è poi un dettaglio filologico che induce a vedere i puffi col grembiulino addosso: la loro prima avventura si intitola «alla ricerca del flauto magico».
La vicenda potrebbe anche finire qui, in una stramberia fondata su qualche analogia azzeccata e molte illazioni peregrine. Senonché, il lavoro di Soro induce a rispolverare altre letture della medesima saga; anzitutto quella socialista. Sono tutti uguali - persino nel vestito -, vivono in una specie di comune forestale ad economia centralizzata tipo kolkhoz, non hanno nome se non per la funzione sociale che rivestono e il Grande Puffo ha la barba come Karl Marx (e non a caso è l'unico che porta calzoni e berretto rossi)... Anche questa teoria ha trovato i suoi sostenitori, Christian Fineschi e Geroge Guiggiani, che in un sito Internet di contro-informazione sui fumetti hanno spinto l'analogia alquanto in là. Puffo Quattrocchi, ad esempio, assomiglia parecchio a Trockij, e difatti lo buttano regolarmente fuori dal villaggio; lo stesso appellativo egualitario di «puffo» sarebbe un cripto-riferimento al termine «compagno», mentre Gargamella rappresenta il sistema capitalista - infatti vorrebbe tramutare gli omini blu in oro. Secondo i due interpreti, anzi, le storie puffesche costituiscono addirittura un tentativo del sinistrorso Peyo per indottrinare le masse alle idee socialiste.
Grande Puffo uguale «piccolo padre»? L'analisi è alquanto approfondita e nota ancora come nel cartoon non si faccia uso di denaro, i lavoratori cantino come tanti bravi stakanovisti e persino la marcetta che li accompagna sia piuttosto simile all'inno dell'Urss! A ciò s'aggiunga che i puffi sono nati nel 1958, in piena guerra fredda, e non ci si stupirà dunque se qualcuno non si perita di arruolarli - in modo conscio o no, su questo il dubbio resta: c'è chi sostiene che dietro il progetto di disinformazione di cartoon ci fosse il Kgb... - come quinta colonna del mondo sovietico in Occidente, in diretta contrapposizione con il «capitalista» Walt Disney. O come apologia di Cuba (il piccolo popolo di Castro e dei suoi barbudos prendono il potere nel 1959) contro l'orco americano.
Come ha notato però Massimo Introvigne, esperto di esoterismi e molto altro, Peyo alias Pierre Cuillford, morto nel 1992, era in realtà cattolico e la scuola belga cui apparteneva si richiamava alle «linee chiare» proprio in contrapposizione ai fumetti americani più violenti e meno «familiari». Se dunque i puffi adombrassero lo stile di vita della prima comunità cristiana, capace di condividere ogni cosa e costretti a nascondersi per non incappare in qualche feroce persecutore e nel suo gatto Birba (magari Nerone e i leoni del Colosseo)? Tra l'altro, il gruppo è governato da un anziano - un «presbitero» - e non comprende donne: come in un grande seminario.
Che il mondo dei puffi sia debitore in qualche modo all'universo religioso sembrano testimoniarlo pure altri particolari. Per esempio il berretto frigio, derivante dagli ambienti magici d'Oriente: lo portavano anche i re magi, quindi i sacerdoti caldei e gli adepti dei culti mitraici. E qui torna il collegamento con la gnosi e il manicheismo: in effetti (ma come in parecchi altri fumetti o nelle fiabe) la società puffosa è estremamente manichea, con bene e male nettamente separati. E c'è chi nella Puffetta ha visto incarnata la Sophia, la Sapienza esoterica riservata agli eletti.
