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giovedì 22 marzo 2007

Fratelli d'Italia sul Rio de la Plata

© La Gente d'Italia™ del 22/03/2007




Quante sono le associazioni italiane di Montevideo?



Giosuè Bordoni scriveva nel suo saggio “Montevideo e la Repubblica dell’Uruguay” del 1885:

«Durante la primavera e l’autunno, questi dintorni sono affollati alla lettera di numerose Società, che, sotto pretesto di festeggiare questo o quell’anniversario, vi si recano in corporazione a darsi bel tempo. Ora è la Società spagnuola di mutuo soccorso; ora quella dei Baschi, ora la Società francese, e infine l’una o l’altra delle numerose Società italiane, che non lasciano mai occasione di dare testimonianza pubblica del loro spirito di fratellanza e buona armonia, e anche di eccellente appetito, col farvi dei banchetti veramente omerici, in cui si tributano sempre i dovuti onori al succulento e tradizionale asado con cuero».

122 anni dopo le cose sono radicalmente cambiate, la rete delle associazioni italiane di Montevideo si è fortemente ridimensionata, cancellando coi fatti la maligna annotazione che faceva Luigi Barzini nel 1902

«gli italiani al Plata sono uniti in trecento associazioni, il che costituisce una vera disunione».
Questo ridimensionamento è il risultato dei movimenti storici che hanno portato alla completa integrazione degli italiani arrivati qui in cerca di miglior fortuna. Se è vero, come scrivono gli storici Luigi Favero e Alicia Bernasconi, che il gruppo etnico è «la risultante del movimento migratorio, in cui persistono, in grado piu’ o meno elevato, gli elementi culturali e materiali dello spazio sociale di partenza, ma integrati o giustapposti dagli elementi acquisiti nell’incontro con lo spazio sociale d’inserimento», appare evidente che il “gruppo etnico” italiano è un affascinante microcosmo all’interno del piccolo grande Uruguay.



Quali sono le prospettive future della rete di associazioni italiane di quella che fu la Banda Oriental?

Lo scopriremo nelle prossime puntate di questo “diario uruguayano”: con un’inchiesta per conoscere questa vitalissima realtà che mantiene vivo il legame con l’Italia, capace ancora – come ha dato prova in occasione del saluto del Console Pala – di commuoversi quando risuonano le note dell’inno di Mameli.



Scorriamo l’elenco, in rigoroso ordine alfabetico:



  • L’Ancri,


  • l’Anpi,


  • l’Associazione Abruzzese di Montevideo,


  • gli Alpini,


  • i Bellunesi del mondo,


  • l’Associazione Calabrese,


  • i Campani dell’Aercu,


  • l’associazione Laziale,


  • la Casa degli Italiani,


  • il Circolo Lucano,


  • il Circolo Giuliano,


  • il Circolo Trentino di Montevideo,


  • il Club degli Anziani,


  • il Comitato Tricolore,

  • l’Associazione Emilia Romagna,


  • l’Ente Friuliano,


  • il Filef,


  • il Famee Furlane,


  • la Famiglia Piemontese,


  • i Figli della Toscana,


  • il Gruppo Legami,


  • la Fratellanza Italiana,


  • i Marchigiani nel Mondo,


  • l’Ass. Lauria,


  • l’Ass. Ligure,


  • l’Ass. Ossolana,


  • i Padovani nel mondo,


  • i Pensionati Inas,

  • i Pugliesi,


  • l’Ass. Regione Lombarda,


  • l’Ass. Satrianese San Rocco,


  • i Trevisani nel Mondo,


  • i Siciliani in Uruguay,


  • la Uim (Unione Italiani nel mondo),


  • i Vicentini nel Mondo e


  • l’Ass. dei Vietresi.


Se non ho sbagliato a contare sono trentasei associazioni, tutte hanno di sicuro una bella storia da raccontarci.

Come sempre, hasta luego!



Ricordiamo ai nostri lettori che per l’emergenza Dengue

Il Ministero della Salute Pubblica dell’Uruguay

oltre alla massiccia opera di fumigazione

ha attivato per ogni evenienza  il numero 0800 4444

e  il sito http://dengue.msp.gub.uy/



Potete scriverci all’indirizzo genteditaliauruguay@gmail.com

Il numero di telefono della redazione e’ (598 -2) 916 08 15

Da lunedi a venerdi, potete chiamarci tranquillamente dalle 16 alle 18

martedì 20 marzo 2007

Dengue o non dengue?

