martedì 10 ottobre 2006

Così mangiò Zarathustra

di Woody Allen

(fonte L'Internazionale del 15 settembre via landofnowhere.splinder.com)



Niente riesce a mettere in subbuglio la comunità intellettuale più della scoperta di un'opera ignota di un grande pensatore. È una cosa che fa agitare i sapienti come quegli affarini che si vedono in una goccia al microscopio. In un recente viaggio ad Heidelberg per procurarmi alcune rare cicatrici da duello del diciannovesimo secolo, mi sono imbattuto proprio in un tesoro del genere. Chi avrebbe mai immaginato che esistesse un Libro delle diete di Friedrich Nietzsche? Ebbene, se l'autenticità dell'opera può apparire un filo dubbia agli increduli, quasi tutti quelli che l'hanno studiata affermano che nessun altro pensatore occidentale era mai andato così vicino a conciliare Platone con la dieta Pritikin. Ecco alcuni estratti.



In sé il grasso è una sostanza o l'essenza di una sostanza o una modalità di tale essenza. Il problema principale sorge quando si accumula sui fianchi. Tra i presocratici, fu Zenone a sostenere che il peso è un'illusione, e che per quanto un uomo possa mangiare sarà sempre grasso la metà di uno che non fa mai flessioni. Gli ateniesi erano ossessionati dalla ricerca del corpo ideale. In una tragedia perduta di Eschilo, Clitennestra rompe il voto di non fare mai spuntini tra i pasti, e poi finisce per cavarsi gli occhi quando si accorge che non entra più nel costume da bagno.

Ci volle l'intelletto di Aristotele per porre il problema del peso in termini scientifici. In un antico frammento dell'Etica, il filosofo afferma che la circonferenza di ogni uomo è pari al suo girovita moltiplicato per pi greco. Tanto bastò fino al Medioevo, quando Tommaso d'Aquino tradusse in latino alcuni menù e furono aperte le prime ostricherie. L'abitudine di cenare fuori era ancora condannata dalla chiesa, e farsi parcheggiare l'auto da un addetto era considerato un peccato venale.

Per secoli, com'è noto, il papato considerò il sandwich aperto al tacchino caldo il massimo della licenziosità; molti sandwich furono costretti a restare chiusi, e riaprirono solo dopo la riforma. In certi dipinti di soggetto religioso del quattordicesimo secolo si vedono per la prima volta scene di dannati in sovrappeso che vagano per l'inferno, condannati a yogurt e insalate. Gli spagnoli erano cattivissimi: l'Inquisizione poteva condannare qualcuno solo perché aveva farcito un avocado con la polpa di granchio.

Nessun filosofo giunse però a risolvere il problema del rapporto fra peso e senso di colpa finché Cartesio non divise la mente dal corpo, così il corpo poteva ingozzarsi mentre la mente pensava: “Chi se ne importa, tanto non sono io”. Ma il grande interrogativo della filosofia rimane questo: “Se la vita è priva di senso, come la mettiamo con la pastina a forma di lettere dell'alfabeto?”. Fu Leibniz il primo a dire che il grasso era fatto di monadi. Leibniz era a dieta e faceva ginnastica, ma non riuscì mai a smaltire le sue monadi: almeno non quelle che aveva sulle cosce. Spinoza, dal canto suo, consumava pasti frugali perché credeva che Dio stesse in tutte le cose, ed è terribile strafogarsi di knish quando si pensa di spalmare senape a palate sulla Causa prima di tutte le cose.

Esiste un rapporto fra il genio creativo e un sano regime alimentare? Si pensi al compositore Richard Wagner e a quello che era capace d'ingurgitare: patate fritte, formaggio grigliato, nachos... Cristo, quell'uomo era senza fondo, eppure la sua musica è sublime. Neanche sua moglie Cosima scherzava, ma lei almeno faceva jogging tutti i giorni. In una scena tratta dal ciclo del Ring, Sigfrido decide di andare a cena fuori con le fanciulle del Reno ed eroicamente si fa fuori un bue, due dozzine di pernici, svariate forme di formaggio e quindici boccali di birra. Poi arriva il conto e lui scopre di essere al verde. Il punto è che nella vita hai diritto a un contorno di insalata russa o di patate, e la scelta sei costretto a farla nella terrificante consapevolezza che non solo il tuo tempo sulla terra è limitato, ma che quasi tutte le cucine chiudono alle dieci. Per Schopenhauer, la catastrofe esistenziale non consisteva tanto nel mangiare quanto nel consumare merendine. Schopenhauer condannava l'abitudine di sgranocchiare senza motivo noccioline e patatine mentre si faceva qualcos'altro.

