è già notte, dalle vertebre della serranda arriva la luce gialla dei lampioni. Penso sempre a questa prospettiva: un futuro post-apocalittico. E io sono uno degli ultimi sopravissuti, non importa il perché, io sono lì, padrone di un mondo che è solo un cimitero. Sono lì, libero, con le mie ancore metafisiche che arruginiscono in successione. Sono lì e tu sei morta. Ti vengo a trovare spesso nella nostra collina, ti ho seppellito qui, sotto il ciliegio. Guarda: ci sono ancora le nostre iniziali. Le avevo incise una domenica pomeriggio che ero scivolato qui in preda ad un attacco maxi di romanticume. Pensavo di amarti. Lo credevo possibile. Una volta ancora stavo contorcendomi in sparute riflesioni invece di lasciarmi andare. Il mio errore è sempre stato lo stesso: sono un dannato cartesiano, mi rompo la testa con sofismi ed invece di vivere penso al come e ai perché della vita.
Saltello spogliando il contorno del mondo e mi restano in mano solo le bucce, scivolano via le illusioni ed ecco che cosa ho guadagnato: un deserto. Anche l'attualità mi aiuta. ecco l'ennesima epidemia. Dio fa le pulizie di primavera. Dicono che la sovrappopolazione è un problema e tutti lì terrorizzati quando il Grande Inquisitore spegne le nostre candele. Scivolo via nelle strade deserte, ci sono lapidi dovunque ma le voci si sono zittite, non è più la danza macabra, la falce arrugginita ha smesso di scintillare. Sono nel nostro letto, solo.
Non siamo a Spoon River. Mondi nuovi e vecchi muoiono di continuo.
Sono qui, ancora più solo.
Ho le tue lettere, le ho sempre tenute con molta cura. Non ti ho mai risposto perché pensavo che bastava lo sguardo per farti capire che...cosa dovevo farti capire? Già non ci capivo nulla io e addirittura volevo spiegare qualcosa a te? Ero illuso. Stavo rileggendole. Ecco qui è quella che mi hai scritto dopo che avevi letto 1984 di Orwell.
Mi chiedevi cosa c'era nella stanza 101. Nella nostra stanza 101. Tutti sanno cosa c'è nella stanza 101. Ci sono le nostre paure più nere e profonde, le paure che ci fanno tradire ogni convinzione per restare vivi e per cullare per il resto del tempo il rimorso. Nella mia 101 ci sei tu. Tu che mi chiedi di amarti, tu che mi chiedi di mettere da parte i libri e le citazioni per essere almeno una volta solo io. Con tutto quello che significa. Ci ho provato a spogliarmi della cappa ideologica in cui ci hanno avvolto, ho filato il mio bozzolo con ardore e alla fine era vuoto.
domenica 11 maggio 2003
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