© La Gente d'Italia™ del 20/03/2007



L’arrivo della febbre spacca ossa

non ferma i cicli della vita quotidiana

di Tonino Pintacuda



il vettore del dengue Irrimediabilmente con l’arrivo dell’autunno la vita riprende i suoi cicli, il calendario ricorda a tutti gli uruguayani che il verano è finito: addio alle murgas, addio alle passeggiate in costume sull’oceano, addio ai ritmi lenti, lentissimi dell’estate.

Rimettiamoci la cravatta e andiamo a prendere l’omnibus tutte le mattine, nel faticoso tran tran che si chiama vita.



Appena 15 pesos e i torpedoni ci lasceranno sotto l’ufficio ad aspettare le piccole pause sino al pomeriggio, e poi spesa, un po’ di tv e di nuovo la sveglia puntata per ricominciare.



Camus ha definito questa quotidianità la “fatica di Sisifo”: Sisifo è il mitico eroe greco punito per aver sfidato gli dei con la sua sagacia.



Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto far rotolare un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo stava per raggiungere la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte, per cui Sisifo dovette per l'eternità ricominciare la sua scalata.



I giorni troppo uguali - lo sentiamo e lo sappiamo tutti - sono altrettanti massi ma in questo gli uruguayani sono fortunati, prendiamo ad esempio quelli che lavorano alla Borsa di Commercio in Calle Misiones, proprio di fronte alla mia finestra.



Eccoli fumare furtive sigarette nelle pause rubate agli impegni pressanti dei movimenti economici ma non capita a tutti di far pochi passi per raggiungere il Rio de la Plata nel suo quotidiano abbraccio con l’Oceano Atlantico.



C’è una serenità diffusa, figlia delle bellezze architettoniche e del manto verde della città, la filosofia del “no pasa nada” ha un suo fondamento, camminare per Avenida 18 de Julio e soffermarsi nella dozzina di piazzette che non ha nulla da invidiare alle omologhe europee.



mate La gente dell’interno del Paese è tornata alla vita normale, si nota dalla diminuzione di estimatori di mate, la bevanda nazionale. Molti camminano con tutto l’armamentario per sorseggiare tranquillamente il loro mate: termos e bombilla. Versano l’acqua bollente e succhiano tranquilli.



Ma i primi a essere consci del facile stereotipo dell’uruguayano mate e bombilla sono loro stessi: l’ultimo esempio, proprio l’altro ieri sull’Observador il vignettista Salvatore ha realizzato un piccolo capolavoro.



Sale la tensione per il primo caso autoctono di dengue e per sdrammatizzare Salvatore ha disegnato un mate appollaiato sulla torre Salvo – ovvia citazione del celeberrimo King Kong appollaiato sull’Empire State Building – lì, sull’edificio più alto della bella Plaza Indipendencia, il “mate” con occhi  e bocca tiene a bada con opportuno insetticida gigante la temibile zanzara del dengue: come sempre un sorriso riesce a scacciare le paure.



Il “dengue” altro non è che la pestifera febbre spacca-ossa, lo porta la zanzara del genere Aedes aegypti, lo stesso disgraziato e infimo insettucolo che porta la febbre gialla.



Rilanciamo la scheda dal sito www.malattiedimenticate.net





LA FEBBRE DENGUE È UNA MALATTIA SIMILE ALL'INFLUENZA; nei bambini è caratterizzata da febbre ed rash. Negli adulti la febbre è più alta ed accompagnata da forti emicranee, dolori nelle regioni orbitali, dolori muscolari e rash. La febbre dengue si manifesta dopo l'esposizione ad un sierotipo, nei confronti del quale il paziente diventa resistente. Esistono però, come detto in precedenza, quattro sierotipi ed una seconda infezione con un sierotipo diverso, può portare a conseguenze ben peggiori: la febbre dengue emorragica (DHF). 



LA DHF È CARATTERIZZATA DA FEBBRE ALTA, EMORRAGIE, FEGATO INGROSSATO e problemi circolatori. La febbre può persistere per diversi giorni e può raggiungere i 41° gradi, seguita da convulsioni e emorragie. Il paziente se non trattato può morire per problemi circolatori.