Una volta che si cede ad una merendina, sostiene Schopenhauer, la volontà umana non può più resistere alla tentazione, e il risultato è un universo cosparso di briciole. Poco azzeccata anche la tesi di Kant, convinto che se tutti ordinassero la stessa cosa, il mondo funzionerebbe secondo morale. Ma c'è un problema che Kant non aveva previsto: se tutti ordinano lo stesso piatto, finisce che in cucina si bisticciano per decidere a chi va l'ultimo branzino. “Fai la tua ordinazione come se valesse per ogni essere umano sulla terra”, consiglia Kant. Già, ma se il tizio accanto non mangia guacamole? Naturalmente non esistono cibi morali: a meno che di non contare anche le uova à la coque.

Riassumendo: a parte le mie Frittelle al di là del bene e del male e il mio condimento per insalate volontà di potenza, fra tutte le grandi ricette che hanno cambiato il pensiero occidentale, quella del pasticcio di pollo di Hegel è stata la prima a riciclare gli avanzi con significative implicazioni politiche. Il fritto di gamberi e verdure di Spinoza può essere apprezzato tanto dagli atei quanto dagli agnostici, mentre una ricetta poco nota di Hobbes, le costolette di bimbo alla brace, resta ancora oggi un rebus intellettuale. Il bello della dieta Nietzsche è che i chili, una volta persi, non tornano più, a differenza di quanto accade con il Tractatus sugli amidi di Kant.





Prima colazione




- succo d'arancia

- 2 fettine di bacon

- profiteroles

- vongole giganti al forno

- pane tostato

- tisana di erbe

Il succo dell'arancia è l'essenza stessa dell'arancia resa manifesta, e con questo voglio dire che è la sua vera natura, ciò che gli conferisce la sua “aranceità” e gli impedisce di sapere di salmone al vapore oppure, che so, di animelle fritte. Nei devoti, l'idea di fare colazione con qualsiasi altra cosa che non siano i cereali suscita timore e tremore, ma con la morte di Dio tutto è permesso, e si possono mangiare a piacimento profiteroles, vongole e perfino ali di pollo.





Pranzo



1 piatto di spaghetti al pomodoro e basilico

pane bianco-

patate schiacciate

sacher torte

I forti mangeranno sempre cibi nutrienti, ben conditi con salse pesanti, mentre i deboli spilluzzicano germe di grano e tofu, convinti che le loro sofferenze gli varranno una ricompensa nell'aldilà, dove fanno furore le costolette di abbacchio a scottadito. Ma se l'aldilà è, come io sostengo, un eterno ritorno di questa vita, allora i mansueti dovranno cibarsi eternamente di pietanze a basso contenuto di carboidrati e di pollo spellato alla piastra.





Cena

- bistecca o salsicce

- patate novelle al forno

- aragosta Thermidor

- gelato con panna montata o millefoglie

Questo sì che è un pasto da Superuomo. Coloro che sono tormentati dall'angoscia per i trigliceridi e le transaminasi mangino pure secondo le raccomandazioni del pastore o del dietologo: il Superuomo sa che la carne venata di grasso e i formaggi cremosi con dessert abbondanti e.... ah, sì, anche i fritti a volontà sarebbero cose che mangerebbe anche Dioniso, se non fosse per quel suo problema di reflusso gastroesofageo.





Aforismi

- L'epistemologia svuota di senso ogni dieta. Se non esiste nulla fuori dalla mia mente, non solo posso ordinare qualsiasi cosa, ma il servizio sarà impeccabile.

- L'uomo è l'unica creatura che non lascia la mancia al cameriere.

Originalmente pubblicato sul New Yorker

Così mangiò Zarathustra

di Woody Allen

(fonte L'Internazionale del 15 settembre via landofnowhere.splinder.com)



Niente riesce a mettere in subbuglio la comunità intellettuale più della scoperta di un'opera ignota di un grande pensatore. È una cosa che fa agitare i sapienti come quegli affarini che si vedono in una goccia al microscopio. In un recente viaggio ad Heidelberg per procurarmi alcune rare cicatrici da duello del diciannovesimo secolo, mi sono imbattuto proprio in un tesoro del genere. Chi avrebbe mai immaginato che esistesse un Libro delle diete di Friedrich Nietzsche? Ebbene, se l'autenticità dell'opera può apparire un filo dubbia agli increduli, quasi tutti quelli che l'hanno studiata affermano che nessun altro pensatore occidentale era mai andato così vicino a conciliare Platone con la dieta Pritikin. Ecco alcuni estratti.



