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martedì 27 marzo 2007

Andateve via...


Che ci fate ancora qui?




Cabaret BisanzioAndate al Cabaret Bisanzio, fondato nel lontano 2007...


Con o senza costume di piume, si esibiscono sul palcoscenico di Cabaret Bisanzio gli artisti:


Stefano Antonelli, Daniele Billitteri, Filippo Bologna, Roberto Chilosi, Wilmer Comin, Marco Di Porto, Vins Gallico, Edo Grandinetti, Luca Guerneri, Davide Guido, Nicolò La Rocca, Rossella Messina, Antonio Pagliaro, Angelo Petrella, Elisabetta Rubicone, Sauro Sandroni, Giorgio Tesen, Manuela Vittorelli.


Cabaret Bisanzio è un blog multiautore. Ogni cabarettista si esibisce sul palcoscenico senza che un regista o una redazione approvi. Anche perché Cabaret Bisanzio non ha un regista né una redazione.


Si accede al palcoscenico di Cabaret Bisanzio solo su invito diretto.

L’ingresso in sala è libero fino a esaurimento posti.

martedì 20 marzo 2007

Il grande g1ga (1/3)

Prima di iniziare con le monografie, g1ga merita almeno tre puntate.

Iniziamo dalla preistoria, un'intervista di ben quattro anni fa




[...] Luigi ha smanettato sui computer dagli albori dell'informatica. Lui stesso ha dichiarato con passione: "Io sono il prodotto delle mie passioni. E di come le vivo. Mi piace la mia donna, e la vivo al massimo assoluto. Mi piace il calcio, e lo gioco al massimo, anche se non finirò mai in serie A. Mi piace la chitarra ma, ahimè, nonostante io la suoni al massimo sono lontano anni luce dall'essere un bravo chitarrista. Infine, mi piace il design in tutte le sue forme, ma ho deciso di soffermarmi proprio sul <web>design perché sento che è e sarà in grado di offrirmi stimoli sempre nuovi.

Nasco a Palermo nel '79, vivo in provincia, dopo aver fatto lo scientifico a Bagheria adesso studio all'università di Palermo, ma questo non c'entra...

Se sono qui adesso, davanti a questo monitor, è perché quel giorno mio padre decise di portare in casa un Commodore 64 con tanto di Philips 13" monocromatico a fosfori verdi. E fu subito amore.".



***


d. Dearest Giga, che cos’è la bacheca sportiva?



r. In principio la bacheca sportiva fu una intera parete della 3ª C del liceo scientifico [di Bagheria, n.d.r] rimpinzata di immagini e pezzi sacri dello sport, dalla foto della nazionale di pallavolo, alla foto originale di Roberto Baggio scattata alla Favorita di Palermo.

La forza di questa prima bacheca consisteva nel fatto che i professori entravano in classe, avevano una specie di shock nel guardare quella parete e poi non dicevano niente.

Esatto, non dicevano niente quasi come se avessero paura di fare la classica domanda: «Ragazzi, ma cosa diavolo è quella cosa lì???».

Ebbene, io credo che avessero proprio paura perché la bacheca era già in grado di comunicare da sé cosa in realtà fosse. Un simbolo. Un simbolo di libertà creativa.

Ed è ovvio che una delle cose di cui non bisogna privare i giovani è la libertà creativa. Nella sua seconda fase la bacheca si trasformò in un settimanale sportivo in formato giornalino di classe. Una sorta di gazzetta fatta in casa con tanto di editoriale sul campionato di calcio e pagelle delle già mitiche partitelle fratricide tra compagni. In più, articoli sul tennis a Pallavicino e perfino cenni sul Badminton a Belmonte Mezzagno. Ricordo che quelle pagine venivano puntualmente sfogliate da ogni componente della classe nessuno escluso. Praticamente un successo.

Poi venne la crisi. Quinto anno, esami di maturità, la sciocca paura soffocò la libertà e la bacheca scomparve. Né parete, né giornalino, né niente. Scomparsa. Rimasta però intrappolata nelle nostre menti pronta a riesplodere con più vigore di prima. Mancava soltanto lo stimolo. E lo stimolo fu proprio Internet. O meglio, il fatto che appena mi avvicinai ad essa la rete mi risucchiò completamente. Ormai sono un internettiano di Webdesigners City in vacanza in Sicilia, con una tremenda nostalgia di casa. Appena posso faccio una telefonata.



d. La mitica arancione ha subito numerosi restyling segno inequivocabile della tua crescita personale, oggi tu sei un quotato webdez, dicci la tua sull’evoluzione della rete, e abbozza un’estetica del web.



r. La rete si sta evolvendo malissimo. E non mi riferisco solo al fatto che il 90% dei siti sono brutti graficamente (perché sappiate che lo sono). Parlo invece del fatto che qualcuno sta cercando di fare diventare la rete una versione riveduta e per niente corretta della televisione. Ovvero, come accade in televisione, ormai anche su Internet la percentuale dei contenuti inutili e dannosi ha raggiunto un livello di emergenza. E non sono neanche molto propenso a pensare che questa tendenza si possa invertire. Credo che "estetica" sia un concetto universale. Di conseguenza un'estetica del web è l'estetica applicata al web.