I fattori coinvolti nella severità della DHF sono: la prima infezione, l'intervallo di tempo tra quest'ultima e la seconda, il sierotipo virale e il genotipo del paziente. Le principali caratteristiche fisiopatologiche sono correlate con la concentrazione di alcune citochine (molecole coinvolte nella risposta immunitaria), quali IFN-γ, IL-2 e TNF-α



LA STORIA



Prima del 1970 solo nove paesi avevano descritto casi di DHF. Dai circa 100 casi del 1955 si è passati agli attuali 500 mila.



VIE DI TRASMISSIONE



Il virus è trasmesso attraverso il morso di diverse zanzare del genere Stegomyia. Il principale vettore è Aedes aegypti, identificato per la prima volta nel 1906 come responsabile della trasmissione; una volta che la zanzara è stata infettata lo rimane per tutta la vita. Gli umani servono come serbatoio amplificante e molto probabilmente anche le scimmie possono essere considerate come serbatoi. In particolare si ipotizza che il virus si sia diffuso per la prima volta nelle scimmie, e poi i vettori l'abbiano trasmesso all'uomo. Le zanzare trasmettono il virus anche per via verticale, alle proprie progenie.



TRATTAMENTI



Attualmente l'unico modo per ridurre i casi di febbre dengue è quello di evitare il contatto con il vettore e controllare la popolazione delle zanzare, modificando il loro habitat e utilizzando larvicidi. E' in corso un programma specifico di pulizia per eliminare bottiglie, copertoni e lattine dall'ambiente (oggetti che ricreano un habitat ideale per la proliferazione dei vettori), così da limitare i possibili luoghi di crescita del vettore.



LA DIAGNOSI



La diagnosi si basa sulla ricerca di IgM anti-dengue, come indice di una recente infezione; inoltre viene utilizzata la PCR per rilevare la presenza del virus nel siero dei pazienti. Esistono alcune terapie antivirali che possono essere efficaci solo se eseguite nelle prime fasi della malattia.



RICERCA E SVILUPPO



Sono in corso alcuni studi per sviluppare larvicidi non tossici per l'uomo, da utilizzare nell'acqua.



Sono in corso di sperimentazione sei vaccini virali vivi attenuati, che dovrebbero proteggere la popolazione da tutti i sierotipi mantenendo a lungo elevato il titolo anticorpale. Alcuni risultati di una sperimentazione durata quattro anni hanno rivelato che uno dei vaccini attenuati conferisce protezione dalla febbre dengue e non conduce a DHF.



Esiste un sistema globale di rilevazione di dati epidemiologici e di sorveglianza alle mutazioni dei virus; questo programma, chiamato DengueNet, facilita la realizzazione di nuovi metodi di controllo contro la trasmissione della patologia. I dati epidemiologici e di laboratorio sono raccolti da diverse istituzioni, che riordinano i risultati in modo eterogeneo; sul sito sono presenti statistiche dal 1955 al 2001.



Occorre sviluppare nuove strategie di diagnosi della malattia; un test con target la proteina non strutturale NS1 è già in via di studio.




Il Ministero della Salute Pubblica dell’Uruguay

oltre alla massiccia opera di fumigazione 

ha attivato per ogni evenienza 

il numero 0800 4444 e 

il sito http://dengue.msp.gub.uy/



mercoledì 13 dicembre 2006

Il mistero s'infittisce (2)

Non avendo ancora sviluppato il potere dell'ubiquità ho formalmente rinunciato al master in giornalismo in cui ero riuscito ad entrare dopo tre giorni di fuoco.


Ma dal Sudamerica - anche se c'è il fuso orario di cinque ore - non riuscirei ad arrivare ogni mattina alle 8...


Sono aspirante giornalista ma non mi chiamo mica Clark Kent! Babbìo a parte: a Palermo i docenti sono di ottimo livello, i colleghi professionali con quella buona dose di ironia che non guasta mai. Il direttore Natale Conti è un galantuomo e cosa buona e giusta si arriva a completare il praticantato in ottima compagnia.


Sia che capitiate nella classe A che nella classe B vivrete due anni belli pieni.


Master in giornalismo a Palermo


Riaperti i termini di iscrizione per formare la graduatoria allo scopo di coprire due posti vacanti [uno è il mio, l'altro di una ragazza che è riuscita ad entrare alla SISSIS, n.d.R.] dei 30 in tutto previsti dalla prima edizione del master di primo livello della Scuola di giornalismo "Mario Francese" dell'Università degli studi di Palermo per gli a.a. 2006/2007. Le domande andranno presentate entro il 12 gennaio 2007.