In sé il grasso è una sostanza o l'essenza di una sostanza o una modalità di tale essenza. Il problema principale sorge quando si accumula sui fianchi. Tra i presocratici, fu Zenone a sostenere che il peso è un'illusione, e che per quanto un uomo possa mangiare sarà sempre grasso la metà di uno che non fa mai flessioni. Gli ateniesi erano ossessionati dalla ricerca del corpo ideale. In una tragedia perduta di Eschilo, Clitennestra rompe il voto di non fare mai spuntini tra i pasti, e poi finisce per cavarsi gli occhi quando si accorge che non entra più nel costume da bagno.

Ci volle l'intelletto di Aristotele per porre il problema del peso in termini scientifici. In un antico frammento dell'Etica, il filosofo afferma che la circonferenza di ogni uomo è pari al suo girovita moltiplicato per pi greco. Tanto bastò fino al Medioevo, quando Tommaso d'Aquino tradusse in latino alcuni menù e furono aperte le prime ostricherie. L'abitudine di cenare fuori era ancora condannata dalla chiesa, e farsi parcheggiare l'auto da un addetto era considerato un peccato venale.

Per secoli, com'è noto, il papato considerò il sandwich aperto al tacchino caldo il massimo della licenziosità; molti sandwich furono costretti a restare chiusi, e riaprirono solo dopo la riforma. In certi dipinti di soggetto religioso del quattordicesimo secolo si vedono per la prima volta scene di dannati in sovrappeso che vagano per l'inferno, condannati a yogurt e insalate. Gli spagnoli erano cattivissimi: l'Inquisizione poteva condannare qualcuno solo perché aveva farcito un avocado con la polpa di granchio.

Nessun filosofo giunse però a risolvere il problema del rapporto fra peso e senso di colpa finché Cartesio non divise la mente dal corpo, così il corpo poteva ingozzarsi mentre la mente pensava: “Chi se ne importa, tanto non sono io”. Ma il grande interrogativo della filosofia rimane questo: “Se la vita è priva di senso, come la mettiamo con la pastina a forma di lettere dell'alfabeto?”. Fu Leibniz il primo a dire che il grasso era fatto di monadi. Leibniz era a dieta e faceva ginnastica, ma non riuscì mai a smaltire le sue monadi: almeno non quelle che aveva sulle cosce. Spinoza, dal canto suo, consumava pasti frugali perché credeva che Dio stesse in tutte le cose, ed è terribile strafogarsi di knish quando si pensa di spalmare senape a palate sulla Causa prima di tutte le cose.

Esiste un rapporto fra il genio creativo e un sano regime alimentare? Si pensi al compositore Richard Wagner e a quello che era capace d'ingurgitare: patate fritte, formaggio grigliato, nachos... Cristo, quell'uomo era senza fondo, eppure la sua musica è sublime. Neanche sua moglie Cosima scherzava, ma lei almeno faceva jogging tutti i giorni. In una scena tratta dal ciclo del Ring, Sigfrido decide di andare a cena fuori con le fanciulle del Reno ed eroicamente si fa fuori un bue, due dozzine di pernici, svariate forme di formaggio e quindici boccali di birra. Poi arriva il conto e lui scopre di essere al verde. Il punto è che nella vita hai diritto a un contorno di insalata russa o di patate, e la scelta sei costretto a farla nella terrificante consapevolezza che non solo il tuo tempo sulla terra è limitato, ma che quasi tutte le cucine chiudono alle dieci. Per Schopenhauer, la catastrofe esistenziale non consisteva tanto nel mangiare quanto nel consumare merendine. Schopenhauer condannava l'abitudine di sgranocchiare senza motivo noccioline e patatine mentre si faceva qualcos'altro.

Una volta che si cede ad una merendina, sostiene Schopenhauer, la volontà umana non può più resistere alla tentazione, e il risultato è un universo cosparso di briciole. Poco azzeccata anche la tesi di Kant, convinto che se tutti ordinassero la stessa cosa, il mondo funzionerebbe secondo morale. Ma c'è un problema che Kant non aveva previsto: se tutti ordinano lo stesso piatto, finisce che in cucina si bisticciano per decidere a chi va l'ultimo branzino. “Fai la tua ordinazione come se valesse per ogni essere umano sulla terra”, consiglia Kant. Già, ma se il tizio accanto non mangia guacamole? Naturalmente non esistono cibi morali: a meno che di non contare anche le uova à la coque.

