Io ho un'idea precisa di che cos'è l'arte, tutta l'arte: un fatto comunicativo che avviene tramite modalità estetiche. Vale a dire: un "messaggio" che passa attraverso un qualcosa la cui "forma" è realizzata con una riflessione e un impegno che tengono ben presente una idea di bellezza. Questo non solo per l'arte figurativa, ma anche per la letteratura o il cinema o altre cose. E questo è vero con certezza, per me, almeno fino a inizio Novecento e poi molto spesso anche durante il Novecento.
«È vero che la polemica è vecchia come il cucco, e che c'è più da imparare dal verificare come equivoci e posizioni intenibili si ripetano, che non da sperare di poter aggiungere nulla di sensato ...
Mi succede continuamente di vedere, per esempio da parte di musicisti, ma anche ad es. registi, entusiasmi incredibili nel ripetere posizioni pseudo- o post-romantiche, o appunto invece tentativi più o meno semiologici, che a conti fatti non mi sembrano poi tanto più aggiornati dei primi.
Io osserverei solo due cose: in primo luogo, chiaramente ogni definizione finisce per trasformarsi in una teoria, o un impianto prescrittivo, e quindi qualcosa di legittimo per il singolo caso (per quanto spesso anche lì riduttivo) ma del tutto fuori misura se inteso alla lettera come ambito di movimento complessivo dell'arte.
Secondo, e soprattutto: cosa insegna san Garroni, sul fatto che l'arte non è una classe? Mi sembra che il discorso, nel momento stesso in cui stimola alla critica e alla sua relazione con la teoria dell'arte (tanto per accennarti ai temi che sai, da Kant a Baeumler a Garroni appunto) porta a mettere abbastanza risolutamente da parte le faccende definitorie, e gli assi nella manica su cui poi magari esistono biblioteche e controbiblioteche intere».
Mi succede continuamente di vedere, per esempio da parte di musicisti, ma anche ad es. registi, entusiasmi incredibili nel ripetere posizioni pseudo- o post-romantiche, o appunto invece tentativi più o meno semiologici, che a conti fatti non mi sembrano poi tanto più aggiornati dei primi.
Io osserverei solo due cose: in primo luogo, chiaramente ogni definizione finisce per trasformarsi in una teoria, o un impianto prescrittivo, e quindi qualcosa di legittimo per il singolo caso (per quanto spesso anche lì riduttivo) ma del tutto fuori misura se inteso alla lettera come ambito di movimento complessivo dell'arte.
Secondo, e soprattutto: cosa insegna san Garroni, sul fatto che l'arte non è una classe? Mi sembra che il discorso, nel momento stesso in cui stimola alla critica e alla sua relazione con la teoria dell'arte (tanto per accennarti ai temi che sai, da Kant a Baeumler a Garroni appunto) porta a mettere abbastanza risolutamente da parte le faccende definitorie, e gli assi nella manica su cui poi magari esistono biblioteche e controbiblioteche intere».
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