Per le norme di ammissione si fa riferimento agli articoli 6 e 7 del bando di concorso per titoli ed esami pubblicato lo scorso luglio. Alle selezioni per il master, che avrà una durata di due anni, possono partecipare i candidati in possesso di laurea di I e II livello o di vecchio ordinamento. Attivato presso la Scuola di giornalismo “Mario Francese” della Facoltà di Scienze della Formazione, coordinamento dei Corsi di laurea in Scienze della comunicazione, il master è in convenzione con il Consiglio Nazionale dell’ordine dei giornalisti e l’Ordine dei giornalisti di Sicilia.



Il modulo di ammissione alla selezione può essere scaricato su http://www.unipa.it/segunipa, oppure ritirato presso l’Ufficio Master – Edificio 3 e presentato esclusivamente agli sportelli del Banco di Sicilia (ad eccezione dell’Agenzia 33 – Parco d’ Orleans). Tutti i moduli necessari per la domanda di partecipazione al concorso sono disponibili presso l’Ufficio Masters Universitari Settore Post-Lauream, Viale delle Scienze, 90128 Palermo. All’interno del Master viene effettuato il praticantato necessario per sostenere l’ esame di Stato per l’ammissione all’elenco professionisti dell’Ordine dei giornalisti. I partecipanti al Master usufruiranno dell’indennità di presenza prevista dalla normativa regionale relativa alla parte del corso svolta in aula. Gli iscritti sono tenuti alla frequenza di tutti i corsi e alla partecipazione quotidiana al praticantato e agli stage, secondo il regolamento della Scuola e le direttive dei suoi organi, tra cui il direttore del Laboratorio e delle testate. Il Coordinamento del Master è affidato al professore Antonio La Spina, direttore della scuola "Mario Francese", che curerà la supervisione e l’organizzazione dei diversi moduli di insegnamento che costituiscono il curriculum formativo del Master. Il Responsabile del Procedimento è la signora Facciolà Ornella dell’Ufficio Master Settore Post- Lauream, Viale delle Scienze - 90128 Palermo, tel. 091-6657280.



La domanda di ammissione al concorso, indirizzata al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, redatta su apposito modulo debitamente compilato, deve essere presentata o fatta pervenire all’ Ufficio Master Settore Post- Lauream, Viale delle Scienze 90128 Palermo, entro e non oltre le ore 13: 00 del 12 gennaio 2007 pena l’ esclusione dal concorso. Non fa fede il timbro postale e la data di spedizione, ma solo quella di ricezione apposta dal protocollo dell’ Università degli Studi di Palermo. Il costo del master è di € 6.000,00 (di cui € 52,00 = diritti di segreteria) da pagarsi attraverso le seguenti modalità: I rata € 3.000,00 (da pagarsi all’ atto dell’immatricolazione); II rata € 3.000,00 (da pagarsi all’atto dell’iscrizione al 2° anno); mediante bonifico bancario in favore di: Università degli Studi di Palermo – Banco di Sicilia S.P.A. Filiale 100 – S.C.T. c/o Palermo – C/C: 671 – ABI: 01020 – CAB: 04663 – CIN: Q.



L’ammissione al Master avverrà a seguito di valutazione dei titoli presentati dai candidati da parte di una Commissione esaminatrice designata dal Comitato Ordinatore, costituita da docenti universitari, esperti e giornalisti, tra i quali i rappresentanti dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia e del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, secondo quanto previsto dal “Quadro di indirizzi per il riconoscimento delle strutture di formazione al giornalismo” del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti (17 aprile 2002 e successive modifiche del 21 giugno 2005).



Le selezioni si svolgono in due fasi: nella prima fase vengono valutati i titoli presentati e il risultato delle prove scritte. La valutazione dei titoli da parte della Commissione (per un massimo di 20 punti complessivi) prende in considerazione: diploma di laurea; collaborazioni giornalistiche.



Le prove scritte (per un massimo di 50 punti complessivi) consistono in: test di cultura generale mediante quiz a risposta (max 10 punti); elaborazione di un articolo sulla base di materiale di attualità, il cui argomento viene scelto dal candidato tra quelli indicati dalla Commissione esaminatrice (max 20 punti); sintesi di un articolo o testo di agenzia in un massimo di 15 righe (max 20 punti). Il candidato che consegue un punteggio inferiore ai 6/10 nella prima prova non viene ammesso alle prove successive. Il candidato che ottiene meno di 12/20 in una delle prime due prove non viene ammesso all’orale.




