giovedì 3 marzo 2005

ah, la miserabile realtà

CAMILLE: Ve lo dico io, se non trovano tutto riprodotto in copie rabberciate, disperso in teatri, concerti e mostre d'arte, non hanno né occhi per vedere, né orecchie per sentire. Se uno si intaglia una marionetta da cui si vede pendere il filo che la tira e le cui giunture a ogni passo scricchiolano in versi giambici di cinque piedi, che carattere, che coerenza! Se uno prende un sentimentuccio, una sentenza, un concetto, e gli mette giacca e calzoni, gli fa mani e piedi, gli pittura la faccia e lascia che quell'affare si dimeni per tre atti finchè da ultimo o si sposa o si spara - un ideale! Se uno strimpella un'aria d'opera che riproduce gli alti e bassi dell'animo umano come una pipa di terracotta piena d'acqua e fa il verso all'usignolo - ah, l'arte!
Spostate la gente dal teatro alla strada: ah, la miserabile realtà!
Essi dimenticano il loro Signore per i suoi cattivi copisti. Della creazione che intorno e dentro di loro si rigenera ad ogni istante, ardente, spumeggiante e luminosa, non sentono né vedono nulla. Vanno a teatro, leggono poesie e romanzi, ne imitano le smorfie con le loro facce, e delle creature di Dio dicono, come sono banali!
I Greci sapevano quel che dicevano quando raccontavano che la statua di Pigmalione si era animata ma non aveva avuto figli.
DANTON: E gli artisti trattano la natura come David, il quale in settembre disegnava a sangue freddo gli assassinati mentre venivano buttati dalla prigione alla strada, e diceva: colgo gli ultimi sussulti di vita in questi scellerati. (Danton viene chiamato fuori.)
CAMILLE: Che mi dici, Lucile?
LUCILE: Niente, mi piace tanto vederti parlare.
CAMILLE: Mi senti anche?
LUCILE: Ma certo!
CAMILLE: Ho ragione? Hai capito che cosa ho detto?
LUCILE: No, veramente no. (Rientra Danton.)

Georg Büchner, Opere, Mondadori, Milano 1999, p. 40 

1 commento:

Archivio blog