Il motivo lo capirete da soli, non si può continuare tutta la vita ad arroccarsi sul medesimo punto di vista, sarebbe una vita triste, una vita monca, una non-vita.
Quello che m'ha portato qui è stato un percorso lungo, non sono mancati scoramenti e dubbi (il dubbio è uno dei nomi dell'intelligenza diceva Borges), ma la certezza era una sola, lampante: questo non luogo non mi rappresentava più. Se ne parlava anche con l'amico coniglione... Milioni di spunti dannatamente buoni si perdono, preferiscono prendere la strada dei mille rivoletti piuttosto che andare a ingrossare un'unico flusso. E non è sempre un male.
La fatica m'ha fatto da bastone, com'è giusto che sia in tutte le ricerche degne della maiuscola. Questa ricerca è ineluttabilmente destinata a continuare sino alla fine degli anni che passerò sotto la nostra stella gialla. Ho scelto di mandare in pensione i dicotomici furori perché le sfumature m'hanno finalmente trovato e rapito, tutte le potenzialità si nascondevano in mezzo a loro.
Cercavo di trovare un punto d'appoggio, una corda a cui attaccare l'ancora e la soluzione era sotto gli occhi di tutti, lì, come la busta della Lettera Rubata. Ho preso tutto l'acume che m'hanno donato i miei sbagli e ho deciso di saltare, non lo so che m'aspetta fuori dal mio stagno, fuori dallo steccato della mitografia dicotomica in cui m'ero rinchiuso. So solo che ho pianto al funerale dell'uomo che dedica tutta la vita alle sue storie, il protagonista di Big Fish, il film manifesto di tutti noi che stiamo scrivendo. Ecco, finiamola pure con tutta sta paura di usare il nostro verbo-destino: noi scriviamo, sappiamo benissimo perché non possiamo evitarlo.
La scrittura ci ha messo nei guai più di una volta ma molti di più sono stati i momenti in cui ci ha salvato, e abbiamo iniziato a scrivere per un debito di riconoscenza, perché mentre aprivamo i libri, quei rettangoli di parole e speranze aprivano noi. Non ci hanno scagliato in un mondo lontano, se avessero anche tentato di farlo meriterebbo davvero il rogo. Un libro deve essere una porta per una realtà più densa. E cercando un libro mi sono ritrovato, è successo davvero, Maria l'ho ri-conosciuta in mezzo ai libri della Feltrinelli, lì in mezzo alle pagine ancora chiuse tra la prima e la quarta di copertina. Questo weblog diventa uno strumento, un mezzo utile e chissà forse ormai indispensabile per capire meglio quello che la letteratura ditta dentro che poi sarebbe anche il titolo della tesi della specialistica.
Perché è vero: la letteratura ditta dentro, esattamente come diceva Dante per l'Amore. Il tosco aveva già capito tutto, come sempre.
ho pubblicizzato questo post e questo posto, contento?
RispondiEliminaancora auguri ed a presto
grazie, Guido. Di cuore.
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