Al termine della prima fase viene stilata una graduatoria che tiene conto tanto della valutazione dei titoli quanto dei risultati delle prove scritte. I primi 45 classificati vengono ammessi a sostenere la seconda fase delle selezioni. La seconda fase (per un massimo di 30 punti complessivi) consiste in: colloquio individuale vertente su argomenti e problematiche di attualità, nonché su elementi basilari di storia, di cultura, di materie economiche e giuridico– costituzionali (max 20 punti); test di accertamento del livello di conoscenza della lingua inglese (max 10 punti). Al termine della seconda fase viene stilata la graduatoria finale. In caso di parità, sarà prescelto il candidato più giovane.

martedì 12 dicembre 2006

Montevideo, de Jorge Luis Borges

       

    Resbalo por tu tarde como el cansancio por la piedad de un declive.

    La noche nueva es como un ala sobre tus azoteas.

    Eres el Buenos Aires que tuvimos, el que en los años se alejó quietamente.

    Eres nuestra y fiestera, como la estrella que duplican las aguas.

    Puerta falsa en el tiempo, tus calles miran al pasado más leve.

    Claror de donde la mañana nos llega, sobre las dulces aguas turbias.

    Antes de iluminar mi celosía tu bajo sol bienaventura tus quintas.

    Ciudad que se oye como un verso.

    Calles con luz de patio.



Scivolo per la tua sera come la stanchezza per la pietà di un declivio.

La notte nuova è come un'ala sopra i tuoi terrazzi.

Sei la Buenos Aires che avemmo , quella che negli anni si allontanò, quietamente.

Sei nostra e festosa, come la stella che le acque raddoppiano.

Porta finta nel tempo, le tue strade guardano il passato più lieve.

Chiarore da dove ci arriva il mattino, sopra le dolci acque torbide.

Prima di illuminare la mia persiana, il tuo basso sole rende felici le tue ville.

Città che si ascolta come un verso.

Strade con luce di patio.

giovedì 23 novembre 2006

Novantazeroundici.it: Bagheria on line







“Novantazeroundici.it”, notizie da Bagheria: nasce con questo nome nella cittadina palermitana un notiziario on-line (sul sito www.90011.it) che intende «raccontare la realtà in maniera puntuale, senza condizionamenti né peli sulla lingua».



Direttore responsabile della neonata testata (al momento in attesa di registrazione) è Giusto Ricupati.



La redazione si occuperà di informazione a trecentosessanta gradi partendo da Bagheria ma con un occhio alle notizie dal mondo.



Tutti gli articoli pubblicati sono aperti ai commenti del pubblico e liberamente riproducibili.





(fonte Balarm)

domenica 5 novembre 2006

"Tutto in Sud America parla italiano"

USA. Domenico Porpiglia: un inviato speciale che ha a cuore la “gente d’Italia”.

di Antonella Parmentola

fonte: La Mescolanza



Domenico Porpiglia, 61 anni, è direttore de “La Gente d’Italia”, quotidiano che fonda nel 2000. Conosce profondamente il continente americano, da nord a sud, perché, per 35 anni, è stato “inviato speciale” del Mattino. Sulla variegata situazione degli italiani all’estero dice che “dovremmo cominciare a capire che nell’altra Italia c’è un pezzo di noi che ha bisogno di tutto”.

 

Da quanto tempo vive all’estero?

“Da sette anni”.



Per quale motivo ha deciso di trasferirsi?

“Perché già mi recavo negli Usa e nei Carabi in media quattro volte l’anno”.




E così…?

“Sono andato via dal “Mattino”, dopo 35 anni di “inviato speciale” in giro per il mondo: avevo casa a Miami ho pensato bene di trasferirmi definitivamente in Florida”.



Come è arrivato alla direzione del suo giornale?

“L’ho fondato io”.



Perché ha sentito la necessità di fondare un giornale in lingua italiana?

“Mi sono reso conto che gli italiani all’estero avevano bisogno di un giornale, di notizie fresche dall’Italia e soprattutto di commenti ed opinioni di giornalisti italiani veri. Mi spiego: la maggior parte dei mezzi di comunicazione presenti all’estero si regge sul sacrificio e l’abnegazione di giornalisti improvvisati, a parte pochi professionisti. Il segreto del successo di “Gente d’Italia” è proprio questo. Quando i lettori comprano il giornale sul quale scrivono Cucci e Tosatti per lo Sport, Ghirelli e Caretto per la Politica, Torchia per le Inchieste, Guiglia per il Sud America, senza dimenticare le opinioni di Luca Giurato, Arturo Diaconale, Gianni Perrelli, colleghi bravissimi e conosciutissimi, tutto diventa più facile. Ora bisognerà espandersi soprattutto in Sud America, dove siamo solo noi sul mercato”.