Riassumendo: a parte le mie Frittelle al di là del bene e del male e il mio condimento per insalate volontà di potenza, fra tutte le grandi ricette che hanno cambiato il pensiero occidentale, quella del pasticcio di pollo di Hegel è stata la prima a riciclare gli avanzi con significative implicazioni politiche. Il fritto di gamberi e verdure di Spinoza può essere apprezzato tanto dagli atei quanto dagli agnostici, mentre una ricetta poco nota di Hobbes, le costolette di bimbo alla brace, resta ancora oggi un rebus intellettuale. Il bello della dieta Nietzsche è che i chili, una volta persi, non tornano più, a differenza di quanto accade con il Tractatus sugli amidi di Kant.





Prima colazione




- succo d'arancia

- 2 fettine di bacon

- profiteroles

- vongole giganti al forno

- pane tostato

- tisana di erbe

Il succo dell'arancia è l'essenza stessa dell'arancia resa manifesta, e con questo voglio dire che è la sua vera natura, ciò che gli conferisce la sua “aranceità” e gli impedisce di sapere di salmone al vapore oppure, che so, di animelle fritte. Nei devoti, l'idea di fare colazione con qualsiasi altra cosa che non siano i cereali suscita timore e tremore, ma con la morte di Dio tutto è permesso, e si possono mangiare a piacimento profiteroles, vongole e perfino ali di pollo.





Pranzo



1 piatto di spaghetti al pomodoro e basilico

pane bianco-

patate schiacciate

sacher torte

I forti mangeranno sempre cibi nutrienti, ben conditi con salse pesanti, mentre i deboli spilluzzicano germe di grano e tofu, convinti che le loro sofferenze gli varranno una ricompensa nell'aldilà, dove fanno furore le costolette di abbacchio a scottadito. Ma se l'aldilà è, come io sostengo, un eterno ritorno di questa vita, allora i mansueti dovranno cibarsi eternamente di pietanze a basso contenuto di carboidrati e di pollo spellato alla piastra.





Cena

- bistecca o salsicce

- patate novelle al forno

- aragosta Thermidor

- gelato con panna montata o millefoglie

Questo sì che è un pasto da Superuomo. Coloro che sono tormentati dall'angoscia per i trigliceridi e le transaminasi mangino pure secondo le raccomandazioni del pastore o del dietologo: il Superuomo sa che la carne venata di grasso e i formaggi cremosi con dessert abbondanti e.... ah, sì, anche i fritti a volontà sarebbero cose che mangerebbe anche Dioniso, se non fosse per quel suo problema di reflusso gastroesofageo.





Aforismi

- L'epistemologia svuota di senso ogni dieta. Se non esiste nulla fuori dalla mia mente, non solo posso ordinare qualsiasi cosa, ma il servizio sarà impeccabile.

- L'uomo è l'unica creatura che non lascia la mancia al cameriere.

Originalmente pubblicato sul New Yorker

venerdì 6 ottobre 2006

Cronaca del Matto Affogato

di Roberto Alajmo

(fonte Rosalio.it)



Ora io non so se ho aperto un vaso di pandora da cui si scatenerà un sabba di minchiate internettiane o se, più probabilmente, rimarrò in attesa di qualche post che non arriva, come uno scrittore rimasto solo in libreria, seduto dietro a una scrivania, in mezzo a due pile di libri da autografare che nessuno è interessato a comprare. L’immagine-incubo di chiunque abbia mai pubblicato un romanzo.



Il fatto è che da ieri sul mio blog si trova il primo capitolo del nuovo romanzo (link diretto, pdf 81 Kb). Il romanzo che ho cominciato da qualche mese e sto ancora scrivendo. L’idea è quella di offrire il corpo del mio libro in pasto ai lettori e fare una sorta di editing pubblico, sulla scorta delle osservazioni che chiunque lascerà fra i commenti. Non ci sono censure: valgono anche gli insulti.



Il romanzo si intitola (per il momento) “Cronaca del Matto Affogato”. C’entra il gioco degli scacchi, ma non è fondamentale; piuttosto c’entra Palermo. Il protagonista è, credo, un carattere palermitano dalle molte incarnazioni, il cui prototipo è Cagliostro. L’avventuriero che tende a vivere al di sopra delle sue possibilità. Il primo capitolo è un primissimo piano sui suoi pensieri: si capisce che si trova di fronte a un pubblico e si capisce che quel pubblico si aspetta di vederlo morire in maniera spettacolare. Resta da stabilire come c’è arrivato, fino a quel punto, e come riuscirà a cavarsela.