D'altra parte, indizi diversi depongono anche per influssi paganeggianti: a cominciare dal genere stesso dei puffi, che sono gnomi o folletti dei boschi. Certi aspetti magici sono poi dichiarati, come il libro delle formule di Gargamella e gli intrugli del Grande Puffo; in fondo lo stesso linguaggio dei puffi, che sostituisce ogni verbo con «puffare», costituisce una sorta di lingua per riti o sortilegi. Altri dettagli sono più sottili: ad esempio i funghi in cui vive la popolazione bluastra richiamano da vicino certe specie allucinogene come l'amanita muscaria, usato sia dagli stregoni indiani che dagli hippies, o il peyote (anche se pare che l'autore fosse soprannominato Peyo per tutt'altro motivo: era il nomignolo che un nipotino inglese gli aveva assegnato). Dicerie di satanismo legate ai puffi sono del resto circolate negli anni Ottanta a Porto Rico e tra i gruppi cristiani fondamentalisti negli Stati Uniti, mentre in Francia il sito tradizionalista «Salve Regina» ha qualche riserva sul far vedere ai figli i puffi perché «di ispirazione comunista».
Tuttavia il più inquietante parallelo tracciato con le creature alte «due mele o poco più» riguarda indubbiamente il nazismo. Non solo Gargamella è stato trovato possedere caratteristiche caricaturali da rabbino (naso adunco, gobba, veste lunga nera) e il suo gatto, nella versione inglese, porta un nome ebraico: Azreal, come l'angelo della morte che conduce le anime al Giudice supremo. Non solo vuol mangiare i piccoli puffi, come la propaganda antisemita accusava gli ebrei di fare coi bambini. Qualcuno (in Internet) sostiene che «i puffi praticano forme nazi-platoniche di eugenetica integrale. Tutti i puffi si conformano fisicamente all'ideale del perfetto puffo, incarnato nella realtà da Puffo Forzuto, al tempo stesso Faust, Sigfrido e Arbeiter jungeriano. Puffetta è l'unica donna: ariana, bionda e con gli occhi azzurri». Nel villaggio della foresta si celebrano «liturgie politico-pagane» e tutti sono ordinati, laboriosi, virili e obbedienti come in una falange hitleriana. Sarà per questo che - pare - i cartoni animati dei puffi non vengono trasmessi in Israele?
Altre ipotesi paragonano l'ordinamento puffesco alle «città utopiche» dei filosofi illuministi, in particolare all'Eldorado descritto nel Candido di Voltaire o dal «buon selvaggio» di Rousseau o - prima ancora - nella Nuova Atlantide di Francesco Bacone: realtà in cui regna una felicità da paradiso terrestre, grazie soprattutto all'assenza di denaro; per venire invece più presso ai nostri giorni, qualche legame si può trovare con certe «comuni» ecologiche sessantottine. Chi accentua invece l'aspetto repressivo nella società degli gnomi colorati preferisce avvicinarla alle banlieues monocordi (grigie loro, blu il mondo dei puffi), che sfogano la frustrazione facendo dispetti atroci al Gargamella-sistema e agli artigli del suo gatto-polizia.
Ma l'ultima possibile lettura è legata alla storia italiana. In effetti, la serie televisiva dei Puffi è andata in onda in Italia con immenso successo dall'inizio degli anni Ottanta, contribuendo al lancio delle neonate reti Mediaset. Anzi, il gradimento popolare del cartone fu uno degli argomenti che indusse a superare molti ostacoli che i pretori mettevano allo sviluppo delle tv private. Forza Italia era di là da venire, ma un popolo azzurro esisteva già. Altro che «comunisti»...
martedì 25 aprile 2006
Che sarà, sarà...
Incagliavo spesso nei ricordi, che a leggerli bene ci danno direzione e senso. Del liceo tutti ricordiamo il senso bello e pieno di serenità diffuso, minchiate orbe, stavamo male nei nostri corpi che cambiavano così veloci da non darci il tempo di capire. Ripenso a Salvino, Calogero, Paride che rivedo sempre più di raro, con nessuna voglia di finire nel loro paesino per ripettinare quei ricordi che sanno di stantìo oramai. E dire che addentavo il liceo per non perderlo subito, per non lasciarlo in mano all'oblio. Dubitavo che potesse durare quello stallo ma non pensavo neanche che sarebbe successo così, senza nemmeno avere il tempo di salutarli.
Li ho rivisti alla mia laurea, alcuni, quelli più vicini, quelli che mi piace pensare non fossero solo amici dei miei quaderni ad anelli in cui riassumevo e schematizzavo le materie. Gettonati come i secchioni alla vigilia di un'interrogazione non c'è nessuno. Ora tutti ci affanniamo a realizzare i nostri piccoli sogni che spesso sono sempre ridimensionati e ridimensionabili.