Quella del direttore è sempre stata una sua ambizione o un giorno le è capitato che…?

“A dire il vero sono stato costretto. Non l’ho voluto fare dove lavoravo…”.



Quale altro lavoro avrebbe voluto fare?

“Quello che ho sempre fatto, il giornalista”.



Di sicuro, dopo le ultime elezioni, la curiosità sugli italiani all’estero è cresciuta. A suo parere, cosa sarebbe necessario sapere degli “altri italiani” che invece non si sa?

“Per esempio, cosa pensano, realmente, del voto all’estero e se a loro servirà…Gli italiani che vivono fuori dall’Italia si dividono in due grandi categorie, quelli che hanno fatto fortuna e che se la passano, come dire, benino, e quelli che, invece, per varie vicissitudini, in Argentina, Uruguay e Venezuela si sono trovati, da un giorno all’altro, a dover vivere in condizioni quasi subumane, senza uno straccio di pensione, senza assistenza sanitaria e con pochi mezzi di sostentamento. Ecco, dovremmo cominciare a capire che nell’altra Italia c’è un pezzo di noi che ha bisogno di tutto. Il voto all’estero ed i primi rappresentanti italiani scaturiti dalle ultime elezioni dovranno prima di tutto cercare di colmare  questa grave lacuna. Hanno a disposizione poco tempo, però, perché se non si faranno sentire in Parlamento difficilmente questi poveri connazionali riandranno a votare. Diranno “a cosa serve se non cambia nulla?”.



Quale è stato il periodo più difficile da affrontare?

“I primi quattro anni”.



Perché?

“Perché fare i giornalisti non significa fare gli editori e ti trovi da un momento all’altro ad improvvisarti capo dell’ufficio vendite, capo della distribuzione, capo del marketing, e poi la concorrenza. Non dimentichiamo che, per esempio, sbarcando a New York dove già da anni esiste un altro quotidiano, non sei certo visto bene…

Allora devi imparare i trucchi del mestiere, mandare il tuo uomo nelle edicole a magnificare il tuo giornale, ma, soprattutto, devi convincere, nel caso specifico, il capo della diffusione del “New York Times”, che il tuo è un buon prodotto. E ci vogliono mesi, anni… Poi devi ridurre i prezzi: noi vendiamo il giornale a 50 centesimi tutti i giorni e il venerdì a un dollaro, per attirare il lettore… E ancora le scorrettezze, le maldicenze, di chi non ti vuole sul mercato. Così per alcuni sei un fogliaccio della destra, per altri sei il portavoce della sinistra. Questo ci riempie di gioia perché significa che fai un buon giornale, pulito ed aperto a tutti… E’ dura e non è ancora finita”.



Come descriverebbe la comunità italiana di oggi?

“Vecchia, poco attenta ai fatti italiani, perché nessuno si è mai interessato a loro”.



Come è mutata negli ultimi anni? Quali sono stati i cambiamenti più eclatanti? Quali invece sono le costanti?

“Si è integrata perfettamente. Parlo delle nuove generazioni. Loro, i “vecchi” sono ancora legati all’Italia di una volta”.



Come valuta, nel complesso, il risultato delle ultime elezioni? E cosa, nella pratica, gli italiani si aspettano dal nuovo governo?

“Credo che ci sia stato un equilibrato pareggio, cioè metà centrodestra e metà centrosinistra. Si aspettano un maggiore coinvolgimento, che a mio parere non avverrà mai. Sono società diverse, vite diverse, salvo a fare una cosa importante: esportare cultura, lingua italiana, informazione”.



Per sfatare i luoghi comuni sugli italiani all’estero, “mafia-pizza-spaghetti”, tanto per dirne qualcuno, quale è il rapporto degli italiani con:

-          gastronomia: “Ottimo, i prodotti italiani veri vanno a ruba”.

-          moda: “Troppo cara, per molti”.

-          cultura/storia: “Ne vedono poca…scarsi i mezzi a disposizione degli Istituti di cultura e soprattutto televisione inesistente (Rai International è da rivedere, servono più soldi e programmi ad hoc, soprattutto informazione).