Malgrado una certa cattiva fama, se fatto bene l’editing è un lavoro cruciale, per uno scrittore. È il momento in cui lui stesso si rende conto di ciò che ha scritto. Risultato possibile solo se altri occhi, oltre ai suoi, si posano sul mucchietto di parole che ha messo assieme. Riflettendoci, davvero: non so se questa di mettere il romanzo a repentaglio sul web sia una buona idea. Però sul momento mi è parsa originale, e l’ho fatto. Se andrà male sarò sempre in tempo a toglierlo. Staremo a vedere. Anche su questo, si accettano suggerimenti.

Cronaca del Matto Affogato

di Roberto Alajmo

(fonte Rosalio.it)



Ora io non so se ho aperto un vaso di pandora da cui si scatenerà un sabba di minchiate internettiane o se, più probabilmente, rimarrò in attesa di qualche post che non arriva, come uno scrittore rimasto solo in libreria, seduto dietro a una scrivania, in mezzo a due pile di libri da autografare che nessuno è interessato a comprare. L’immagine-incubo di chiunque abbia mai pubblicato un romanzo.



Il fatto è che da ieri sul mio blog si trova il primo capitolo del nuovo romanzo (link diretto, pdf 81 Kb). Il romanzo che ho cominciato da qualche mese e sto ancora scrivendo. L’idea è quella di offrire il corpo del mio libro in pasto ai lettori e fare una sorta di editing pubblico, sulla scorta delle osservazioni che chiunque lascerà fra i commenti. Non ci sono censure: valgono anche gli insulti.



Il romanzo si intitola (per il momento) “Cronaca del Matto Affogato”. C’entra il gioco degli scacchi, ma non è fondamentale; piuttosto c’entra Palermo. Il protagonista è, credo, un carattere palermitano dalle molte incarnazioni, il cui prototipo è Cagliostro. L’avventuriero che tende a vivere al di sopra delle sue possibilità. Il primo capitolo è un primissimo piano sui suoi pensieri: si capisce che si trova di fronte a un pubblico e si capisce che quel pubblico si aspetta di vederlo morire in maniera spettacolare. Resta da stabilire come c’è arrivato, fino a quel punto, e come riuscirà a cavarsela.



Malgrado una certa cattiva fama, se fatto bene l’editing è un lavoro cruciale, per uno scrittore. È il momento in cui lui stesso si rende conto di ciò che ha scritto. Risultato possibile solo se altri occhi, oltre ai suoi, si posano sul mucchietto di parole che ha messo assieme. Riflettendoci, davvero: non so se questa di mettere il romanzo a repentaglio sul web sia una buona idea. Però sul momento mi è parsa originale, e l’ho fatto. Se andrà male sarò sempre in tempo a toglierlo. Staremo a vedere. Anche su questo, si accettano suggerimenti.

I cortoracconti di Sonja

Sonja

di Barbara Ottaviani




Stanotte Paolo e gli altri sono tornati giù ai viali.

Volevano rivederla Sonja.

Io preferisco tornarci da solo.

O forse non tornarci più.

Ripenso che mi è piaciuto, e questa voglia di tornare mi imbarazza.

Sonja è un’idea bellissima ma sconveniente.

L’ho pure sognata, dopo.

Mi veniva incontro statuaria, la pelle di cera, nuda, senza sesso e mi confondeva.

Ma anche nel sogno glielo lascio fare.

Si abbassa su di me, mi sbottona i pantaloni e comincia a farlo come mai nessuna, con impegno e devozione.

E mentre lo fa, vedo il suo profilo ambiguo tradito dal sopracciglio poco curato per essere quello di una donna.

Il resto non lo vedo, ma quello che sento mi basta ad immaginare la sua vita, dubbia come la sua sessualità.

E allora devo mettermi a pensare che sia Annuccia a farlo.

Ma il mio cazzo cresce, cresce e gira così bene dentro quella bocca e Annuccia non è così brava, e io non voglio più pensare chi sia Sonja.

Sonja, adesso, è una bocca enorme che si prende cura di me,e non ho più pensieri, solo un susseguirsi di macchie colorate

dentro una vertigine che mi risucchia.

Non so quanto duro, ma mi sembra interminabile.

Tanto tempo, troppo, da sentire l’urgenza di liberarmene.

Mi fermo al primo lampione.

Scende sorridendo Sonja e sotto la luce impietosa dei neon riaffiora certa la sua sessualità.

Lo lascio là, in attesa del prossimo giro.

Mi allontano velocemente, ma non posso fare a meno di spiare dallo specchietto retrovisore.

Voglio guardarlo ancora, così, a distanza.

E ho di nuovo voglia di essere dentro la sua bocca.