Nel secondo episodio di Lost di ieri sera, nel flashback dedicato al coreano, Jin, c'era una frase segnadestino. Alla domanda del padre di Sun sui sogni del promesso sposo, lui se ne esce cambiando sogni per amore della sua bella, perché è lei il suo sogno. Ecco, questa è una buona strada. Magari un giorno parleremo compiutamente di come si vive in un Comune commissariato per infiltrazioni mafiose che da quella mafia ha ricevuto affetto (guardate il Corriere di oggi...), sino a che i commercianti di Bagheria che si trasferiscono a Palermo non pagano subito il pizzo per volere dello stesso Zu Binnu.
E pensare che una sera su Sky davano la puntata dei Simpson in cui Bart scopre una stella che poi si scopre essere un meteorite in rotta su Springfield, finisce che tutti i gialli si nascondono nel rifugio di Flanders e il povero baffuto deve uscire per dare spazio agli altri cantando "Che sarà, sarà...". Quella sera, in quella cena a base di pizza con melanzane sono cresciuto di botto. Sempre per quelle lezioni di vita che l'Isola triangolare, la vecchia terra di Demetra ci dona senza preavviso. Fu una lezione lunga e dolorosa.
Fra qualche anno, quando non ci sarà più nessuno dei protagonisti pronto a intentarmi causa magari vi racconterò che cosa successe quella lunga notte, in quel balcone in cui ho fumato l'ultima Marlboro della mia vita.
Li ho rivisti alla mia laurea, alcuni, quelli più vicini, quelli che mi piace pensare non fossero solo amici dei miei quaderni ad anelli in cui riassumevo e schematizzavo le materie. Gettonati come i secchioni alla vigilia di un'interrogazione non c'è nessuno. Ora tutti ci affanniamo a realizzare i nostri piccoli sogni che spesso sono sempre ridimensionati e ridimensionabili.
Nel secondo episodio di Lost di ieri sera, nel flashback dedicato al coreano, Jin, c'era una frase segnadestino. Alla domanda del padre di Sun sui sogni del promesso sposo, lui se ne esce cambiando sogni per amore della sua bella, perché è lei il suo sogno. Ecco, questa è una buona strada. Magari un giorno parleremo compiutamente di come si vive in un Comune commissariato per infiltrazioni mafiose che da quella mafia ha ricevuto affetto (guardate il Corriere di oggi...), sino a che i commercianti di Bagheria che si trasferiscono a Palermo non pagano subito il pizzo per volere dello stesso Zu Binnu.
E pensare che una sera su Sky davano la puntata dei Simpson in cui Bart scopre una stella che poi si scopre essere un meteorite in rotta su Springfield, finisce che tutti i gialli si nascondono nel rifugio di Flanders e il povero baffuto deve uscire per dare spazio agli altri cantando "Che sarà, sarà...". Quella sera, in quella cena a base di pizza con melanzane sono cresciuto di botto. Sempre per quelle lezioni di vita che l'Isola triangolare, la vecchia terra di Demetra ci dona senza preavviso. Fu una lezione lunga e dolorosa.
Fra qualche anno, quando non ci sarà più nessuno dei protagonisti pronto a intentarmi causa magari vi racconterò che cosa successe quella lunga notte, in quel balcone in cui ho fumato l'ultima Marlboro della mia vita.
Che sarà, sarà...
Incagliavo spesso nei ricordi, che a leggerli bene ci danno direzione e senso. Del liceo tutti ricordiamo il senso bello e pieno di serenità diffuso, minchiate orbe, stavamo male nei nostri corpi che cambiavano così veloci da non darci il tempo di capire. Ripenso a Salvino, Calogero, Paride che rivedo sempre più di raro, con nessuna voglia di finire nel loro paesino per ripettinare quei ricordi che sanno di stantìo oramai. E dire che addentavo il liceo per non perderlo subito, per non lasciarlo in mano all'oblio. Dubitavo che potesse durare quello stallo ma non pensavo neanche che sarebbe successo così, senza nemmeno avere il tempo di salutarli.