-          politica: “Ancora legata a stereotipi. La lontananza aumenta questo tipo di disinformazione”.

-          sport: “Solo il calcio tira, ma…”




Ma?

“Non essendo il nostro un giornale sportivo non possiamo certo uscire ogni giorno con due pagine di sport, quindi va bene così…”.



E le nuove generazioni, come (e se) manifestano il loro essere italiani?

“A scuola o nelle università, per il resto sono integratissimi nella cultura locale”.



Cosa risponde a chi sostiene che per la cittadinanza italiana sia necessario conoscere almeno l’italiano?

“Che, forse, ha ragione”.



Quale è, oggi, il ruolo dei giornali italiani editi all’estero?

“Dovrebbero informare, invece sono più orientati alla “gazzetta locale”, che serve, ma non deve costituire la maggioranza delle notizie”.



Infine, quale valore aggiunto hanno apportato le comunità italiane nelle società nelle quali si sono insediate?

“Dipende. In Nord America tanto, dalla cultura alla moda, dalla tecnologia alla musica, alla gastronomia…Nel Sud America, lo spirito di sacrificio è stato anche maggiore, consacrato soprattutto all’agricoltura, all’allevamento, alle grandi opere edili, ai ponti, alle strade, ai teatri: tutto in Sud America parla italiano. Da tempo anche la viticoltura è nelle mani dei nostri connazionali. Ottimi vini vanno in giro per il mondo, e poi la lingua…in Uruguay anche i parlamentari vanno a scuola d’italiano…”.



Anagrafica giornale

-          nome testata: “La Gente d’Italia”

-          anno di nascita: 2000

-          luogo di pubblicazione: America del Nord e del Sud

-          periodicità: quotidiano

-          direttore: Domenico Porpiglia

-         editore: Porps international

-          numero di copie: circa 30mila



Anagrafica direttore

-          nome: Domenico Porpiglia

-          luogo di nascita: Napoli

-          età: 61

-          stato civile: coniugato

-          anno in cui si è trasferito all’estero: 1997

-          anno di inizio direzione: 2000

giovedì 2 novembre 2006

I cinesi dell'informazione

di Andrea Cottone







Quando il Giornale di Sicilia è uscito nelle edicole durante gli ultimi scioperi della stampa, a causa del mancato rinnovo contrattuale, ha messo a nudo tutta una realtà che vi sta dietro.



Chi ha fatto il giornale? Il comitato di redazione aveva parzialmente aderito allo sciopero e durante un’assemblea allargata si è consumato uno scontro tra direzione e organi di rappresentanza: sindacati e Ordine dei giornalisti.



Tutto ciò va letto inquadrando l’episodio all’interno della polemica tra giornalisti ed editori. I motivi della contrapposizione sono nella domanda dei giornalisti del pieno riconoscimento dei free lance e di altre misure volte ad adeguare la professione al mutato mercato del lavoro. Gli editori mirano a salvaguardare le loro prerogative di ricorso al lavoro precario da cui traggono non pochi vantaggi. E in questo scenario il Giornale di Sicilia ha messo a segno un colpo. Un chiaro segnale di una politica editoriale votata più al lato commerciale che a quello giornalistico, ponendo il profitto dinnanzi alla qualità di un prodotto informativo, di opinione pubblica che, in questo senso, è anche di tutti. I cinesi Per collaborare con il Giornale di Sicilia è necessaria una presentazione. Attenzione non una raccomandazione, una semplice segnalazione al caposervizio, di qualcuno all’interno o in collegamento col giornale. Vengono specificate chiaramente le scarse prospettive ed è detto chiaramente che non c’è alcuna speranza di assunzione. Così si comincia a essere collaboratori esterni, con una ferma raccomandazione, quella di non mettere, quasi o nulla, piede in redazione. Ma non è sempre stato così. Questa avvertenza è stata dettata solo dal momento in cui al Giornale di Sicilia sono arrivate vertenze sindacali proprio da parte di loro collaboratori, vertenze che hanno sempre portato a un riconoscimento per il giornalista. La crescente domanda di giovani che volevano entrare a far parte del mondo giornalistico ha dato la possibilità di fare riferimento a questo serbatoio di collaboratori esterni.