Se vi è piaciuto questo cortoracconto,



NAVARRA EDITORE


APPUNTAMENTO CON “I CORTORACCONTI DI SONJA”




Appuntamento per la presentazione del libro “I Cortoracconti di Sonja” di Barbara Ottaviani.




Venerdì 13 ottobre alle ore 18.00 presso il Kalhesa (Foro Italico, Palermo)

Presentazione pubblica del libro.

Ad affiancare l’autrice saranno Nuccio Vara (giornalista) e Lia Iacoponelli (psichiatra).

Ad alcune attrici sarà affidato il compito di leggere alcuni dei racconti.




Il libro si presenta come una novità nel panorama editoriale siciliano. Lo strumento usato dalla scrittrice è quello dei racconti brevi, con un linguaggio duro ed asciutto. “Se gli eventi accaduti sono crudi, feroci, l’unico modo – sostiene la Ottaviani – per rappresentarli è usare un linguaggio che gli assomigli”.

E’ un libro-provocazione quello della scrittrice palermitana. Il suo amore per la scrittura, la musica, le moto ed il suo lavoro di medico trovano una sintesi nelle ottanta pagine del libro.

“I lettori più indicati – continua la Ottaviani – non sono coloro avvezzi a scandalizzarsi e a negare l’esistenza di una realtà diversa dalla loro”.

Un libro che farà discutere e che esce fuori dallo schema di una editoria tradizionale. Vi è il linguaggio dei blog e molte contaminazioni culturali.

Un clic ci seppellirà

Molti blogger hanno aggiunto sulle loro pagine la pubblicità AdWords di Google. Scommetto che la crescita bradipica del vostro account  vi avrà lasciato senza parole. Per rimediare avete forzato la mano  - confessatelo pure che tanto Google ha dei algoritmi antifrode quasi insuperabili - dicendo agli amici di modem di cliccare e ricliccare sui banner.

Se l'avete fatto vi arriverà l' e-mail che leggete di seguito.

La lascio qui e la faccio commentare da un articolo comparso ieri sul Manifesto.

(Onestà mi impone di dirvi che ci sono cascato anch'io e la lettera col pin m'è arrivata lo stesso giorno che m'hanno cacciato dal programma, perdendo così i miei 57 dollari...)

(Qualcosa mi dice che forse identica sorte ha avuto Marco, altrimenti perché dopo un pezzo bello come il suo "in bocca al lucro" ha tolto il codice degli annunci?)




Gentile cliente,

Abbiamo riscontrato che sono stati generati clic e/o impressioni non validi sugli annunci Google pubblicati nei suoi siti. Pertanto abbiamo disattivato il suo account AdSense di Google. La preghiamo di comprendere che questa decisione si è resa necessaria per proteggere gli interessi degli inserzionisti AdWords.



Non sono ammessi clic o impressioni non validi sugli annunci del sito di un publisher utilizzando, a solo titolo esemplificativo, impressioni e/o clic generati da:



- un publisher sulle pagine del proprio sito web

- un publisher che incoraggia altri utenti a fare clic sui propri annunci

- programmi per la generazione automatica di clic o altro software ingannevole

- un publisher che altera porzioni del codice degli annunci o che modifica layout, comportamento, targeting o pubblicazione degli annunci per qualsiasi motivo



Queste ed altre attività che violano i Termini e condizioni di AdSense di Google e le norme e i regolamenti del programma possono condurci a decidere di disattivare il suo account. I Termini e condizioni e il

regolamento del programma sono disponibili ai seguenti indirizzi:



https://www.google.com/adsense/localized-terms?hl=it

https://www.google.com/adsense/policies?hl=it



Ai publisher il cui account è stato disabilitato per clic non validi non è consentita un'ulteriore partecipazione al programma AdSense e non verranno inviati ulteriori pagamenti. I profitti generati dal suo account verranno debitamente rimborsati agli inserzionisti danneggiati a seguito di tale attività.



Se ritiene che questa decisione sia stata presa per sbaglio e se in buona fede ci può garantire che l'attività non valida rilevata sui suoi annunci non è dovuta alle sue azioni o negligenza o alle azioni o negligenza di una persona che lavora per lei, può presentare ricorso contro la chiusura del suo account. Può farlo utilizzando unicamente il seguente modulo:



http://www.google.com/support/adsense/bin/request.py?contact=invalid_clicks_appeal&hl=it



Qualora Google decida di esaminare il suo ricorso, faremo del nostro meglio per informarla in tempi rapidi e intraprenderemo le azioni che riterremo necessarie. Una volta presa una decisione in merito al suo ricorso, ulteriori ricorsi o la ripresentazione del ricorso non verranno presi in considerazione.



