mercoledì 2 aprile 2008

Strenne primaverili nel sogno del babbaluci degenerato





La primavera tarda ad arrivare ma ugualmente il curatore di questo spazio vi pensa e  vi regala due dicotomiche novità:


  • Le prime due puntate de La degenerazione del calcagnolo, un audio-web-feuilletton: (1) (2)

  • L'ebook Il sogno dei babbaluci, che recita come sottotitolo "caponate adolescenziali"




Buone letture...

venerdì 7 marzo 2008

110 molta infamia e nessuna lode

merda




Succede anche questo.



A non voler parlare del linguaggio degli scimmioni e dei neuroni specchio che tanto stanno a cuore  a quattro parrucconi incatenati alle loro sedie.

Basta un prof che non conosce e non vuole conoscere l'argomento per azzoppare un lavoro nato alla fine di un calvario lungo 47 materie.



Che dire? Addio brutta facoltà rosa salmone, fottiti l'anima di qualcun altro che con me hai chiuso. Divertiti coi sogni di quelli che ancora credono ai tuoi sette piani di disillusioni.



Auguro a tutti di svegliarsi prima di arrivare a 26 anni, con tante cicatrici sul cuore e sul culo.

giovedì 6 marzo 2008

La Generazione del Calcagno

la generazione del calcagno

Vado, mi ri-laureo e torno

leggere nonostante tutto




Dopo la prima, completo - dopo 47 materie - finalmente il mio primo percorso accademico.



Nel mezzo: servizio civile, scrittura, giornalismo, Uruguay, tutte le storie nel piano accademico, infarto di mio padre, primi inevitabili affondi della vita e dei suoi Omini di Burro...



Ve lo volevo dire da queste colonne. Mi sembrava giusto così.

Se poi siete curiosi, leggete qui o meglio ancora qui

lunedì 24 dicembre 2007

Si sta come a Natale

ventuno storie di Natale scritte da vibrisselibraie e vibrisselibrai


copertina di al3simQuella del Racconto di Natale è una tradizione pericolosa. Ci si sono cimentati, e magari divertiti, molti Grandi Scrittori: da Christian Andersen, Charles Dickens e Lev Tolstoj fino a – tanto per stare a casa nostra – Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Dino Buzzati, Italo Calvino. Senza contare le Poesie di Natale: ci hanno provato, tanto per dire, Guido Gozzano (la famigerata «Il campanile scocca / lentamente le sei», e le sette, le otto, le nove, eccetera), Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti.



Peraltro, è difficile immunizzarsi dal Natale. Perfino chi cerca di ignorarlo snobisticamente (ad esempio incontrandoti per la strada e dicendoti gaio: «Buon solstizio!») o chi, per le sue ragioni che non discutiamo, arriva addirittura a detestarlo, finisce con il confermarne la centralità nel nostro sistema cronologico, familiare, economico, affettivo, gastronomico, religioso («È la dialettica, baby»).



Non sarà un caso se i Pronto Soccorso degli ospedali e i centralini di Telefono Amico sono intasati, il giorno di Natale, dalle richieste di conforto di persone sole e depresse. Perché col Natale bisogna farci i conti: non si può semplicemente decidere di farne a meno.

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