Giovani per lo più senza esperienza, manodopera a basso costo e a scarsa tutela sindacale. Questi venivano impiegati, di fatto, come veri e propri dipendenti. A parte una prima ’selezione naturale’, i più attivi erano impegnati per un tempo complessivo anche di otto o nove ore al giorno e settimanalmente si davano i turni per rispondere alle telefonate dei lettori. Tutto questo per il pagamento di un euro per una ’breve’ e tre euro per un articolo. In media, per i più attivi, 150-180 euro al mese. La presenza di questi collaboratori ha generato il problema di come giustificarli di fronte a degli ispettori del lavoro. Per questa ragione è stata creata una sede distaccata in via Cavour dove i giovani contribuivano a scrivere le pagine del giornale. Ma quando sono cominciate ad arrivare le vertenze questa sede è stata chiusa e gente che per due anni aveva lavorato ogni giorno ha perso il suo punto di riferimento. Quindi si è provveduto a diminuire drasticamente la loro presenza in redazione e a gestire il lavoro utilizzando la posta elettronica. Questo a discapito dell’unico fattore che, in tutti i riscontri, i ’cinesi’ hanno indicato positivamente: l’esperienza di lavoro di redazione e la partecipazione alla composizione del giornale. C’è un numero di contratti a termine a cui alla fine accede chi ha dimostrato quasi devozione al giornale e alcuni di questi contratti trovano anche un seguito.



I precari La strategia commerciale dell’editore mira ad abbattere i costi fissi ricorrendo al mercato del lavoro precario per la maggior parte del personale nelle sedi centrali e periferiche. L’uso dei contratti a tempo determinato è caratterizzato da un ciclo. Variano da quindici giorni a periodi anche più lunghi, e sono seguiti o intramezzati, da periodi di ’fermo biologico’. Questo modo di operare tutela l’editore da eventuali rivalse di lavoratori che rivendichino l’assunzione per la continuità nella prestazione d’opera. Così come penalizza il giornalista sul versante personale, come tutti i lavoratori precari, e sul versante professionale. Altro strumento utilizzato è quello dei contratti di praticantato a termine. Questa forma di contratto porta all’editore il vantaggio di un contratto meno oneroso sia come retribuzione che come contributi da versare. All’interrompersi dei contratti di praticantato a termine, a tutela del giornalista praticante interviene l’Inpgi, l’ente pensionistico dei giornalisti, che versa un’indennità di disoccupazione giornaliera. E così via alternando assunzioni a periodi di fermo biologico, all’Inpgi veniva scaricato l’onere degli ammortizzatori sociali.



Il praticantato è richiesto dalla legge per diventare Giornalisti professionisti. Esso deve essere svolto in una testata giornalistica riconosciuta, per un periodo non inferiore a diciotto mesi continuativi. Per questa ragione questi contratti non sono riconosciuti dall’Ordine dei giornalisti se la durata è inferiore ai diciotto mesi (delibera del Consiglio nazionale 16-17 marzo 1988 e 12 luglio 1991, nda).



Non a caso, su mandato della procura, la Guardia di Finanza è andata ad acquisire documenti di indagini autonome dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Franco Nicastro, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, ha dichiarato all’Isola Possibile: «È chiaro che la condizione che emerge è quella di una ridotta capacità contrattuale da parte di chi non ha un rapporto certo con l’azienda editoriale. Ma questo è un problema che investe anche i lettori. Un giornalista non garantito è meno libero. È una questione che riguarda qualità dell’informazione e autonomia della professione. La libertà di stampa è una parte importante della democrazia e la sua autonomia è la colonna portante del sistema democratico».



Il condirettore del Giornale di Sicilia Giovanni Pepi, chiamato in causa dall’Isola Possibile, non ha risposto all’invito. Tutto ciò accade in una regione dove vige un solido duopolio pacifico costituito dal Giornale di Sicilia e da La Sicilia, che si sono spartiti il mercato partendo dai loro centri: Palermo e Catania. La mancanza di concorrenza nel giornalismo equivale a una fattiva mancanza di pluralismo. Un mercato praticamente monopolistico, in cui non è garantita l’autonomia dei giornalisti, può solo portare al controllo dell’informazione e questo ha ancora più significato in una regione che ha raccolto più morti delle altre nel giornalismo militante e civile. Ci sono tante cose che devono essere raccontate della Sicilia e ci sono i giornalisti per farlo, basta metterli nella condizione di farlo. Il progresso civile dell’Isola non può prescindere da queste figure di riferimento. Questo scenario è privo dei contributi dei cinesi delle testate radiotelevisive e delle agenzie di stampa, ma questa è un’altra storia.




fonte: L'Isola Possibile, maggio 2006