Cordiali saluti,



Il team AdSense di Google






da Il Manifesto del 5 ottobre 2006



Prendi i clic e scappa

La crescita dell'advertising online rischia di crollare sotto il peso delle truffe operate da piccoli siti fasulli che riescono a farsi pagare dai motori per i clic che convogliano verso gli inserzionisti

di Constance Fells



Dilaga la pubblicità internet, segnalando negli Stati Uniti una crescita del 37 per cento nella prima metà dell'anno e arrivando dunque a 7,0 miliardi di dollari. Ci sono i banner, rettangoli colorati da cliccare per saltare sul sito dell'inserzionista, ci sono gli interstiziali, pagine che si inseriscono tra un clic e l'altro, obbligandovi a vedere una pubblicità non voluta. Ci sono le finestre a pop-up, che si aprono senza che l'abbiate chiesto e ci sono delle animazioni colorate che in maniera ancora più implacabile si sovrappongono alle pagine, impedendone la lettura. In tutti questi casi la pubblicità conferma la sua vocazione a imporsi invadente.



Ma il settore della pubblicità online che più sta guadagnando è un altro. Sono quegli «avvisi» che tengono conto del contesto di lettura dell'utente e sono fatte di sole tre righe di testo con un link, senza tanti frizzi. Si provi per esempio a battere nel motore di ricerca Google la sigla «dvd». In risposta Google vi fornirà nella colonna grande i suoi risultati, ordinati secondo il suo criterio di rilevanza, ma in quella di destra, più stretta e separata, proporrà dei «collegamenti sponsorizzati», del tipo: «Comprare DVD / Molti articoli - prezzi bassi. Shopping online facile e sicuro / www.eBay.it» e altri dello stesso genere. Se voi cliccate su uno di questi, verrete trasportati al sito relativo e per ogni clic ricevuto l'inserzionista pagherà una qualche somma, concordata in precedenza con Google, Yahoo! o altri siti. Lo si chiama Ppc, ovvero pay per click.

La differenza è sostanziale: nei giornali e nelle tv l'inserzionista paga in base alla tiratura o all'audience ma non può essere certo che i potenziali clienti abbiano davvero guardato quella pagina colorata o quello spot, e meno che mai che ne siano discese emozioni o voglia di saperne di più. Il clic in arrivo attraverso un altro sito (Click-through) è meglio perché dice all'inserzionista che qualcuno è effettivamente andato sul suo sito. Lui stesso poi, con i suoi software, verificherà quanto a lungo c'è stato e anche se si è trasformato in un acquirente. Memorizzando i suoi dati si potrà anche verificare se quella persona nei giorni successivi è tornata spontaneamente in visita.

La seconda differenza è che questo «cliccare attraverso» è più efficace perché sul web, a differenza che davanti alla televisione, le persone spesso ci vanno per cercare qualcosa, per esempio informazioni di viaggio o di prodotto. Dunque quel potenziale cliente non ha bisogno di essere disturbato, e semmai è contento se qualcuno gli segnala i venditori di Dvd o di pentole.



Tutto bene allora? Proprio per niente, a leggere il voluminoso dossier con cui Business Week, rivista economica americana tra le più influenti, ha scavato in quel fenomeno inquietante (www.businessweek.com/magazine/content/06_40/b4003001.htm), di cui gli addetti ai lavori parlano almeno da due anni, ma per lo più in maniera imbarazzata. Si chiama «Frode dei clic» (click fraud), e sfrutta proprio il meccanismo del pay per click. Lo fa in questo modo: un'azienda affida a Google o altri la sua pubblicità, ma, per accrescere la sua visibilità, eventualmente accetta che essa venga smistata (parcheggiata) anche in altri siti «affiliati» a Google. Se il clic arriva da uno di questi, Google dividerà con il sito affiliato che ha generato la cliccata il compenso che riceve dall'inserzionista. Può trattarsi di pochi centesimi di dollaro o anche di diversi dollari, ma quello che conta sono i volumi.