Li ho rivisti alla mia laurea, alcuni, quelli più vicini, quelli che mi piace pensare non fossero solo amici dei miei quaderni ad anelli in cui riassumevo e schematizzavo le materie. Gettonati come i secchioni alla vigilia di un'interrogazione non c'è nessuno. Ora tutti ci affanniamo a realizzare i nostri piccoli sogni che spesso sono sempre ridimensionati e ridimensionabili.
Nel secondo episodio di Lost di ieri sera, nel flashback dedicato al coreano, Jin, c'era una frase segnadestino. Alla domanda del padre di Sun sui sogni del promesso sposo, lui se ne esce cambiando sogni per amore della sua bella, perché è lei il suo sogno. Ecco, questa è una buona strada. Magari un giorno parleremo compiutamente di come si vive in un Comune commissariato per infiltrazioni mafiose che da quella mafia ha ricevuto affetto (guardate il Corriere di oggi...), sino a che i commercianti di Bagheria che si trasferiscono a Palermo non pagano subito il pizzo per volere dello stesso Zu Binnu.
E pensare che una sera su Sky davano la puntata dei Simpson in cui Bart scopre una stella che poi si scopre essere un meteorite in rotta su Springfield, finisce che tutti i gialli si nascondono nel rifugio di Flanders e il povero baffuto deve uscire per dare spazio agli altri cantando "Che sarà, sarà...". Quella sera, in quella cena a base di pizza con melanzane sono cresciuto di botto. Sempre per quelle lezioni di vita che l'Isola triangolare, la vecchia terra di Demetra ci dona senza preavviso. Fu una lezione lunga e dolorosa.
Fra qualche anno, quando non ci sarà più nessuno dei protagonisti pronto a intentarmi causa magari vi racconterò che cosa successe quella lunga notte, in quel balcone in cui ho fumato l'ultima Marlboro della mia vita.
Li ho rivisti alla mia laurea, alcuni, quelli più vicini, quelli che mi piace pensare non fossero solo amici dei miei quaderni ad anelli in cui riassumevo e schematizzavo le materie. Gettonati come i secchioni alla vigilia di un'interrogazione non c'è nessuno. Ora tutti ci affanniamo a realizzare i nostri piccoli sogni che spesso sono sempre ridimensionati e ridimensionabili.
Nel secondo episodio di Lost di ieri sera, nel flashback dedicato al coreano, Jin, c'era una frase segnadestino. Alla domanda del padre di Sun sui sogni del promesso sposo, lui se ne esce cambiando sogni per amore della sua bella, perché è lei il suo sogno. Ecco, questa è una buona strada. Magari un giorno parleremo compiutamente di come si vive in un Comune commissariato per infiltrazioni mafiose che da quella mafia ha ricevuto affetto (guardate il Corriere di oggi...), sino a che i commercianti di Bagheria che si trasferiscono a Palermo non pagano subito il pizzo per volere dello stesso Zu Binnu.
E pensare che una sera su Sky davano la puntata dei Simpson in cui Bart scopre una stella che poi si scopre essere un meteorite in rotta su Springfield, finisce che tutti i gialli si nascondono nel rifugio di Flanders e il povero baffuto deve uscire per dare spazio agli altri cantando "Che sarà, sarà...". Quella sera, in quella cena a base di pizza con melanzane sono cresciuto di botto. Sempre per quelle lezioni di vita che l'Isola triangolare, la vecchia terra di Demetra ci dona senza preavviso. Fu una lezione lunga e dolorosa.
Fra qualche anno, quando non ci sarà più nessuno dei protagonisti pronto a intentarmi causa magari vi racconterò che cosa successe quella lunga notte, in quel balcone in cui ho fumato l'ultima Marlboro della mia vita.
razionalità
Ho scritto racconti, ricordi e altre amenità (perfino un'antologia sulla vita precarizzata).
E' giunto il momento di dare una sistemata a questo blog con un uso razionale delle categorie. A presto nuovi sviluppi, intanto rileggetevi i racconti...
E' giunto il momento di dare una sistemata a questo blog con un uso razionale delle categorie. A presto nuovi sviluppi, intanto rileggetevi i racconti...
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