 d. la bacheca oggi ha raggiunto una possibilità di interazione in tempo reale che la rende realmente una “bacheca”, anche se parlare di realtà in questo contesto ha dell’assurdo…



r. Dipende da come si definisce la realtà. Per me la realtà è ciò che vedo, ciò che sento e ciò che tocco. Quindi la bacheca può essere una realtà.



 d. la prima bacheca e le successive versioni invece tendevano a stressare l’elemento d’impatto grafico...



r. Questo perché la bacheca versione web è stata il mio piccolo laboratorio sperimentale dove ogni tanto qualche reazione sbagliata mandava tutto in frantumi... A poco a poco ho imparato a dosare bene gli elementi tanto che la cosa mi piaceva sempre di più e allora ho deciso di diventare un "quotato" webdez... Io so già di esserlo da un pezzo, quindi il mio principale obiettivo è farlo capire a quante più persone possibili.



 d. Tu ami (certo dopo l’amore per la tua laureanda Linda...) e apprezzi le nuove tecnologie, dalla tua postazione come vedi le prossime tappe dei siti internet? Si stabilizzerà una struttura scarna ed essenziale o con il diffondersi della banda larga si rigiocherà sull’effetto spiazzante?



Credo che l’avvento della banda larga non sia necessariamente una spinta per l’evoluzione del webdesign. Cioè, con la banda larga riesci a caricare prima i siti, sia quelli belli che quelli brutti. Certo, forse quelle persone che adesso non sono disposte ad aspettare per vedere un bel sito, finalmente quel sito lo vedranno. E allora si diffonderà un po’ più la cultura del webdez. Ma non ci credo più di tanto. Se ti sei collegato per scaricare le suonerie è probabile che continui ad importarti poco del design. Visto che adesso puoi scaricarti contemporanemaente molte più suonerie ed mp3.



Infine, se è fatto con criterio, mi piace sia il sito con una struttura scarna ed essenziale che quello con l’effetto spiazzante. Quindi non necessariamente c’è dicotomia. Anzi, credo proprio che non mi piacerebbe una internet ad unica tinta. Meglio colorata. Ma non troppo.



d. Parlaci pure dei tuoi personali successi…




Vuoi davvero che ti parli ancora della bacheca?

giovedì 2 novembre 2006

La psichiatria nei mezzi di comunicazione

di Cristiano M. Gaston 

“Depressione” è un termine ormai di uso corrente, tanto corrente quanto impreciso è diventato il suo alone semantico. Un “googling” improvvisato e privo di ogni presunzione sociologica ci permette di trovare oltre tre milioni di pagine web in italiano che contengono la parola “depressione”, contro un milione e settecentomila che contengono “tristezza” (la prima dell’elenco, neanche a farlo apposta, riporta: “la depressione come forma della tristezza” - e ci risiamo). Come detto, questa indagine svolta dal salotto di casa non dimostra nulla; eppure, tornano i conti con la sensazione diffusa che nessuno si senta più banalmente triste, quando ha la possibilità di definirsi depresso.


Se fino a trent’anni fa chiedevamo conto ai poeti della nostra tristezza, oggi devono risponderci gli psichiatri, i quali generosamente non si sottraggono alla domanda e ci illustrano da trasmissioni, libri e rubriche cosa la depressione sia e come liberarcene. Lodevole il tentativo di rasserenare gli animi inquieti della società, però urge anche una riflessione sui rapporti fra società civile, mezzi di comunicazione e tematiche psicologiche. Queste ultime hanno infatti una presa formidabile sull’immaginario collettivo e, nel momento in cui propongono chiavi di lettura (seppur con le migliori intenzioni) non si può ignorare che lavorino anche come suggestioni potentissime e - se non ben identificate - in gran parte inconsce.


L’età dell’innocenza prefreudiana è ormai svanita: l’inconscio è nozione comune. La prima conseguenza di questo fatto è che i meccanismi di difesa (ovvero le strategie che l’Io predispone per non sperimentare l’ansia conflittuale, depistandola e permettendole di evadere dalla coscienza) sono cambiati: l’Io deve trovare vie più sottili per evitare l’ansia, perché la nostra cultura ne smaschera i meccanismi in partenza. Ad esempio: lo svenimento in pubblico (il classico “deliquio”) è un pessimo sistema per uscire da una situazione conflittuale, non funziona più. Lo stesso si dica della paralisi degli arti inferiori: non è più un modo per “non andare da qualche parte” e ricevere mille attenzioni, si viene scoperti subito. Quel che è peggio, è che si viene scoperti innanzitutto da se stessi: se prima bastava sfuggire alle maglie del censore sociale, il censore di oggi è quasi completamente interiorizzato. continua sul sito di Asterione