I siti affiliati di primo livello sono autorizzati a loro volta a disseminare le pubblicità in altri siti figli, in una catena in cui tutti guadagnano qualcosa in percentuale e a pagare è sempre l'inserzionista. Sarebbe un meccanismo virtuoso, una piramide dove tutti contribuiscono alle cliccate, ma succede che i gestori di alcuni di questi siti reclutino un certo numero di amici e conoscenti, o anche di sconosciuti, perché vadano sul loro sito e lì clicchino le pubblicità. Anche questi amici verranno ripagati qualche centesimo e per questa attività è stata inventata la sigla PTR, ossia «pay to read», pagato per leggere (ma soprattutto per cliccare, ovvero Ptc). Esistono siti appositi che reclutano i cliccatori e alcuni di loro riescono a guadagnare alcune centinaia di dollari al mese. Altri usano dei software che cliccano da soli e in automatico sui siti indicati e questi vengono chiamati clickbot, robot da clic. I grandi motori di ricerca assicurano che stanno tenendo sotto controllo il fenomeno e di aver attivato degli speciali software per scoprire le truffe.

I più pessimisti valutano tuttavia che anche il 30 per cento del traffico di clic sia fasullo, altri lo stimano attorno al 10, ma in ogni caso il fenomeno è vistoso e la guerra tra guardie e ladri continua. Potrebbe derivarne anche il crollo di questo mercato e alcuni inserzionisti ormai chiedono di pagare solo se il cliccatore ha comprato qualcosa e non già per uno che clicca, sta lì pochi secondi e poi se ne va via. Siti citati:



www.eBay.it

www.businessweek.com

www.well.com

www.funzionepubblica.it

publicaccess.nih.gov

www.dcprinciples.org

www.alpsp.org/publications

I cortoracconti di Sonja

Sonja

di Barbara Ottaviani




Stanotte Paolo e gli altri sono tornati giù ai viali.

Volevano rivederla Sonja.

Io preferisco tornarci da solo.

O forse non tornarci più.

Ripenso che mi è piaciuto, e questa voglia di tornare mi imbarazza.

Sonja è un’idea bellissima ma sconveniente.

L’ho pure sognata, dopo.

Mi veniva incontro statuaria, la pelle di cera, nuda, senza sesso e mi confondeva.

Ma anche nel sogno glielo lascio fare.

Si abbassa su di me, mi sbottona i pantaloni e comincia a farlo come mai nessuna, con impegno e devozione.

E mentre lo fa, vedo il suo profilo ambiguo tradito dal sopracciglio poco curato per essere quello di una donna.

Il resto non lo vedo, ma quello che sento mi basta ad immaginare la sua vita, dubbia come la sua sessualità.

E allora devo mettermi a pensare che sia Annuccia a farlo.

Ma il mio cazzo cresce, cresce e gira così bene dentro quella bocca e Annuccia non è così brava, e io non voglio più pensare chi sia Sonja.

Sonja, adesso, è una bocca enorme che si prende cura di me,e non ho più pensieri, solo un susseguirsi di macchie colorate

dentro una vertigine che mi risucchia.

Non so quanto duro, ma mi sembra interminabile.

Tanto tempo, troppo, da sentire l’urgenza di liberarmene.

Mi fermo al primo lampione.

Scende sorridendo Sonja e sotto la luce impietosa dei neon riaffiora certa la sua sessualità.

Lo lascio là, in attesa del prossimo giro.

Mi allontano velocemente, ma non posso fare a meno di spiare dallo specchietto retrovisore.

Voglio guardarlo ancora, così, a distanza.

E ho di nuovo voglia di essere dentro la sua bocca.




Se vi è piaciuto questo cortoracconto,



NAVARRA EDITORE


APPUNTAMENTO CON “I CORTORACCONTI DI SONJA”




Appuntamento per la presentazione del libro “I Cortoracconti di Sonja” di Barbara Ottaviani.




Venerdì 13 ottobre alle ore 18.00 presso il Kalhesa (Foro Italico, Palermo)

Presentazione pubblica del libro.

Ad affiancare l’autrice saranno Nuccio Vara (giornalista) e Lia Iacoponelli (psichiatra).

Ad alcune attrici sarà affidato il compito di leggere alcuni dei racconti.




Il libro si presenta come una novità nel panorama editoriale siciliano. Lo strumento usato dalla scrittrice è quello dei racconti brevi, con un linguaggio duro ed asciutto. “Se gli eventi accaduti sono crudi, feroci, l’unico modo – sostiene la Ottaviani – per rappresentarli è usare un linguaggio che gli assomigli”.

E’ un libro-provocazione quello della scrittrice palermitana. Il suo amore per la scrittura, la musica, le moto ed il suo lavoro di medico trovano una sintesi nelle ottanta pagine del libro.

“I lettori più indicati – continua la Ottaviani – non sono coloro avvezzi a scandalizzarsi e a negare l’esistenza di una realtà diversa dalla loro”.

Un libro che farà discutere e che esce fuori dallo schema di una editoria tradizionale. Vi è il linguaggio dei blog e molte contaminazioni culturali.